Riferimento bibliografico

The Mozart Effect on the Episodic Memory of Healthy Adults Is Null, but Low-Functioning Older Adults May Be an Exception. Susana Silva, Filipa Belim and São Luís Castro. Front. Psychol. 11:538194. doi: 10.3389/fpsyg.2020.538194

In sintesi

I risultati di questo studio evidenziano come, sebbene la musica non abbia effetti significativi sulla memoria nella popolazione generale, potrebbe essere efficace negli anziani con deficit cognitivi, attraverso la riduzione dell’ansia e l’attivazione di meccanismi cerebrali specifici che variano in base all’età e allo stato di salute mentale.

Il contesto e il punto di partenza

L’ascolto abituale della musica negli anziani è fortemente associato al mantenimento delle funzioni cognitive, a un maggiore benessere emotivo e a un minor rischio di demenza. La musica stimola simultaneamente diverse reti cerebrali, rappresentando così una strategia accessibile e piacevole per preservare la salute del cervello e la resilienza emotiva durante l’invecchiamento. Lo studio di cui ci occupiamo  si basa sul cosiddetto “effetto Mozart”. 

Di che cosa si tratta? Ricerche precedenti avevano evidenziato come l’ascolto della musica potesse migliorare le prestazioni di un individuo nell’esecuzione di compiti visuospaziali, ovvero attività cognitive e pratiche che richiedono di percepire, analizzare, manipolare e interpretare le informazioni visive e le coordinate spaziali senza l’uso del linguaggio: per esempio guidare l’automobile o sistemare gli oggetti in una borsa

Il quesito che lo studio si pone è stabilire se l’ ”effetto Mozart” possa avere un impatto favorevole sulla memoria episodica in adulti sani, sia giovani sia  anziani.

Che cosa è la memoria episodica? È un sistema di memoria a lungo termine che permette di ricordare esperienze ed eventi personali specifici. ’È  la memoria degli avvenimenti della vita di ognuno di noi.

Le caratteristiche dello studio

Lo  studio è un Research Article pubblicato nel 2020 sulla rivista Frontiers in Psychology che si pone l’obiettivo di esaminare se l’ascolto della musica possa influire sulla memoria episodica in diverse fasce d’età.

I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: 51 giovani adulti (Esperimento 1) e 12 anziani con diversi profili cognitivi (Esperimento 2). Nell’Esperimento 1, i giovani adulti (età media 19.9 anni) ascoltavano un contesto uditivo per 20 secondi (silenzio, rumore ambientale e tre diversi generi musicali), quindi visualizzavano una lista di nove parole presentate in silenzio (5 secondi per parola) e riascoltavano lo stesso contesto uditivo per altri 20 secondi.

Nell’Esperimento 2, gli anziani, reclutati presso una casa di riposo (età media 75,25 anni), erano suddivisi in due gruppi in base ai risultati del Mini-Mental State Examination (MMSE): “ad alto funzionamento” (7 persone) ed “a basso funzionamento” (5 persone). La procedura sperimentale era simile a quella dell’Esperimento 1, con alcune modifiche attuate per ottimizzare la valutazione rispetto alla popolazione target. 

Sono state esaminate due componenti della memoria episodica: la memoria dell’elemento, ovvero riconoscere se una parola fosse già stata vista, e la memoria della fonte, cioè identificare lo specifico contesto uditivo in cui una parola era stata codificata.

I risultati sono stati analizzati mediante test ANOVA a misure ripetute e analisi bayesiane; queste ultime hanno permesso ai ricercatori di quantificare la forza delle evidenze a favore dell’ipotesi nulla secondo cui  la musica non avesse alcun effetto. 

I risultati ottenuti

I risultati dello studio evidenziano come l’”effetto Mozart” abbia un effetto nullo sulla memoria episodica di adulti giovani e anziani in buona salute. Negli anziani con funzionalità cognitiva inferiore, invece, l’ascolto della musica migliora in modo significativo la memoria episodica rispetto alla condizione di silenzio. In particolare, in questo gruppo di partecipanti, la musica non gradita (come l’hip-hop o il fado) risulta essere quella in grado di apportare un beneficio mnemonico maggiore.

Limiti

I limiti dello studio spaziano dalla metodologia, alla dimensione del campione e alle tecniche di misurazione. Ad esempio, in generale gli studi sull’ “effetto Mozart” prevedono diversi minuti di stimolazione musicale, mentre in questo studio i ricercatori hanno utilizzato solo 20 secondi di stimolazione uditiva. Inoltre, l’Esperimento 2 coinvolgeva solo 12 partecipanti, suddivisi in due gruppi in base ai punteggi MMSE, che erano sbilanciati tra di loro, il che ha limitato la potenza statistica dei risultati. Infine, sebbene alla base degli effetti ottenuti ci possano essere l’attivazione fisiologica, cioè l’aumentata allerta e reattività dell’organismo, e la riduzione dell’ansia, tali variabili non sono state effettivamente misurate.

Quale la novità 

Questo studio si distingue dai precedenti per aver esaminato l’”effetto Mozart“ in relazione alle due componenti della memoria episodica: la memoria dell’elemento e la memoria della fonte.  Inoltre, mette a confronto giovani adulti sani e anziani con normali e basse funzioni cognitive ed è il primo a prendere in considerazione il ruolo moderatore della preferenza musicale riguardo al suo impatto sulla memoria episodica. È stata verificata e smentita l’ipotesi secondo cui la musica preferita massimizzerebbe l’attività cerebrale legata alla ricompensa, favorendo così il consolidamento della memoria.

Quali le prospettive

Le prospettive future sono molteplici. Si potrebbero analizzare i ruoli specifici che la ricompensa legata alla musica (il piacere dell’ascolto) e l’attivazione fisiologica svolgono nel potenziare la memoria episodica. Inoltre, si potrebbe valutare il livello di ansia prima e dopo l’ascolto della musica per confermare se il rilassamento sia il meccanismo chiave alla base del miglioramento osservato negli anziani con deficit cognitivi. Azioni di correzione nelle metodiche utilizzate (variazione della durata di esposizione, confronto tra la musica di sottofondo e la musica ascoltata) ed un ampliamento del campione di anziani potrebbero essere, infine, indispensabili per poter trarre conclusioni più solide.

A cura di Elena Grossini


Iscriviti alla Newsletter

* Richiesti
Scegli la newsletter
Consenso all’utilizzo dei dati

Aging Project userà le informazioni che fornisci al solo scopo di inviarti la newsletter richiesta.

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento cliccando sul link che trovi nel footer dell'email. Per informazioni sulla Privacy Policy clicca qui.

Cliccando su "Acconsenti", accetti anche che le tue informazioni saiano trasferite a Mailchimp per l'elaborazione. Ulteriori informazioni sulle privacy di Mailchimp qui