Riferimento bibliografico
Frost, R., Barrado-Martín, Y., Marston, L., Pan, S., Catchpole, J., Rookes, T., Gibson, S., Hopkins, J., Mahmood, F., Gardner, B., Gould, R.L., Jowett, C., Kumar, R., Elaswarapu, R. and Avgerinou, C., 2025. A personalised health intervention to maintain independence in older people with mild frailty: a process evaluation within the HomeHealth RCT. Health Technology Assessment. Available at: https://doi.org/10.3310/MBCV1794
In sintesi
La fragilità è comune nella popolazione anziana e può portare ad esiti negativi per la salute. Interventi mirati volti a prevenire il deterioramento nelle fasi iniziali della fragilità possono contribuire a mantenere l’indipendenza negli anziani più a lungo. Questo studio ha valutato l’efficacia di un intervento personalizzato domiciliare, denominato HomeHealth. Si tratta di un programma multidisciplinare di cambiamento comportamentale che si concentra su quattro punti chiave: mobilità, socializzazione, nutrizione e benessere psicologico.
Il contesto e il punto di partenza
La fragilità è una condizione comune tra gli anziani ed è associata a molteplici esiti avversi come una qualità di vita inferiore, ricoveri ospedalieri e trasferimenti in strutture di assistenza a lungo termine. Tuttavia, la fragilità può essere potenzialmente reversibile o ritardata. Esistono evidenze scientifiche che mostrano come approcci multidimensionali possano essere efficaci nella prevenzione e nella riduzione della fragilità, ma sono stati spesso identificati problemi di attuazione (difficoltà nel focalizzarsi sull’attività di cambiamento comportamentale, definizione degli obiettivi e piani di azione, coinvolgimento degli anziani…). HomeHealth è un nuovo servizio personalizzato e domiciliare, sviluppato in collaborazione con persone anziane, professionisti sanitari e altri stakeholder con l’obiettivo di mantenere l’indipendenza nelle persone anziane con fragilità lieve.
Le caratteristiche dello studio
Lo studio ha seguito le linee guida della valutazione di processo del Medical Research Council con l’obiettivo di valutare se l’intervento di HomeHealth fosse efficace. Sono stati analizzati cinque aspetti fondamentali: la copertura della popolazione, la fedeltà di attuazione, i meccanismi di impatto, l’accettabilità e il contesto. I partecipanti allo studio sono stati 388, divisi tra gruppo sperimentale e gruppo di controllo.
Per valutare quanto l’intervento abbia raggiunto la popolazione target, sono state confrontate le caratteristiche demografiche raccolte al basale (tramite questionario demografico) e i dati di censimento delle aree coinvolte.
La fedeltà dell’intervento è stata valutata analizzando casualmente le trascrizioni degli appuntamenti registrati per il 10% dei partecipanti (n = 19) che avevano prestato il consenso, stratificati per operatore HomeHealth (n = 7).
Gli incontri sono stati valutati tramite apposita checklist che elencava le principali attività e tecniche di cambiamento comportamentale attese; sono stati inoltre esaminati i registri di formazione degli operatori per verificare la partecipazione e la durata della formazione ricevuta. Ogni partecipante, con l’aiuto di un operatore HomeHealth, ha identificato delle aree di bisogno su cui impostare alcuni obiettivi (mobilità, nutrizione, cognizione, benessere psicologico, socializzazione) per poi applicare delle tecniche di cambiamento comportamentale finalizzate a raggiungerli.
Sono state condotte tre analisi statistiche per testare i meccanismi di impatto dell’intervento (misurata tramite l’indice Barthel modificato). In particolare, si è studiato se effettuare almeno tre incontri producesse un miglioramento, se gli obiettivi scelti avessero un effetto su aree specifiche e se il grado di progresso verso gli obiettivi scelti fosse associato ad esiti migliori.
La partecipazione è stata misurata tramite i registri degli operatori HomeHealth che riportavano tutti i contatti con i partecipanti; sono stati riassunti il numero medio di incontri per partecipante, la durata media dei diversi appuntamenti e la percentuale di partecipanti che hanno frequentato almeno tre appuntamenti. Il gruppo di controllo (TAU) è stato codificato come con 0 incontri.
HomeHealth si era prefissata due livelli di obiettivi: obiettivi finali (il traguardo principale desiderato dal partecipante) e obiettivi SMART classificati in cinque categorie: mobilità, nutrizione, cognizione, benessere psicologico, socializzazione. Il servizio è stato erogato tra gennaio 2021 e febbraio 2023 e l’accettabilità e i fattori contestuali sono stati valutati tramite interviste semistrutturate con 49 persone anziane con lieve fragilità, tutti i lavoratori del programma HomeHealth (n = 7) e altri 8 stakeholder coinvolti nell’implementazione e nella supervisione dei lavoratori HomeHealth. L’obiettivo era quello di esplorare esperienze, ostacoli e facilitatori legati all’intervento.
