C’è un dato, spesso ripetuto ma raramente preso in debita considerazione, da cui conviene prendere le mosse ogni qual volta si parla di aging: in Italia, secondo i dati Istat, al 1° gennaio 2025 gli over 65 hanno superato il 24,7% della popolazione residente – il primato in Europa, a fronte di una media UE attorno al 21,6% – mentre l’indice di vecchiaia, che misura il rapporto tra anziani e giovanissimi, ha ormai superato quota 200: più di due persone anziane per ogni bambino sotto i 14 anni. Le proiezioni Istat indicano che entro il 2050 la quota di over 65 potrebbe avvicinarsi al 34-35% della popolazione. Numeri come questi vengono normalmente letti come una questione di welfare, sanità e conti pubblici.
Anche alla luce di questo, il volume Mutamenti demografici e mutamenti giuridici. Verso un diritto degli anziani (Giappichelli, 2026), curato da Chiara Abatangelo, Claudia Morgana Cascione, Alba Francesca Fondrieschi e Noah Vardi, si segnala per il suo approccio innovativo. Esso, infatti, prende le mosse da una domanda che, nei prossimi anni, è destinata ad essere al centro delle riflessioni tanto degli operatori giuridici, quanto dei cittadini: che cosa succede al diritto – ai contratti, ai testamenti, alla tutela dei dati, alla responsabilità civile , etc… – quando la società che deve regolare invecchia in modo tanto rapido quanto strutturale?
Il filo che tiene insieme i contributi del volume – che raccoglie gli esiti del progetto PRIN 2022 Demographic and legal changes. Towards an elder law, cui hanno partecipato le Università di Bari, Padova, Roma Tre e dell’Insubria, e che è stato presentato lo scorso 14 maggio nel seminario Il diritto nell’età che avanza: prospettive sull’aging, curato dal Centro Studi del DIMET – è la constatazione di un vuoto. Nonostante i più recenti interventi normativi, tra cui il Decreto Anziani (d.lgs. 29/2024), l’ordinamento italiano non dispone ancora di una disciplina organica dedicata alla persona anziana. Un’assenza che si riflette in ambiti molto diversi tra loro, dal diritto contrattuale alla tutela del consumatore, dalla responsabilità civile al diritto dell’abitare, e che costringe interpreti, operatori giuridici e cittadini a un continuo lavoro di ricostruzione per determinare la reale portata delle norme applicabili all’ambito dell’aging.
Dinanzi a questo scenario, la scelta degli Autori è stata quella di non lavorare nella direzione della creazione di una categoria giuridica ad hoc, ma di riflettere sulla nozione di vulnerabilità, intesa non come condizione patologica o eccezionale, ma come dimensione graduata e relazionale dell’esperienza umana, che può riguardare chiunque in momenti diversi della vita. Da questa impostazione derivano conseguenze di grande interesse, la prima delle quali è la grande attenzione prestata alla persona in quanto soggetto concreto, espressione di bisogni specifici che possono essere soddisfatti mediante strumenti che fanno leva sulla comunità di persone, enti e istituzioni che la circondano, ma che è al contempo destinataria di fenomeni che possono minarne la condizione in modo specifico.
Tale impostazione ha una ricaduta immediata sul modo di ragionare del diritto, ben percepibile anche da chi giurista non è. Il nostro ordinamento distingue tradizionalmente, in modo piuttosto netto, chi è pienamente capace di agire da chi, per età o per condizioni di salute, non lo è più: un confine binario, pensato soprattutto per la minore età o per situazioni di incapacità conclamata, che si rivela però troppo rigido per la grande maggioranza degli anziani, perfettamente in grado di gestire la propria vita quotidiana ma esposti, in momenti specifici, a rischi ai quali un adulto “medio” non sarebbe altrettanto esposto: una telefonata commerciale insistente, un contratto di assistenza domiciliare firmato in un momento di solitudine, un servizio bancario che si sposta online senza lasciare alternative. È proprio in questi interstizi – dove la persona non è “incapace”, ma nemmeno pienamente nelle condizioni di autotutelarsi – che il volume individua lo spazio per un diritto degli anziani ancora da costruire.
