Riferimento bibliografico
Marshall S, Kitzan A, Wright J, et al. Creatine and Cognition in Aging: A Systematic Review of Evidence in Older Adults. Nutr Rev. 2025 Sep 13;84(2):333–344. doi:10.1093/nutrit/nuaf135. PMCID: PMC12793482; PMID: 40971619.
In sintesi
L’invecchiamento è caratterizzato non solo da una progressiva riduzione della massa muscolare, della densità ossea e da altri cambiamenti fisiologici che coinvolgono la funzione degli organi, ma anche da un declino delle capacità cognitive: attenzione, memoria, funzione esecutiva, linguaggio e abilità visuospaziali, ovvero le capacità cognitive che ci permettono di percepire, analizzare e operare mentalmente nello spazio e nelle relazioni tra gli oggetti.
Alla base di questi cambiamenti vi è, tra gli altri fattori, una riduzione dell’efficienza energetica cellulare, che interessa sia il muscolo sia il sistema nervoso centrale.
La creatina, sintetizzata per via endogena a livello renale ed epatico, viene immagazzinata prevalentemente nel muscolo scheletrico, dove svolge un ruolo chiave nel metabolismo energetico favorendo la rigenerazione di ATP. Oltre ai già noti effetti sulla massa muscolare, evidenze recenti indicano che la creatina è in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, suggerendo un suo potenziale ruolo nel sostegno delle funzioni cerebrali e nel contrasto al declino cognitivo legato all’invecchiamento.
Il contesto e il punto di partenza
L’invecchiamento globale della popolazione rappresenta una delle sfide più complesse per la salute pubblica: si stima che entro il 2050 la quota di persone over 60 raddoppierà, passando dal 12% al 22% della popolazione mondiale. In questo scenario, il declino cognitivo emerge come una delle principali minacce all’autonomia della persona anziana: si stima infatti che, già intorno ai 70 anni, circa due terzi della popolazione manifestino segni di deterioramento cognitivo, con un impatto profondo sulla qualità della vita e sul carico assistenziale. Parallelamente alla perdita di massa muscolare (sarcopenia), nell’anziano si osserva anche una riduzione dei livelli endogeni di creatina, dovuta a una minore sintesi organica e a un ridotto apporto dietetico.
Sia il muscolo scheletrico sia il cervello sono tessuti ad alto fabbisogno metabolico, dipendenti dalla disponibilità di ATP per mantenere l’omeostasi funzionale; con l’avanzare dell’età, la capacità di soddisfare questa richiesta energetica diminuisce progressivamente.
Mentre i benefici della supplementazione di creatina sulla salute muscolo-scheletrica sono ormai ben documentati, il suo impatto diretto sul metabolismo energetico cerebrale dell’anziano, e di conseguenza sulle sue capacità cognitive, rimane un campo di ricerca più recente e ancora in fase di consolidamento: è proprio questo il vuoto conoscitivo che la revisione che abbiamo analizzato cerca di colmare.
Le caratteristiche dello studio
La revisione sistematica analizzata rappresenta uno dei primi tentativi di sintetizzare in modo specifico le evidenze sul rapporto tra creatina e funzione cognitiva negli anziani. Sono stati inclusi sei studi pubblicati tra il 2007 e il 2023, per un totale di 1.542 partecipanti con età superiore ai 55 anni. Le popolazioni esaminate erano costituite perlopiù da soggetti anziani residenti in comunità, generalmente in buone condizioni di salute. Gli studi presentano disegni eterogenei: due sono studi in doppio cieco (di cui uno randomizzato controllato) con intervento di supplementazione di creatina, mentre gli altri quattro sono studi trasversali che analizzano l’apporto dietetico abituale. Gli esiti valutati riguardano diversi domini cognitivi, ovvero aree specifiche delle funzioni mentali, tra cui memoria, attenzione, funzioni esecutive e performance globale: un approccio che riflette la complessità del fenomeno studiato, ma che rende più difficile una sintesi univoca dei risultati.
I risultati ottenuti
Il dato più rilevante che emerge dalla revisione è che la maggior parte degli studi (5 su 6) riporta un’associazione positiva tra creatina e funzione cognitiva.