I risultati ottenuti
Sono state incluse nello studio persone con condizioni di fragilità più anziane rispetto ai dati di censimento attesi (>65 anni), con una porzione maggiore di donne rispetto agli uomini (64% donne in questo studio rispetto ai dati di censimento con 54%). È stata inclusa una porzione inferiore di persone provenienti da minoranze etniche rispetto ai dati attesi. Delle 195 persone randomizzate nel gruppo di intervento, 10 persone si sono ritirate, di cui 5 prima dell’inizio del primo intervento, 5 in fasi successive. Dei 1171 appuntamenti pianificati ne sono stati realizzati l’89%. Le ragioni principali del rinvio o dell’assenza all’intervento hanno riguardato problemi di salute e appuntamenti medici. La maggioranza degli interventi sono stati condotti con intervista frontale (89%), mentre la restante parte è stata realizzata attraverso intervista telefonica o videoconferenza.
I principali risultati qualitativi hanno riguardato gli ambiti di accettabilità di HomeHealth, coinvolgimento con HomeHealth, empowerment, selezione degli obiettivi, training, contesto pandemico, inserimento nel contesto delle organizzazioni volontarie.
Le persone che hanno partecipato riferiscono di volere che un servizio simile sia implementato in futuro, fornendo esempi di come altri potrebbero beneficiarne. Per alcune persone anziane che ricevono il servizio, HomeHealth ha avuto un impatto positivo sostanziale sulla fiducia, in particolare nel parlare con le persone, cercare supporto o riprendere le attività precedenti al COVID. È stato inoltre riferito che si è dimostrato un servizio particolarmente utile per chi cercava di accedere ai servizi sanitari. Sia gli operatori di HomeHealth sia le parti interessate hanno ritenuto che HomeHealth si adattasse bene alle associazioni di volontari e ne condividesse i valori e la visione, aggiungendo al contempo un servizio più olistico e incentrato sulla persona rispetto ad altri servizi offerti.
I dati qualitativi hanno suggerito che il motivo per cui gli obiettivi di mobilità sono stati selezionati più frequentemente è perché coloro che ricevono il servizio vedono gli esercizi e la mobilità come l’argomento più strettamente legato all’indipendenza. Gli operatori di HomeHealth ritenevano che i partecipanti potessero identificare, discutere e fissare più facilmente obiettivi di mobilità anche quando avevano meno familiarità con l’operatore di HomeHealth in quanto richiedeva meno fiducia e un rapporto meno stretto, e forse era visto come più “socialmente accettabile” e più facile da discutere rispetto all’umore o alla nutrizione.
Limiti dello studio
Gli autori riconoscono alcune limitazioni relative al loro studio. Sebbene sia stata effettuata un’ampia raccolta di dati, l’affidabilità degli stessi dipendeva dagli operatori HomeHealth mentre la fedeltà dell’intervento è stata valutata tramite registrazioni audio degli incontri. Non è stato possibile utilizzare una misura validata del progresso verso gli obiettivi (Goal Attainment Scaling – GAS), sostituita da una scala non validata potenzialmente influenzabile dalla soggettività degli operatori. Inoltre, non è stata valutata la qualità degli obiettivi SMART stabiliti. Infine, alcune analisi quantitative sono risultate limitate a causa del basso numero di partecipanti in specifiche categorie.
Quale novità
Dalle interviste è emerso che HomeHealth fosse un servizio accettabile, in grado di sostenere chi aveva bisogno di un cambiamento e adatto al settore del volontariato.
L’inattesa novità di questo studio è stato il risultato di non ottenere un significativo miglioramento degli obiettivi relativi all’indipendenza pianificati con i pazienti, nonostante questi obiettivi e la relazione con gli operatori Homehealth siano stati apprezzati nel favorire il riallacciare di relazioni con gli altri e implementare l’attivazione di servizi gestiti da attività di volontariato. Tuttavia, viene mostrata una riduzione dei ricoveri ospedalieri non programmati.
Quali prospettive
In conclusione, sebbene HomeHealth si sia dimostrato un programma accettabile e ben attuato, ricerche future dovranno esplorare altri modi per spiegare come il servizio avrebbe potuto funzionare relativamente agli obiettivi di indipendenza e come rivolgersi al meglio a coloro che hanno maggiori probabilità di trarne beneficio.
Per il futuro le ricerche dovrebbero approfondire i meccanismi che portano alla riduzione dei ricoveri non programmati e focalizzarsi sugli anziani che riconoscono un bisogno specifico di cambiamento. Promuovere l’empowerment degli anziani con lieve fragilità potrebbe facilitare l’accesso ai servizi preventivi e migliorarne l’utilizzo. Future ricerche e interventi dovrebbero esplorare come ottimizzare l’engagement e l’efficacia dei programmi per le persone con lieve fragilità, affrontando le sfide legate alla comprensione dei concetti di cambiamento comportamentale.
A cura di Marta Locoro e Daniele Steri
