C’è un episodio nella serie tv Grace and Frankie, in cui la protagonista Grace – una più che settantenne Jane Fonda, icona di un certo modello di healthy aging e invecchiamento di successo – affronta una delle più temibili situazioni per una persona anziana: la caduta. Grace scivola su una macchia di yogurt in una yogurteria e comincia la sua peripezia in ospedale, dove apprende di essersi fratturata l’anca e forse di aver subito un trauma cranico.
Non voglio raccontarvi il finale, ma soltanto sottolineare che l’episodio coglie il segno nel descrivere quello che è un rischio tanto sottovalutato quanto diffuso, con tutto il suo carico di conseguenze fisiche ed emotive: uno scivolone sul pavimento è capitato a tutti, ma non è lo stesso se capita a 20 o a 70 anni.
Le cadute sono la prima causa di infortuni tra le persone con età superiore ai 65 anni e la frequenza
aumenta con l’aumentare dell’età, Circa il 30% degli anziani che vivono a casa riportano almeno una caduta all’anno e tale percentuale sale al 50% considerando gli ultraottantenni e chi vive in RSA. Inoltre il 50% dei pazienti solitamente riporta cadute multiple.

Le conseguenze delle cadute negli anziani

Il problema delle cadute negli anziani non è semplicemente legato all’elevata incidenza, visto che bambini e atleti hanno certamente tassi di caduta più elevati, ma all’incidenza si associa la facilità che la caduta abbia come conseguenza un trauma o una lesione, dal momento che tra gli anziani c’è un’elevata prevalenza di malattie come l’osteoporosi e cambiamenti fisiologici associati all’età, come il rallentamento dei riflessi protettivi che rendono particolarmente pericolose anche cadute lievi. Inoltre la guarigione da una lesione, come per esempio una frattura, è di solito lenta nelle persone anziane e ciò aumenta il rischio di successive cadute.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità tra il 20% e il 30% di coloro che cadono subiscono danni che riducono la mobilità e l’indipendenza e aumentano il rischio di morte prematura: traumi, fratture (polso, anca, femore). La frattura del femore in particolare non solo è la più frequente conseguenza di una caduta ma anche la più debilitante, quella da cui in genere dipende la perdita della capacità di deambulazione autonoma.

Ma non sono soltanto le conseguenze fisiche ad essere temibili: a queste si aggiungono le conseguenze psicologiche, la perdita di sicurezza e la paura di cadere che possono accelerare il declino funzionale, possono indurre depressione o isolamento sociale. Si chiama Post Fall Sindrome (PFS) e comporta nei pazienti anziani la riduzione fino al 30% della qualità della vita.
Infine la perdita di indipendenza derivata da una caduta molto spesso coincide con l’ingresso in una casa di cura.

Perché le cadute sono più frequenti negli anziani

Esistono diversi fattori che predispongono le persone sopra i 65 anni al rischio di cadere, fattori che spesso si sommano tra loro.
Possiamo distinguere:

  1. Fattori intrinseci
    Sono tutti i cambiamenti fisiologici legati all’invecchiamento (il deterioramento delle funzioni neuromuscolari, la riduzione di vista e udito, della funzionalità vestibolare, la sarcopenia) ma anche quelli legati a patologie e all’assunzione di farmaci. C’è, infatti, una relazione tra rischio di cadute e uso di farmaci psicotropi, diuretici o politerapia. In particolare alcuni, farmaci che sono prescritti soprattutto in pazienti anziani con problemi di depressione o di demenza, sono associati a un aumento della frequenza delle cadute direttamente proporzionale al dosaggio.
  2. Fattori estrinseci
    I fattori di rischio estrinseci sono invece legati alle caratteristiche ambientali e sono implicati nel 50% dei casi di caduta: riguardano soprattutto le persone che vivono a casa in autonomia, meno esposte ai fattori intrinseci perché in migliore stato di salute.

Le caratteristiche che  predispongono a un maggior rischio di caduta sono:

  • l’età >65 anni;
  • l’anamnesi positiva per precedenti cadute;
  • le patologie che possono compromettere la stabilità posturale e la deambulazione, causare episodi ipotensivi, aumentare la frequenza minzionale, condizionare lo stato di vigilanza e l’orientamento spaziotemporale del paziente;
  • il deterioramento dello stato mentale;
  • particolari stati di alterazione mentale (confusione e disorientamento);
  • il deterioramento delle funzioni neuromuscolari nell’esecuzione delle attività di vita quotidiana;
  • la riduzione del visus e dell’udito;
  • le deformazioni o patologie del piede (per esempio ipercheratosi cutanee, alluce valgo, dita a martello);
  • la politerapia, l’assunzione di farmaci che influenzano particolarmente lo stato di vigilanza, l’equilibrio, la pressione arteriosa;
  • la variazione della posologia con un incremento del dosaggio del farmaco;
  •  abitare da soli;
  • la presenza di diarrea o incontinenza;
  • la paura di cadere.

