Riferimento bibliografico

Ungvari, Z., Toth, P., Tarantini, S. et al. Hypertension-induced cognitive impairment: from pathophysiology to public health. Nat Rev Nephrol (2021). https://doi.org/10.1038/s41581-021-00430-6

In sintesi

L’ipertensione è una malattia la cui incidenza aumenta con il progredire dell’invecchiamento (colpisce i due terzi delle persone di età superiore ai 60 anni) e a cui è correlato sia il declino cognitivo vascolare sia il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. Questo perché la pressione alta compromette la struttura e l’integrità funzionale del microcircolo cerebrale, con il risultato finale di un scarso afflusso di sangue al cervello. Insieme a questo, processi associati all’ipertensione come la neuroinfiammazione, favoriscono il deposito di amiloidi, proteine mal ripiegate che si accumulano in fibre che determinano la morte dei neuroni, e caratterizzano la malattia di Alzheimer. In questa review della letteratura scientifica vengono esaminati gli aspetti fisiopatologici dell’ipertensione in relazione al declino cognitivo, i possibili biomarcatori che consentono una diagnosi rapida e le strade percorribili per una gestione clinica ottimale.

Il contesto e il punto di partenza

Il deterioramento cognitivo vascolare (quel tipo di demenza causato dal mancato afflusso di sangue al cervello) e la malattia di Alzheimer sono tra le principali cause di disabilità cronica e diminuzione della qualità della vita tra gli anziani nel mondo industrializzato. Di fatto, questo tipo di demenze rappresentano un ostacolo all’invecchiamento sano, e si stima che il numero di chi ne è affetto nei prossimi 50 anni possa quadruplicare.

L’ipertensione arteriosa sembra un bersaglio chiave in ottica di prevenzione delle demenze. Infatti, l’ipertensione arteriosa, è direttamente correlata all’invecchiamento, è estremamente diffusa ma anche potenzialmente modificabile in maniera piuttosto diretta.

L’ipertensione sembra essere associata sia al generale processo di invecchiamento sia alla disfunzione cognitiva che tipicamente presentano le persone anziane, ma in che modo? I processi caratteristici dell’invecchiamento sono associati a una mancata regolazione del flusso sanguigno a livello dei vasi che irrorano il cervello. A questo si associano l’aumentato danno cellulare, l’incremento dello stress ossidativo e i processi infiammatori causati dall’elevata pressione sanguigna, portando nel lungo periodo a una sofferenza dei vasi cerebrali, con un generale invecchiamento vascolare e sofferenza d’organo a livello cerebrale.

In più, l’ipertensione è un fattore di rischio per lo sviluppo di placche aterosclerotiche nelle arterie cerebrali di calibro maggiore, che possono ostacolare il flusso sanguigno cerebrale e portare a eventi cerebrovascolari, come ischemie e ictus. Tutti questi fattori contribuiscono al declino cognitivo negli anziani e devono essere indagati più in dettaglio.

I risultati ottenuti

La review della letteratura scientifica offre sia una disamina approfondita dei meccanismi fisiopatologici secondo cui demenze e ipertensione sono tra loro correlate, sia, in ottica di un invecchiamento sano, offre degli spunti per la gestione clinica e la prevenzione di entrambe le patologie.

Per quanto riguarda il declino cognitivo, l’ipertensione conduce, nel lungo periodo, a un malfunzionamento della circolazione cerebrale, con conseguenti problemi al normale flusso sanguigno cerebrale e danni a livello microvascolare. Infatti, l’ipertensione è in grado di provocare alterazioni patologiche nei vasi cerebrali che danneggiano la struttura interna, l’architettura e la funzione generale del microcircolo: tutto ciò contribuisce alla genesi di microemorragie cerebrali, ictus e lesioni della sostanza bianca del cervello. In più, i processi patologici associati all’ipertensione, tra cui l’infiammazione e il danno cellulare dovuto allo stress ossidativo, portano alla rottura della barriera emato-encefalica e ad una diminuzione dell’accoppiamento neurovascolare (cioè l’aumentato afflusso di sangue che si manifesta normalmente con le attività del cervello). Tutti questi fattori sono associati al declino cognitivo vascolare.

Come detto in precedenza, l’ipertensione aumenta anche il rischio di insorgenza della malattia di Alzheimer (si stima che, nelle persone con più di 65 anni, quelle con ipertensione presentino un rischio doppio di sviluppare questa malattia). I potenziali meccanismi attraverso i quali l’ipertensione indurrebbe la progressione di questa demenza includono, accanto al già citato danno microvascolare, lo stress ossidativo, lo sviluppo di infiammazione cerebrale e la rottura della barriera emato-encefalica. In più, è stato dimostrato che l’ipertensione causa, a livello del sistema linfatico cerebrale, una ridotta attività di eliminazione dell’amiloide-β, la proteina che, quando si aggrega e si accumula nelle strutture cerebrali, è in grado di causare la morte neuronale e le strutture tipiche della malattia di Alzheimer.

Proprio in virtù di queste evidenze, appare chiaro da questa review che l’uso di farmaci o di interventi sullo stile di vita che riducano la pressione sanguigna, in combinazione con trattamenti che promuovono la salute microvascolare, potrebbe potenzialmente prevenire o ritardare il declino cognitivo nei pazienti con ipertensione.

Quali le prospettive

In futuro, definire se effettivamente agire sul controllo della pressione sanguigna possa avere un impatto nella prevenzione del declino cognitivo, influenzerà in maniera sostanziale la salute pubblica, portando metodi innovativi di prevenzione delle demenze. Le combinazioni di trattamenti farmaceutici e interventi sullo stile di vita, che abbassano la pressione sanguigna, insieme a interventi che riducono la variabilità della pressione sanguigna e prevengono improvvisi picchi di pressione sistolica, dovrebbero essere valutate in studi clinici randomizzati che valutino anche le condizioni neurocognitive dei pazienti arruolati. Inoltre, queste evidenze potrebbero portare allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche volte a invertire il danno vascolare indotto dall’invecchiamento e dall’ipertensione, come gli antiossidanti mitocondriali, i polifenoli e i farmaci senolitici.

Immagine in evidenza: Mufid Majnun su Unsplash


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