Su questo punto il libro mostra una convergenza netta tra i diversi Autori: i rimedi troppo rigidi, quelli che sottraggono all’anziano la gestione delle proprie scelte in nome della protezione, rischiano di produrre un effetto paradossale: quello di privarlo della propria autonomia proprio mentre pretendono di tutelarla. Da qui la preferenza, condivisa lungo tutto il volume, per strumenti “su misura”, capaci di adattarsi alle circostanze concrete di ciascuno, e per un approccio che valorizzi, ove possibile, la partecipazione attiva della persona anziana alla vita economica e sociale anche in funzione della valorizzazione dei legami sociali che lo circondano.
Ad aprire il volume, con funzione di vera e propria premessa metodologica, è il saggio di Claudia Morgana Cascione, Il diritto alla prova dell’invecchiamento demografico. La cura degli anziani fragili tra solidarietà e contratto.
L’invecchiamento, scrive l’Autrice riprendendo un’espressione già utilizzata da Kofi Annan alle Nazioni Unite, è una «rivoluzione silente»: un mutamento strutturale che investe insieme la sfera pubblica – i sistemi di welfare, sanità e previdenza – e quella privata, fatta di relazioni familiari, patrimoniali e contrattuali. Il rilievo è determinante: da un lato, l’invecchiamento è questione collettiva, che impone allo Stato di ripensare i modelli di assistenza a lungo termine; dall’altro, è esperienza individuale, che si traduce spesso nella necessità di ricorrere a strumenti negoziali – dal vitalizio assistenziale ai contratti di mantenimento – su cui il saggio si sofferma criticamente, evidenziando quanto le regole generali sui vizi del consenso, pensate per un “soggetto giuridico liberale” pienamente capace, fatichino ad intercettare la fragilità di chi contratta prestazioni di cura in una condizione di vulnerabilità.
Attorno al saggio introduttivo di Cascione, il volume si sviluppa lungo quattro direttrici che, pur restando nel perimetro del diritto privato, toccano aspetti della vita quotidiana degli anziani spesso trascurati dal dibattito pubblico, e che meritano di essere segnalati anche a chi non è giurista di professione.
La prima direttrice riguarda i contratti e i consumi. Alba Francesca Fondrieschi ricostruisce i diversi modelli con cui il diritto può proteggere l’anziano vulnerabile che stipula un contratto, distinguendo tra una vulnerabilità intesa come incapacità, una legata ai vizi dell’atto, una “relazionale”, fondata sull’abuso di una posizione di dipendenza, e infine una vulnerabilità “universale”, ispirata al cosiddetto capability approach, secondo cui la fragilità non è un’eccezione ma una condizione fisiologica che può riguardare chiunque. Il contributo è di grande interesse perché mostra come, dietro un’espressione apparentemente semplice come “contratto firmato da un anziano”, si nascondano in realtà situazioni giuridicamente molto diverse tra loro. Su un terreno affine si muove Maria Stefania Scardigno, che analizza la tutela del consumatore anziano nella cosiddetta silver economy, mostrando come le nuove normative europee su piattaforme digitali e intelligenza artificiale – DSA, DMA, AI Act – possano essere lette in chiave di protezione rafforzata contro pubblicità mirate, profilazione algoritmica e tecniche di persuasione digitale progettate per sfruttare proprio i momenti di maggiore vulnerabilità dell’utente.