Come prevenire le cadute: l’attività fisica

Le cadute possono essere accidentali: quando la persona cade involontariamente, per esempio come succede a Grace, scivolando su un ostacolo. Possono essere fisiologiche ma imprevedibili, quando sono determinate da condizioni non prevedibili fino al momento della caduta (un capogiro, una sincope) oppure fisiologiche e prevedibili, quando avvengono in persone che già presentano patologie o caratteristiche che li mettono a rischio di cadere.

In ogni caso molto si può fare in termini di prevenzione, sia intervenendo sui fattori intrinseci, sia su quelli estrinseci e ambientali.
Se anche Jane Fonda con tutta l’aerobica degli anni 80 non è esente dal rischio di cadere incidentalmente (almeno nella fiction), tuttavia numerosi studi scientifici confermano che l’attività fisica è un ottimo paracadute, soprattutto sul fronte dei fattori intrinseci. L’inattività fisica, infatti, è causa o è correlata a numerose patologie negli anziani, come diabete, ipertensione, malattie coronariche e cerebrovascolari e l’obesità. Inoltre, accelera il declino di funzionalità fisiologiche con un impatto negativo sul controllo dell’equilibrio, sulla forza muscolare e sulla deambulazione.

L’OMS raccomanda per gli anziani (dai 65 anni in poi) almeno 150 minuti alla settimana di attività moderata o 75 minuti di attività vigorosa (o combinazioni equivalenti delle due), in sessioni di almeno 10 minuti per volta, con rafforzamento dei maggiori gruppi muscolari da svolgere almeno 2 volte alla settimana, e anche attività orientate all’equilibrio. Naturalmente queste raccomandazioni vanno adattate alle proprie condizioni di salute, soprattutto se si tratta di aumentare il proprio livello di attività fisica è bene procedere con cautela: una passeggiata è un tipo di attività aerobica di moderata intensità sicura per la maggior parte delle persone.
Soprattutto in caso di patologie può essere utile confrontarsi con il proprio medico di famiglia per avere indicazioni e un parere esperto su quali attività svolgere e come procedere con gradualità. Per le persone che presentano un alto rischio di caduta possono essere utili programmi di esercizi strutturati in base agli specifici elementi di rischio e personalizzati in base alle abilità e alle precedenti abitudini: per esempio, attività come il Tai Chi si sono rivelate particolarmente efficaci nel ridurre il rischio di cadute.

Al sicuro in casa

La casa non è generalmente percepita come un luogo a rischio di cadute, invece il 60% delle cadute avvengono proprio in casa. Dentro casa gli ambienti a maggior rischio sono la cucina (25%), la camera da letto (22%), le scale interne ed esterne (20%) e il bagno (13%).

Migliorare la sicurezza dell’ambiente domestico è senza dubbio una strategia di prevenzione fondamentale: illuminare bene gli spazi abitativi, eliminare i tappeti, evitare le superfici scivolose, tenere la stanza in ordine e rimuovere gli oggetti che aumentano il rischio di caduta, asciugare subito i pavimenti bagnati, garantire un’adeguata illuminazione aumentando la visibilità soprattutto durante la notte vicino al letto e al bagno, ridurre la distanza tra il letto e il bagno, disporre di un letto ad altezza variabile e di ausili per la mobilizzazione appropriati.

Gli ingredienti della prevenzione

Oltre a questi accorgimenti, le raccomandazioni dell’OMS sulla prevenzione delle cadute, sottolineano l’importanza di monitorare la terapia farmacologica, soprattutto quando si tratta di politerapie e l’importanza dell’informazione e dell’educazione sanitaria alla persona e alla sua famiglia: chi non è mai caduto in genere non ha una reale percezione del rischio, per questo è utile informarli sia sul pericolo sia su come prevenirlo.

In generale tutte le strategie di prevenzione si inquadrano nel contesto generale dell’healthy aging: uno stile di vita sano sotto molteplici punti di vista (alimentazione, riduzione di comportamenti a rischio, ecc) per rallentare i processi fisiologici dell’invecchiamento, ridurre il rischio di patologie e garantire una migliore qualità della vita generale.

Fa parte di questo quadro generale anche un altro indispensabile ingrediente: la connessione sociale e l’inclusione sono vitali per salute in età avanzata. L’interazione sociale è inversamente correlata al rischio di cadute. Isolamento e depressione innescati dalla mancanza di partecipazione sociale aumentano la paura di cadere, e viceversa. La paura di cadere può aumentare il rischio di cadute attraverso una riduzione nella partecipazione sociale e nella perdita di personale contatto – che a sua volta aumenta l’isolamento e la depressione.
Anche la nostra Grace, nell’episodio della caduta, aveva a fianco l’amica Frankie a sostenerla.

Bibliografia

A cura di Francesca Memini
Photo by Micheile Henderson on Unsplash

 

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