SARS-CoV-2 e terapie di deprivazione di androgeni per cancro della prostata

Malattie correlate all’invecchiamento, Percorsi di prevenzione e cura

Riferimento Bibliografico

Montopoli, M., Zumerle, S., Vettor, R., Rugge, M., Zorzi, M., Catapano, C. V., Carbone, G. M., Cavalli, A., Pagano, F., Ragazzi, E., Prayer-Galetti, T., & Alimonti, A. (2020). Androgen-deprivation therapies for prostate cancer and risk of infection by SARS-CoV-2: a population-based study (N = 4532). Annals of oncology: official journal of the European Society for Medical Oncology, S0923-7534(20)39797-0. Advance online publication. https://doi.org/10.1016/j.annonc.2020.04.479

In sintesi

Uno studio, condotto su oltre 4.500 pazienti maschi di più di 65 anni con infezione SARS-CoV-2 confermata in laboratorio, mostra che i pazienti oncologici corrono un rischio maggiore di essere infettati da SARS-CoV-2 rispetto ai non oncologici. Tuttavia, quelli con carcinoma prostatico sottoposti a terapie di deprivazione androgenica di prima o seconda generazione (ADT) sembrano essere parzialmente protetti dalle infezioni da SARS-CoV-2, a conferma che la diminuzione dei livelli del complesso TMPRSS2 (il bersaglio delle terapie ADT: una serin-proteasi di membrana coinvolta nel tumore prostatico e nelle infezioni virali) ostacola l’ingresso di SARS CoV-2 nella cellula.

Il contesto e il punto di partenza

Nel dicembre 2019, un coronavirus precedentemente sconosciuto (SARS-CoV-2) che causa una grave sindrome respiratoria acuta, è emerso nella città di Wuhan nella provincia di Hubei causando polmonite, insufficienza multiorgano e morte. Il nuovo SARS-CoV-2 si attacca alla membrana cellulare della cellula bersaglio tramite il legame della proteina virale Spike (S), con il recettore ACE2 della cellula bersaglio; la proteina virale S viene attivata grazie al complesso TMPRSS2 che consente la fusione di membrane virali e cellulari. TMPRSS2 è una serin-proteasi di membrana coinvolta in molteplici processi fisiologici e patologici, incluso il cancro e le infezioni virali. TMPRSS2 è altamente espressa nel cancro alla prostata e la sua trascrizione è regolata dal recettore degli androgeni (AR). È stato dimostrato che i recettori degli androgeni regolano l’espressione TMPRSS2 anche in tessuti non prostatici, compreso il polmone. Studi In vitro e in vivo mostrano che la somministrazione di androgeni induce l’espressione di TMPRSS2 nelle cellule epiteliali polmonari umane e che la privazione di androgeni riduce la trascrizione di TMPRSS2. Inoltre, prove in vitro indicano che l’inibizione di TMPRSS2 è un possibile target per prevenire l’infezione da SARS-CoV-2.

Caratteristiche dello studio

Sono stati estratti i dati relativi a 9.280 pazienti con infezione SARS-CoV-2 confermata in laboratorio da 68 ospedali della Regione Veneto. L’età media dei pazienti era di 73 anni per i ricoveri ospedalieri, 67 anni per i ricoveri in terapia intensiva e 81 anni per i pazienti deceduti.
I dettagli dei pazienti con diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 nella regione italiana del Veneto, con o senza cancro, sono stati ottenuti dalle seguenti fonti di dati:
• l’Archivio della Regione Veneto dei soggetti positivi per COVID-19, aggiornato il 1° aprile 2020;
• il Tumor Registry Archive;
• la Commissione tecnica regionale per i medicinali.
Lo scopo primario dello studio è stato valutare la frequenza dell’infezione da SARS-CoV-2 in:
• pazienti affetti da cancro;
• pazienti affetti da cancro alla prostata;
• pazienti affetti da carcinoma prostatico in terapia con o senza ADT,
per valutare la gravità dell’infezione da SARS-CoV-2 in tali categorie basate sui pazienti ricoverati in ospedale, ricoverati in terapia intensiva o morti.

Principali risultati

Dei 9.280 pazienti, l’8,5% aveva una diagnosi di cancro e l’1,3% presentava carcinoma della prostata. Considerando solo la popolazione maschile (4.532), i malati di cancro rappresentano il 9,5% (430) e quelli con carcinoma prostatico il 2,6% (118).
Complessivamente, nella popolazione maschile, i pazienti oncologici presentavano un rischio più alto di infezione da SARS-CoV-2 (OR 1,79; CI 1,62e1,98). Analizzando gli esiti della malattia nei pazienti maschi, è stato osservato che chi aveva una diagnosi di tumore, compreso il tumore alla prostata, sviluppava condizioni patologiche più gravi. Queste differenze non erano dovute all’età dei pazienti, poiché i pazienti infetti con cancro presentavano tassi di ricovero e mortalità più alti rispetto ai pazienti non oncologici, in particolare nel gruppo di età inferiore a 70 anni (p = 0,0055).
Ma confrontando il numero totale dei casi positivi per SARS-CoV-2, i pazienti con carcinoma prostatico in trattamento con ADT avevano un rischio significativamente più basso di infezione da SARS-CoV-2 rispetto a quelli che non avevano ricevuto ADT (OR 4,05; IC al 95% 1,55e10,59). Una differenza ancora maggiore è stata trovata confrontando i casi con carcinoma prostatico sottoposti ad ADT con quelli con qualsiasi altro tipo di tumore (OR 4,86; IC 95% 1,88 e 12,56).
Quando le indagini si sono spostate sulla popolazione della Regione classificata in base alle terapie utilizzate (ADT e non-ADT), sorprendentemente solo 4 su 5.273 pazienti trattati con ADT in Veneto hanno sviluppato infezione da SARS-CoV-2 e nessuno di questi pazienti è deceduto.

Quali novità

Complessivamente, questi dati indicano che la terapia di deprivazione androgenica nei pazienti con carcinoma prostatico è associata a una ridotta probabilità di sviluppare infezioni da SARS-CoV-2 e a esiti di infezione migliori.
La regolazione androgeno-dipendente dell’espressione di TMPRSS2 nel polmone può spiegare la maggiore suscettibilità degli uomini a sviluppare infezioni gravi da SARS-CoV-2 rispetto alle donne.
Dato che i livelli di TMPRSS2 sono sotto il controllo di androgeni, non solo nella prostata ma anche nel polmone, si può avanzare l’ipotesi che le terapie di deprivazione androgenica (ADT) possano proteggere i soggetti con carcinoma prostatico dalle infezioni SARS-CoV-2.

Quali limiti

I pazienti affetti da cancro con infezione da SARS-CoV-2- potrebbero essere stati testati con un tasso più alto rispetto ai pazienti senza cancro, poiché sono più spesso ricoverati in ospedale. Ciò può spiegare la maggiore prevalenza di individui infetti da SARS-CoV-2 nella popolazione di soggetti portatori di cancro. I casi con carcinoma della prostata trattati con ADT possono anche praticare una maggiore distanza sociale rispetto a quelli con carcinoma prostatico non-ADT e la totalità dei pazienti con cancro. Questi dati devono essere ulteriormente validati in grandi coorti di pazienti con infezione da SARS-CoV-2 e corretti per più variabili.

A cura di Francesca Uberti

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