Old lives matter, “Le vite degli anziani contano”. È lo slogan della campagna internazionale di sensibilizzazione contro le discriminazioni rivolte agli over-60, promossa dalla Società Francese di Geriatria e Gerontologia (SFGG) e abbracciata da altre 42 organizzazioni provenienti da 29 Paesi, fra cui anche l’Italia.

La campagna vuole mettere al bando l’ageismo e la gerontofobia, ovvero l’insieme degli stereotipi che intendono la vecchiaia come un’età “di serie B”, dai quali scaturiscono atteggiamenti denigranti e discriminatori diffusi in ogni sfera della vita sociale. Un’istanza recepita già nel 2000 dall’articolo 25 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che sanciva “il diritto degli anziani a condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale”.

Dopo 20 anni l’ageismo è un fenomeno diffuso, anzi talmente diffuso da passare quasi inosservato. In una società dominata dal mito della giovinezza e dell’efficienza, sono all’ordine del giorno gli episodi di “bullismo anti-anziani” che testimoniano disparità di trattamento nella vita quotidiana, nel sistema delle relazioni sociali, nell’accesso al mondo del lavoro e alle cure sanitarie. Neanche la giurisprudenza ha riconosciuto e circoscritto il fenomeno: a differenza del razzismo e del sessismo, l’ageismo non è catalogato come reato.

La campagna è stata lanciata il 14 settembre 2020 con l’hashtag omonimo #oldlivesmatter e con la divulgazione di tre cortometraggi multilingue del regista Jean-Paul Lilienfeld, che raccontano “tre casi di razzismo ordinario e universale” per dimostrare quanto l’ageismo sia normalizzato, generalizzato e presente nella vita di tutti i giorni.
Il primo ottobre, in occasione della Giornata internazionale delle persone anziane istituita 30 anni fa dalle Nazioni Unite, il tema viene riportato al centro del dibattito pubblico. Alla luce dell’impatto che la pandemia ha avuto sulla popolazione over-60, si moltiplicano in tutto il mondo le iniziative per riflettere sulla condizione degli anziani e programmare interventi di sviluppo a tutela dei loro diritti.
Nel 2020 si apre anche il “Decennio dell’invecchiamento in buona salute” (Decade of healthy Ageing) promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità, che si propone, tra le altre cose, di “ridurre le disparità sanitarie tra le persone anziane nei paesi sviluppati e in via di sviluppo, in modo da non lasciare indietro nessuno”.

 

 

Photo by Guille Álvarez on Unsplash

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