Riferimento bibliografico

Wang J, Qie J, Zhu D, Zhang X, Zhang Q, Xu Y, Wang Y, Mi K, Pei Y, Liu Y, Ji G, Liu X. The landscape in the gut microbiome of long-lived families reveals new insights on longevity and aging – relevant neural and immune function. Gut Microbes. 2022 Jan-Dec;14(1):2107288. doi: 10.1080/19490976.2022.2107288. PMID: 35939616; PMCID: PMC9361766.

 

In sintesi

Questo studio condotto nel villaggio di Rugao (Cina) ha valutato la composizione del microbiota intestinale e i dosaggi ematici di citochine pro-infiammatorie e β-amiloide in tre gruppi di età (giovani, anziani e centenari), al fine di studiare la presenza di una correlazione tra microbiota intestinale, funzioni cognitive e invecchiamento sano. I risultati hanno confermato la presenza di una differenza statisticamente significativa nella varietà di composizione del microbiota dei centenari rispetto agli altri gruppi. Inoltre, si è osservata una correlazione inversa tra la prevalenza di alcune specie batteriche nel microbiota e i livelli sierici di citochine proinfiammatorie e β-amiloide: questo risultato  supporta la presenza di un ruolo del microbiota nel determinare modifiche a carico del sistema immunitario e delle funzioni cognitive.

 

Il contesto e il punto di partenza

È ormai noto in letteratura come il microbiota intestinale e i suoi metaboliti giochino un ruolo cruciale in numerose attività biologiche dell’organismo ospite, in particolar modo la digestione, il metabolismo e l’immunità. Studi precedenti hanno già evidenziato come i centenari, in particolare italiani, mostrino  una maggiore prevalenza nel loro microbiota intestinale di batteri produttori di acidi grassi a corta catena, molecole con proprietà antinfiammatorie e protettive per l’epitelio intestinale. Inoltre, esperimenti su modelli animali come il nematode C. elegans hanno mostrato che specifiche alterazioni del microbiota possono ridurre lo sviluppo di tumori e l’accumulo di amiloide. Tuttavia, allo stato attuale della ricerca, erano assenti  dati solidi sull’uomo che mostrassero  una correlazione statisticamente significativa tra caratteristiche del microbiota, immunità e funzione cognitiva nella longevità estrema.

 

Le caratteristiche dello studio

Lo studio analizzato è uno studio osservazionale che ha incluso 32 centenari (100–108 anni), 30 anziani (52–83 anni) e 11 giovani (16–52 anni) residenti nel villaggio di Rugao, nella provincia di Jiangsu (Cina). Dei pazienti reclutati sono stati raccolti campioni di feci e sangue, analizzati mediante sequenziamento dell’RNA ribosomiale (rRNA) 16S e analisi metagenomica shotgun. Sono stati inoltre misurati i marcatori infiammatori ematici, nello specifico β-amiloide e fattore neurotrofico cerebrale (BDNF). Sono stati esclusi soggetti con storia di uso recente di antibiotici, probiotici o con patologie gravi, al fine di ridurre possibili bias.

 

I risultati ottenuti

Lo studio ha osservato una maggiore varietà nella composizione del microbiota nel gruppo dei centenari, che è risultata statisticamente significativa rispetto ai gruppi di giovani e anziani; non si sono invece riscontrate differenze statisticamente significative nella composizione del microbiota di giovani e anziani, il che supporta l’ipotesi che la composizione del microbiota rimanga pressoché stabile per tutta la vita dell’individuo, fino ad età avanzate, quando per riadattamento simbiotico si iniziano ad osservare cambiamenti . 

È stata inoltre osservata una correlazione tra maggiori livelli di citochine antinfiammatorie (per esempio IL-10) nei centenari e prevalenza nel loro microbiota di alcune specie batteriche, nello specifico appartenenti alla famiglia di B. fragilis. Questo può  supportare l’ipotesi che il sistema immunitario dell’ospite abbia una stretta connessione con il microbioma intestinale, che ha come risultato la modulazione del microbiota della longevità. Inoltre, come è già noto, intestino e sistema nervoso sono interconnessi bidirezionalmente mediante il cosiddetto gut-brain axis; questo studio, nello specifico, ha osservato una correlazione inversa tra incremento di β-amiloide  e di citochine proinfiammatorie a livello ematico (IL-12, TNF-a, IL-1β, TGF-β, IL-6 e IL-17) e una ridotta prevalenza di B. pseudocatenulatum nel microbioma dei centenari.

 

Limiti dello studio

Trattandosi di uno studio osservazionale, non è possibile stabilire un rapporto di causa-effetto tra composizione del microbiota e longevità. Il numero di partecipanti, in particolare nel gruppo dei giovani, è relativamente ridotto. Inoltre, alcune differenze tra i gruppi, come il consumo di alcol, potrebbero aver influenzato i risultati. Inoltre, non è possibile seguire individui per l’intero arco della vita, e questo limita l’interpretazione temporale dei dati.

 

Quali le novità?

Questo  studio è stato il primo ad analizzare campioni di microbiota di tre  gruppi di età, tutti appartenenti a famiglie longeve della stessa comunità (villaggio), tutte con simili abitudini alimentari; in questo modo è stato possibile ridurre il bias legato a un  diverso ambiente ed abitudini alimentari. Inoltre, è uno dei primi lavori a suggerire che il microbiota rimanga relativamente stabile fino a età avanzate e che cambiamenti significativi emergano solo oltre i 100 anni, probabilmente come adattamento fisiologico.

 

Quali le prospettive?

I risultati aprono la strada a nuovi studi sperimentali su modelli animali per chiarire i meccanismi causali. In futuro, interventi nutrizionali o probiotici potrebbero essere progettati per modulare specifiche funzioni metaboliche del microbiota. Il microbiota potrebbe inoltre diventare un biomarcatore utile per valutare l’invecchiamento sano e il rischio di declino cognitivo.

A cura di Ali Adal Waqas

 


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