La definizione scientifica di fragilità, che possiamo genericamente descrivere come una condizione di vulnerabilità latente con la possibile perdita di autonomia e maggiore rischio di mortalità tipica dell’anziano, è ancora oggetto di discussione all’interno della comunità scientifica, così come i suoi criteri di valutazione. Nel 2013, i membri di un gruppo di consenso hanno elaborato la seguente definizione di fragilità:

“Una sindrome medica con molteplici cause e fattori contribuenti, caratterizzata da riduzione della forza, della resistenza e delle funzioni fisiologiche che aumentano la vulnerabilità individuale nello sviluppare condizioni di dipendenza o morte.”

È possibile individuare due principali paradigmi che definiscono la fragilità:

  • Il paradigma biomedico (Fried. 2004) si concentra principalmente sul declino fisiologico e sulle basi biologiche che ne sono la causa. Definisce la fragilità come “una sindrome fisiologica caratterizzata dalla riduzione delle riserve funzionali e dalla diminuita resistenza agli stressors risultante dal declino cumulativo di sistemi fisiologici multipli che causano vulnerabilità e conseguenze avverse”;
  • Il paradigma bio-psico-sociale (Gobbens e Coll. 2010) ha il pregio di descrivere la multidimensionalità della fragilità, che non si limita a un declino sul piano fisiologico o ad un accumulo di deficit e patologie. La fragilità è definita come “uno stato dinamico che colpisce un individuo che sperimenta perdite in uno o più domini funzionali (fisico, psichico, sociale), causate dall’influenza di più variabili che aumentano il rischio di risultati avversi per la salute”.

La prevalenza della fragilità aumenta con l’età, in particolare dopo i 75 anni. La presenza di fragilità, è correlata con l’aumento della disabilità, della multimorbosità, di cadute, ospedalizzazioni e mortalità
Le manifestazioni dell’anziano fragile sono individuabili attraverso 5 componenti correlate tra loro: debolezza muscolare, perdita involontaria di peso, riduzione della velocità del cammino, ridotto livello di attività fisica e maggiore senso di fatica.
Il concetto di fragilità sul piano operativo è molto utilizzato e ritenuto clinicamente utile dalla maggior parte delle professioni socio-sanitarie, nella presa in carico dell’anziano: l’approccio non è più centrato sulla malattia o sull’organo, ma si apre una prospettiva globale, multidimensionale e integrata.
La fragilità è un fenomeno complesso e stratificato, con basi fisiologiche legate al progressivo decadimento in cui anche i determinanti sociali, economici ed ambientali devono essere presi in considerazione come fattori di rischio o di opportunità.

Bibliografia

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  • Bortz W. Understanding frailty. J Gerontol A Biol Sci Med Sci 2010; 65: 255-6
  • Fried LP, Ferrucci L, Darer J, et al. Untangling the concepts of disability, frailty, and comorbidity: implications for improved targeting and care. J Gerontol A Biol Sci Med Sci 2004; 59: 255-63
  • Gobbens RJ et al. In search of an integral conceptual definition of frailty: opinions of experts. J Am Med Dir Assoc; 11(5): 338-43; Jun 2010
  • Morley JE, Vellas B, van Kan GA, et al. Frailty consensus: a call to action. Journal of the American Medical Directors Association. 2013;14:392–397
  • Walston, J., Buta, B., & Xue, Q. L. (2018). Frailty Screening and Interventions: Considerations for Clinical Practice. Clinics in geriatric medicine, 34(1), 25–38. https://doi.org/10.1016/j.cger.2017.09.004