In occasione dell’ e-ECE 2020, (European Congress of Endocrinology), sono stati presentati due studi – uno su obesità infantile e microbiota e uno sulla sarcopenia – frutto del lavoro dei ricercatori dei Dipartimenti di Eccellenza UPO di area medica, il DIMET (Dipartimento di Medicina traslazionale) e il DISS (Dipartimento di Scienze della salute).
Il primo studio, coordinato da Nicoletta Filigheddu, professore associato di Scienze tecniche mediche applicate, riguarda la sarcopenia, la caratteristica perdita di massa e forza muscolare associata all’invecchiamento.
La ricerca, finanziata dalla Fondazione Cariplo rientra nel progetto MODESTHE – Determinanti molecolari dell’insorgenza di sarcopenia e osteoporosi ed esplorazione di potenziali strategie terapeutiche dell’Aging Project, è stata svolta in stretta collaborazione coi ricercatori del DISS UPO (Flavia Prodam), delle Università di Torino, Pavia, Roma “La Sapienza” e Pisa ed è stata recentemente pubblicata sulla rivista Aging.
Secondo lo studio, l’ormone ghrelina potrebbe svolgere un ruolo protettivo nella popolazione anziana nei confronti della perdita di muscolatura. Lo studio ha mostrato che la somministrazione di una particolare forma dell’ormone in topi anziani aumenta la massa e la funzionalità muscolare.
«Ghrelina – spiega la professoressa Filigheddu – è un ormone circolante sia in forma acilata (AG) sia non acilata (UnAG). AG è coinvolto nella regolazione metabolica e il bilanciamento energetico attraverso la stimolazione dell’appetito e induzione di adiposità, mentre UnAG non ha tali effetti metabolici, pur condividendo con AG effetti protettivi nei confronti del muscolo mediati da un recettore sconosciuto. La riduzione dei livelli di ghrelina che si osserva durante l’invecchiamento potrebbe implicare un ruolo della carenza di questo ormone nello sviluppo della sarcopenia».
Il gruppo di ricercatori del DIMET ha studiato in particolare gli effetti di UnAG sull’invecchiamento e ha osservato come il trattamento di topi anziani con questo ormone determini il miglioramento della massa e funzionalità muscolare, senza nessuna modifica dell’appetito, peso corporeo e tessuto adiposo, suggerendo quindi come UnAG o suoi analoghi possano rappresentare dei possibili trattamenti terapeutici futuri per la sarcopenia.

Il secondo studio, condotto da un team dell’UPO coordinato da Flavia Prodam, professore associato di Scienze tecniche dietetiche applicate del DISS, e in collaborazione con l’Università di Bologna, l’Università di Verona e Probiotical, ha mostrato che l’assunzione di Bifidobacterium breve BR03 e Bifidobacterium breve B632 in associazione a una terapia dietetica , in un gruppo di bambini con obesità ha ottenuto risultati migliori in termini di calo ponderale e di grado di sensibilità all’insulina, rispetto alla sola dieta.
L’ipotesi è che questi integratori probiotici, in associazione a una dieta Mediterranea a contenuto calorico controllato, possano aiutare la popolazione più giovane nella gestione dell’obesità e delle sue complicanze. Potrebbero, inoltre, aiutare nel ridurre i rischi futuri di salute, come le malattie cardiache e il diabete mellito.
«Il trattamento e la prevenzione dell’obesità– spiega la professoressa Flavia Prodam –sono una seria sfida per la salute pubblica globale, soprattutto nei bambini e negli adolescenti. Attualmente i probiotici sono spesso somministrati a persone senza dati di evidenza adeguati. Questi risultati iniziano a dare prova dell’efficacia e della sicurezza di due ceppi probiotici nel trattamento dell’obesità in una popolazione più giovani e iniziano a suggerire una nutrizione e una integrazione di precisione».

 

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