Riferimento bibliografico

Agosta F, Cecchetti G, Spinelli EG, Ghirelli A, Rugarli G, Pisano S, et al. Real-world implementation of lecanemab and donanemab in an Italian memory center: a 1 year experience. Alzheimers Res Ther. 2026 Mar 20;18(1):96. doi:10.1186/s13195-026-02015-6.

In sintesi

L’arrivo di lecanemab e donanemab, farmaci monoclonali contro la proteina amiloide, rappresenta un cambiamento importante nella terapia della malattia di Alzheimer, ma la loro applicazione nella pratica clinica pone nuove sfide organizzative. L’esperienza del Centro Alzheimer dell’IRCCS Ospedale San Raffaele dimostra la possibilità di introdurre queste terapie nella realtà italiana attraverso un percorso assistenziale dedicato, con un buon profilo di sicurezza, una significativa riduzione del carico cerebrale di amiloide e una sostanziale stabilità cognitiva nei primi mesi di trattamento.

Il contesto e il punto di partenza

La malattia di Alzheimer è la principale causa di demenza e in Italia interessa circa 600.000 persone, un numero destinato ad aumentare nei prossimi decenni. Per molti anni i trattamenti disponibili (inibitori dell’acetilcolinesterasi e antagonisti NMDA) hanno avuto un effetto prevalentemente sintomatico, senza modificare il decorso della malattia.

L’approvazione degli anticorpi monoclonali anti-amiloide lecanemab e donanemab ha inaugurato l’era delle disease-modifying therapies, introducendo un nuovo approccio terapeutico basato sulla rimozione della proteina beta-amiloide. Gli studi registrativi hanno dimostrato la capacità di questi farmaci di ridurre il carico cerebrale di amiloide e di rallentare il declino cognitivo nei pazienti con malattia di Alzheimer in fase iniziale.

Il passaggio dai trial alla pratica quotidiana richiede, tuttavia, un’organizzazione in grado di garantire un’accurata selezione dei pazienti, l’infusione periodica delle terapie, il monitoraggio della sicurezza e la verifica della risposta biologica al trattamento.

Le caratteristiche dello studio

Lo studio descrive il primo anno di esperienza del Centro Alzheimer e Disturbi Correlati (CARD) dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, che ha avviato la somministrazione di lecanemab e donanemab nel settembre 2024. Gli obiettivi erano valutare fattibilità, sicurezza ed efficacia delle terapie anti-amiloide nella pratica clinica italiana.

Sono stati inclusi pazienti con mild cognitive impairment (MCI) o demenza lieve da malattia di Alzheimer, con conferma biologica di amiloidopatia mediante esame liquorale o PET amiloide e non APOE-ε4 omozigoti.

Durante il follow-up sono stati monitorati gli eventi avversi, in particolare le anomalie radiologiche correlate all’amiloide (ARIA), cioè la formazione di edema o emorragie cerebrali, e le reazioni correlate all’infusione. L’efficacia è stata valutata attraverso le variazioni del carico cerebrale di amiloide, dei biomarcatori plasmatici e dei parametri cognitivi a sei mesi.

Per tutta la durata dello studio i pazienti sono stati seguiti da un team multidisciplinare, che ha garantito monitoraggio clinico e neuroradiologico seriato, gestione standardizzata delle ARIA, una linea di contatto diretta disponibile 24/7 per la segnalazione di deficit acuti e la consegna di una Medical Alert Card con informazioni sui rischi e sulle principali controindicazioni legate alla terapia anti-amiloide.

I risultati ottenuti

Dopo un’attenta selezione dei candidati sono stati trattati 28 pazienti: 9 con lecanemab e 20 con donanemab (un paziente ha ricevuto entrambi). Una quota significativa dei pazienti inizialmente valutati è stata esclusa per malattia troppo avanzata, assenza di amiloidopatia, comorbidità rilevanti o reperti incompatibili alla risonanza magnetica cerebrale.

Fattibilità. L’esperienza ha confermato la possibilità di applicare queste terapie nella pratica clinica quotidiana, con buona compliance dei pazienti: nessun paziente è stato perso al follow-up e tutti hanno completato il trattamento (fino alla negativizzazione della PET amiloide, ovvero fino alla pressoché completa rimozione delle placche di amiloide cerebrale) o lo hanno interrotto per eventi avversi (ARIA).

Sicurezza. Il trattamento è risultato complessivamente ben tollerato. Le ARIA sono state poco frequenti e generalmente gestibili con il monitoraggio previsto. Le reazioni correlate all’infusione si sono verificate in circa un quinto dei pazienti, con intensità lieve-moderata e senza mai necessità di ospedalizzazione.

Efficacia. Nei pazienti valutati a sei mesi è stata osservata una significativa riduzione del carico cerebrale di amiloide, particolarmente evidente nei pazienti con età 65 anni e nei pazienti trattati con donanemab, nei quali il 75% ha raggiunto la negatività alla PET amiloide. Anche alcuni biomarcatori plasmatici (pTAU181 e GFAP) hanno mostrato modificazioni coerenti con un effetto biologico della terapia. Dal punto di vista clinico, i pazienti hanno mantenuto una sostanziale stabilità cognitiva senza variazioni significative nei test neuropsicologici e nelle scale funzionali.

Limiti dello studio

Lo studio presenta alcuni limiti: si tratta di un’esperienza monocentrica, condotta su un numero limitato di pazienti e con un breve periodo di osservazione. Inoltre, il costo della terapia, completamente a carico dei pazienti, potrebbe aver influenzato la selezione della popolazione trattata, limitando la generalizzabilità dei risultati alla popolazione generale.

Quali le novità e le prospettive

Lo studio rappresenta una delle prime esperienze europee di utilizzo real-world di lecanemab e donanemab al di fuori dei trial clinici, dimostrando la fattibilità della loro implementazione nella pratica clinica e fornendo indicazioni concrete sia sull’effetto biologico dei farmaci sia sui requisiti organizzativi necessari al loro impiego.

Saranno necessari follow-up più lunghi per stabilire se la clearance dell’amiloide e i benefici clinici ottenuti con la terapia persistano anche dopo la conclusione del trattamento. Resta inoltre da definire come integrare queste terapie nella pratica assistenziale su larga scala, individuando modelli organizzativi sostenibili e adeguati ai sistemi sanitari pubblici europei.

A cura di Martina Maniscalco


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