La seconda direttrice riguarda la responsabilità civile e le scelte esistenziali e patrimoniali della persona anziana. Diletta Balbino affronta un tema tecnicamente arduo ma di grande rilievo pratico: quello del concorso tra causa naturale e causa umana nella produzione del danno, chiedendosi se e in che misura lo stato di salute pregresso dell’anziano debba incidere sulla quantificazione del risarcimento dovuto a chi ha causato l’evento dannoso. Su un fronte complementare si muovono i saggi di Chiara Abatangelo e Rosanna De Meo: la prima ricostruisce, alla luce della più recente giurisprudenza di legittimità, i confini tra disposizioni testamentarie “a sorpresa”, “circostanze sospette” e vera e propria captazione della volontà del testatore fragile; la seconda si interroga sui limiti del testamento olografo come strumento di espressione della volontà dell’anziano solo o privo di una rete familiare solida, proponendo forme di “autotutela” formale per chi voglia precostituirsi garanzie contro pressioni future. Chiude questo gruppo di contributi quello di Giovanna Marchetti che, pur muovendosi in un ambito solo apparentemente distante – quello della procreazione medicalmente assistita – resta nel solco del volume: l’allungamento delle aspettative di vita rende infatti sempre più frequenti i progetti di genitorialità in età avanzata, e l’Autrice ne discute la compatibilità con il requisito legale dell’età potenzialmente fertile alla luce del best interest of the child.
La terza direttrice riguarda l’abitare e l’ambito finanziario. Il contributo di Paola Francesca Rizzi analizza il fenomeno, ancora poco conosciuto in Italia ma già diffuso altrove in Europa, del senior cohousing: gruppi di persone anziane che scelgono di vivere insieme, condividendo spazi e forme di mutuo sostegno, come alternativa sia alla casa di riposo sia alla solitudine dell’abitazione individuale. Ilaria Camerra affronta invece il tema del sovraindebitamento degli anziani “cash poor”: persone che, pur possedendo un patrimonio immobiliare, non dispongono di liquidità sufficiente a sostenere le spese correnti, e che le nuove procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento faticano ancora a intercettare pienamente. A questi si affianca il contributo di Sabrina Akram Ibrahim El Sabi, che guarda alla progressiva chiusura degli sportelli bancari fisici e alla conseguente “desertificazione bancaria”, un fenomeno che rischia di escludere proprio chi potrebbe aver meno dimestichezza con l’home banking dall’accesso al credito e ai servizi finanziari di base.
La quarta direttrice è quella del rapporto tra invecchiamento e tecnologia. Virginia Fusco e Giuseppe Versaci propongono una lettura “elder oriented” del GDPR (Regolamento europeo in materia di privacy), chiedendosi se e come il diritto alla protezione dei dati personali debba rafforzarsi quando l’interessato è una persona anziana, spesso meno esposta culturalmente ai rischi della profilazione digitale. Sergio Ginebri e Noah Vardi affrontano il tema del welfare digitale “granulare”, ossia la possibilità – tecnicamente già disponibile – di incrociare grandi basi di dati sanitari, economici e sociali per individuare in anticipo i soggetti più fragili e destinare loro interventi mirati: un’idea potenzialmente rivoluzionaria per l’efficacia delle politiche sociali. Chiude il volume il contributo di Giorgio Pedrazzi, che porta il lettore fuori dai confini italiani per raccontare come, in Giappone e Corea del Sud, la robotica assistiva sia ormai considerata una vera e propria infrastruttura di welfare per gli anziani che vivono soli.
Che cosa resta, alla fine della lettura, di questo lavoro corale? Soprattutto la sensazione che il diritto degli anziani – più che una nuova branca da inventare ex novo – sia un metodo da affinare: detto in altri termini, una prospettiva capace di tenere insieme protezione e autonomia, senza scivolare né nell’indifferenza normativa né nella tutela paternalistica: un tema, questo, destinato a diventare centrale nel prossimo futuro.
Scheda libro
Titolo: Mutamenti demografici e mutamenti giuridici. Verso un diritto degli anziani (disponibile in OA a questo indirizzo https://www.giappichelli.it/mutamenti-demografici-e-mutamenti-giuridici-9791221118940?srsltid=AfmBOoquaECQpT3f4SMbqh4zFX-6wpcc0Hu-80U19mdgnzAOCasbpEAB)
Curatori: Chiara Abatangelo, Claudia Morgana Cascione, Alba Francesca Fondrieschi, Noah Vardi
Collana: Persona vulnerabile e tutele giuridiche, vol. 2
Editore: G. Giappichelli Editore, Torino
Anno: 2026
