La dieta mediterranea migliora il microbioma intestinale, favorendo l’healthy aging

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Riferimento

Ghosh TS, Rampelli S, Jeffery IB, et al Mediterranean diet intervention alters the gut microbiome in older people reducing frailty and improving health status: the NU-AGE 1-year dietary intervention across five European countries Gut Published Online First: 17 February 2020. doi: 10.1136/gutjnl-2019-319654

In sintesi

Uno studio pubblicato su Gut ha mostrato che negli anziani la dieta mediterranea, seguita per 12 mesi, modifica il microbioma intestinale, riducendo la fragilità e migliorando lo stato di salute.
La NU-AGE MedDiet, questo il nome del regime alimentare utilizzato nello studio, è caratterizzata da un aumento del consumo di fibre (verdure, frutta), carboidrati (cereali integrali), proteine vegetali (legumi), acidi grassi polinsaturi (pesce) e vitamine come la vitamina C (frutta) e una concomitante diminuzione del consumo di grassi, alcol , sodio e zucchero (dolci).

Il contesto e il punto di partenza

Sappiamo che:

  • L’invecchiamento è correlato al deterioramento di diversi sistemi fisiologica e all’aumento dell’infiammazione che portano alla fragilità. La fragilità può condurre allo sviluppo di infiammazione cronica (inflamm-aging), perdità delle funzionalità cognitive, sarcopenia e sviluppo di patologie croniche come diabete e aterosclerosi;
  • L’esordio della fragilità è associato a cambiamenti nel microbioma intestinale, collegati a una dieta povera o poco diversificata (specialmente nei soggetti ricoverati in casa di riposo)ì
  • La dieta mediterranea è correlata a un buono stato di salute: riduzione della mortalità, aumento dell’attività antiossidante, ridotta incidenza di numerose patologie e riduzione dell’infiammazione. La dieta mediterranea è anche correlata a una ridotta fragilità.

Le caratteristiche dello studio

All’interno di uno studio di coorte che coinvolge oltre 1200 persone tra i 65 e i 79 anni, in diversi paesi europei (Polonia, Paesi Bassi, UK, Francia e Italia), questo studio randomizzato e controllato, in singolo cieco, si è concentrato su un sottogruppo di 612 persone, classificate come pre-fragili o non-fragili. I partecipanti hanno seguito per 12 mesi una dieta normale (n=289) o una dieta mediterranea (n=323) e il loro microbioma intestinale è stato analizzato prima e dopo.

I risultati ottenuti

Lo specifico regime alimentare (NU-AGE MedDiet) seguito dai partecipanti nei 12 mesi è stato associato a cambiamenti benefici nel microbioma intestinale, in particolare:

  • una riduzione della perdita di diversità batterica, tipica dell’anziano;
  • un aumento delle tipologie di batteri associati a indicatori di fragilità ridotta già noti;
  • un aumento della produzione di acidi grassi a corta catena e una diminuzione degli acidi biliari secondari, il cui eccesso è collegato a un aumento del rischio di cancro intestinale, a insulino-resistenza, fegato grasso e danno cellulare;
  • un miglioramento degli indici dell’infiammazione (come la proteina C reattiva e l’interleuchina 17);
  • i batteri che hanno proliferato in risposta alla dieta mediterranea hanno creato un ecosistema intestinale stabile, “buttando fuori” i batteri associati a indicatori di fragilità.

Tutti questi fattori si sono rivelati indipendenti da caratteristiche dei partecipanti quali l’età e l’indice di massa corporea. Sebbene la composizione del microbioma prima dell’introduzione del nuovo regime alimentare fosse diverso in base alla provenienza dei partecipanti (in particolare per quanto riguarda l’Italia), dopo 12 mesi la risposta alla dieta mediterranea è risultata indipendente dalla nazionalità.
I cambiamenti sono stati in gran parte determinati da un aumento delle fibre alimentari e delle vitamine e dei minerali associati, in particolare C, B6, B9, rame, potassio, ferro, manganese e magnesio.

Limiti dello studio

“L’interazione tra dieta, microbioma e salute dell’ospite è un fenomeno complesso influenzato da diversi fattori”, spiegano i ricercatori. “Mentre i risultati di questo studio fanno luce su alcune delle regole di questa interazione a tre, diversi fattori come l’età, l’indice di massa corporea, lo stato della malattia e i regimi alimentari iniziali possono svolgere un ruolo chiave nel determinare l’entità del successo di questi interazioni “.
Inoltre, lo studio non può dimostrare una correlazione causale tra le variazioni del microbioma e la salute, perché alcuni risultati sono inferiti e non direttamente misurati.

Quale la novità

L’aspetto di maggiore interesse di questa ricerca è che individua la risposta del microbioma accompagnata da specifici cambiamenti benefici nei profili metabolici intestinali come intermediario chiave tra aderenza alla dieta mediterranea e salute.
In termini pratici, questo studio indica la possibilità di modificare il regime alimentare per modulare il microbioma intestinale, in modo che questo cambiamento possa favorire l’healthy aging.

Quali le prospettive

Per quanto riguarda le prospettive di ricerca, i risultati ottenuti forniscono una selezione di categorie microbiche che possono essere ulteriormente esaminate come agenti bioterapici vivi per la somministrazione diretta agli anziani, allo scopo di ridurre l’insorgenza della fragilità.
Bisogna infatti tenere presente che il mantenimento a lungo termine di una dieta mediterranea negli anziani potrebbe in molti casi risultare un’opzione poco realistica, antieconomica o impossibile: per esempio nei paesi in cui gli ingredienti della dieta non sono facilmente disponibili per tutto l’anno, o nei soggetti che presentino difficoltà di masticazione, salivazione, disfagia o in quelli che soffrono di sindrome dell’intestino irritabile.

A cura di Francesca Memini

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