In particolare, un maggiore apporto di creatina si associa a migliori performance nei test cognitivi, soprattutto nei domini della memoria e dell’attenzione. I soggetti con livelli più elevati di assunzione mostrano, in diversi studi, risposte più rapide e accurate nei compiti cognitivi complessi, oltre a risultati migliori nei test di memoria a breve termine e visuospaziale.
Nei due studi di intervento, in cui sono state sommministrate supplementazioni, i risultati appaiono meno omogenei: in alcuni casi si osservano miglioramenti specifici della memoria e della capacità di richiamo, mentre in altri non emergono differenze significative sulla funzione cognitiva globale. Questa variabilità riflette probabilmente differenze nei protocolli, nelle popolazioni studiate e nella durata degli interventi.
Dal punto di vista biologico, questi risultati sono coerenti con il ruolo della creatina nel cervello: l’aumento della disponibilità di fosfocreatina consente una più efficiente rigenerazione di ATP durante l’attività neuronale, sostenendo i processi cognitivi più impegnativi. Sono stati inoltre ipotizzati effetti su diversi meccanismi cellulari, tra cui la sintesi e la funzione dei neurotrasmettitori, la plasticità sinaptica e la riduzione dello stress ossidativo a livello neuronale.
Limiti dello studio
Nonostante i risultati incoraggianti, la qualità complessiva delle evidenze disponibili resta limitata. Solo una parte degli studi presenta un disegno metodologico robusto, mentre molti lavori mostrano criticità legate al numero ridotto di persone incluse nel campione, alla mancanza di randomizzazione o alla natura osservazionale dello studio.
A questo si aggiunge l’eterogeneità dei protocolli e la mancanza di standardizzazione nei dosaggi, che rendono difficile definire indicazioni pratiche univoche.
Quale la novità
L’aspetto più interessante che emerge da questa revisione è l’ampliamento del ruolo della creatina oltre l’ambito muscolare. Tradizionalmente associata alla performance fisica, la creatina viene qui considerata anche come un possibile modulatore della funzione cerebrale nell’invecchiamento. Questo studio è quindi importante perché apre a una visione più integrata dell’aging, in cui energia cellulare, funzione muscolare e funzione cognitiva risultano strettamente interconnesse: un cambiamento di prospettiva rispetto alla pratica corrente, che tende ancora a trattare separatamente il supporto muscolare e quello cognitivo dell’anziano.
Quali le prospettive
Le prospettive cliniche indicano che la creatina potrebbe rappresentare un intervento semplice e accessibile per supportare la funzione cognitiva nell’anziano, in particolare nei soggetti con basso apporto dietetico o elevato fabbisogno energetico. Le evidenze attuali, tuttavia, richiedono prudenza e non permettono ancora raccomandazioni generalizzate. Alcuni punti chiave sono da tenere presenti.
- Vantaggi: si tratta di un intervento nutrizionale semplice, economico e già ampiamente utilizzato in ambito muscolo-scheletrico, che potrebbe essere esteso con relativa facilità al supporto cognitivo dell’anziano.
- Svantaggi e limiti: le evidenze disponibili sono ancora poche ed eterogenee, e non consentono di definire dosaggi, durata del trattamento o popolazioni target in modo standardizzato.
- Effetti collaterali: il profilo di sicurezza della creatina è generalmente buono, ma l’utilizzo richiede attenzione nei pazienti con patologie renali, per i quali è opportuna una valutazione clinica preventiva.
- Contesto e trasferibilità: la creatina non va proposta come soluzione autonoma, ma inserita all’interno di una strategia multidimensionale per preservare l’autonomia dell’anziano, insieme a esercizio fisico, alimentazione equilibrata e monitoraggio clinico. È importante comunicare questo aspetto al paziente, per evitare aspettative eccessive verso un singolo intervento.
Il futuro della ricerca dovrà orientarsi verso trial clinici di alta qualità, che integrino misurazioni oggettive delle concentrazioni cerebrali di creatina e analizzino variabili come peso corporeo, massa muscolare e livelli di attività fisica, al fine di validare in modo definitivo l’applicabilità clinica della supplementazione.
A cura di Elisa Sinopoli
Revisione a cura di Gaetano Auletta
