Riferimento bibliografico
Bloomberg M, Brown J, Di Gessa G, Bu F, Steptoe A. Cognitive decline before and after mid-to-late-life smoking cessation: a longitudinal analysis of prospective cohort studies from 12 countries. Lancet Healthy Longevity. 2025;6:100753.
In sintesi
In uno studio recentemente pubblicato (2025), che ha incluso oltre 9.400 adulti dai 40 agli 89 anni, chi ha smesso di fumare ha mostrato un declino cognitivo più lento nei sei anni successivi rispetto a coloro che hanno continuato. Inoltre, il beneficio si osserva a qualsiasi età si sospenda il fumo, confermando che non è mai troppo tardi per smettere.
Il contesto e il punto di partenza
Il declino cognitivo correlato al fumo è ampiamente documentato, ma il beneficio cognitivo della cessazione in età medio-avanzata rimaneva finora incerto. Lo studio pubblicato da Bloomberg et al. (2025) sulla autorevole rivista Lancet Healthy Longevity fornisce una risposta robusta a questa domanda sfruttando la potenza statistica di tre grandi coorti internazionali, la English Longitudinal Study of Ageing (ELSA), la Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe (SHARE), e la Health and Retirement Study (HRS), per un totale di 9.436 fumatori tra 40 e 89 anni, con un follow-up cognitivo fino a 18 anni.
Le caratteristiche dello studio
Il disegno dello studio è di particolare interesse per gli epidemiologi e i clinici: per ogni partecipante che interrompeva il fumo (n=circa metà del campione), veniva creato un “matched pair” con un fumatore persistente, controllando per età, sesso, stato civile, istruzione, Paese, performance cognitiva basale, multimorbidità, presenza di depressione, attività fisica, consumo alcolico e indice di massa corporea (BMI); questo riduce il rischio di confondimento residuo e consente un confronto quasi controfattuale tra le traiettorie cognitive dei due gruppi.
Le funzioni cognitive considerate sono due tra i domini fondamentali per le attività del vivere quotidiano e la predizione del rischio di demenza: memoria episodica (richiamo immediato e ritardato) e fluenza verbale. L’analisi delle traiettorie è stata condotta nei sei anni precedenti e nei sei anni successivi alla cessazione, utilizzando modelli lineari misti per stimare il tasso annuale di declino.
I risultati ottenuti
Nei sei anni che precedono l’evento (cessazione o prosecuzione del fumo), le traiettorie cognitive dei futuri ex-fumatori e dei fumatori persistenti sono sovrapponibili, senza differenze significative nei declini cognitivi, a conferma dell’equivalenza pre-cessazione.
La divergenza emerge dopo l’eventuale cessazione:
- per la memoria episodica, gli ex-fumatori mostrano un rallentamento del declino pari a –0,050 SD (95% CI –0.096, –0.004; p = 0.036) rispetto ai fumatori nei sei anni successivi;
- per la fluenza verbale, il rallentamento è simile (–0,051 SD), con un intervallo di confidenza che sfiora la significatività statistica (p = 0.055), suggerendo un effetto reale ma più variabile tra le coorti.
Gli autori stimano che questi valori corrispondano, in termini clinici, a un risparmio equivalente a circa 2–3 anni di invecchiamento cognitivo. È un effetto non solo statisticamente significativo, ma anche rilevante dal punto di vista neuropsicologico, soprattutto considerando che il campione comprende soggetti di età fino a 89 anni.
Un altro risultato di particolare rilevanza per i clinici è l’assenza di modificazione dell’effetto in relazione all’età: il beneficio della cessazione è evidente tanto nei partecipanti tra 40–59 anni, quanto nei 60–69 e negli over-70 (non c’è alcuna interazione significativa tra età e declino cognitivo). Questo dato contraddice la percezione diffusa secondo cui smettere di fumare oltre i 70 anni avrebbe un impatto trascurabile sul declino cognitivo.
Interpretazione fisiopatologica
Il rallentamento del declino cognitivo osservato negli ex-fumatori è coerente con i meccanismi patogenetici noti del tabagismo: riduzione di insulti vascolari subclinici, attenuazione dello stress ossidativo, miglioramento della funzione endoteliale e marcatori infiammatori più bassi. Considerato il ruolo della disfunzione microvascolare nel declino cognitivo tardivo, anche miglioramenti relativamente rapidi possono tradursi in effetti misurabili entro 5–6 anni.
Limiti dello studio
Pur essendo uno studio osservazionale, la solidità del matching, la replicabilità del risultato su tre coorti indipendenti e la stabilità delle stime nei modelli di sensibilità riducono la probabilità che l’effetto sia spiegato interamente da fattori confondenti. Gli autori tuttavia riconoscono limiti quali l’assenza di dati uniformi sulla quantità cumulativa di fumo (pack-years) e la possibile sovrapposizione nei criteri diagnostici di alcune comorbidità. Tuttavia, nessuno di questi limita in modo sostanziale l’interpretabilità del risultato.
Quali le novità, implicazioni e prospettive?
Questo studio introduce un messaggio con implicazioni dirette per neurologi, geriatri, medici di medicina generale e servizi di prevenzione primaria: la cessazione del fumo, anche in età avanzata, produce un beneficio cognitivo misurabile e clinicamente rilevante. Per il counselling clinico, ciò significa poter affermare con dati solidi che interrompere il fumo non solo riduce il rischio cardiovascolare e oncologico, ma modifica in modo favorevole la traiettoria cognitiva, rallentando un processo che contribuisce alla vulnerabilità verso disturbo cognitivo lieve e demenza. In una popolazione globale che invecchia e che presenta tassi ancora elevati di tabagismo nelle fasce più anziane, questa evidenza suggerisce che i programmi di “smoking cessation” dovrebbero integrare anche la prevenzione cognitiva tra i benefici attesi, ampliando gli strumenti motivazionali a disposizione dei clinici.
A cura di Fabiola De Marchi
