La pandemia da SARS-CoV-2 ha imposto una repentina modifica delle attività del Sistema Sanitario e ha notevolmente limitato l’accesso dei pazienti agli ambulatori. Per garantire la continuità delle cure ai pazienti affetti da epatopatie autoimmuni, le Società Europee di Epatologia hanno supportato l’avvio di modalità di telemedicina per la gestione del follow-up dei pazienti con epatopatia cronica.

Anche l’Ambulatorio Epatologico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Maggiore della Carità si è mobilitato per fornire i follow up a distanza a 141 pazienti, affetti da epatite autoimmune (AIH) e colangite biliare primitiva (PBC).

Infatti, i pazienti affetti da epatopatie autoimmuni, hanno necessità di effettuare follow-up periodici presso i Centri Epatologici per la rivalutazione della risposta alla terapia, la gestione delle complicanze e la rivalutazione dello stadio del danno epatico.

Dal 1 al 17 Aprile 2020 i pazienti sono stati contattati telefonicamente dall’epatologo di riferimento ed è stata condotta una intervista telefonica riguardante gli aspetti relativi all’epatopatia (inclusi sintomi, aderenza alla terapia, esami di laboratorio e strumentali eseguiti negli ultimi mesi) e l’eventuale comparsa di sintomi da infezione da SARS-CoV-2 (inclusa febbre, tosse, dispnea, rinite, cefalea, perdita del senso del gusto o dell’olfatto, diarrea), esecuzione di tampone per SARS-CoV-2, gestione a domicilio o necessità di ricovero ospedaliero.

L’esperienza è stata oggetto di uno studio, recentemente pubblicato sulla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology, che ha rilevato che i tassi di infezione sintomatica da SARS-CoV-2 nei pazienti affetti da queste patologie sono risultati più elevati rispetto alle stime nella popolazione piemontese e lombarda riportate dai dati Ufficiali del Ministero della Salute.

La dottoressa Cristina Rigamonti ha spiegato: “Il nostro studio dimostrato l’applicabilità della telemedicina nella gestione clinica dei pazienti con epatopatia cronica autoimmune, anche con età superiore ai 60 anni (oltre la metà del campione). I pazienti, impossibilitati dalle norme imposte dalla pandemia ad accedere a visite ambulatoriali, hanno apprezzato e si sono sentiti rassicurati nell’essere raggiunti dall’epatologo di riferimento mediante l’approccio della telemedicina. Per l’epatologo, la telemedicina ha permesso di mantenere la continuità delle cure rivalutando tutte le terapie in corso”.

Fonte:

Rigamonti C, Cittone MG, De Benedittis C, Rizzi E, Casciaro GF, Bellan M, Sainaghi PP, Pirisi M. Rates of symptomatic SARS-CoV-2 infection in patients with autoimmune liver diseases in Northern Italy: a telemedicine study. Clin Gastroenterol Hepatol 2020 May 29;S1542-3565(20)30754-0. doi:10.1016/j.cgh.2020.05.047

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