Riferimento bibliografico

Button E, Thamm C, Crichton M, Milte R, Charalambous A, Christina J, Turner MR, Mahony J, Crawford-Williams F, Cook O, Doherty N, Patford K, Paterson C, Chan RJ. Patient Preferences for Cancer Nurses as Care Providers: A Systematic Review of Discrete Choice Experiments. J Adv Nurs. 2025 Nov 21. doi: 10.1111/jan.70398. Epub ahead of print. PMID: 41268762.

In sintesi

Questa  revisione sistematica analizza le preferenze dei pazienti oncologici riguardo ai professionisti sanitari coinvolti nel loro percorso di cura, confrontando il ruolo degli infermieri oncologici specializzati con quello dei medici specialisti e di altri operatori. I risultati mostrano una preferenza differenziata a seconda del tipo di servizio: per le visite di controllo e il monitoraggio dopo il trattamento i pazienti tendono a scegliere il medico specialista, mentre per la cura di supporto indicano come figura di riferimento l’infermiere oncologico.

Lo studio evidenzia, inoltre, che il tipo di professionista e la completezza della visita sono tra i fattori più rilevanti nel determinare il valore percepito dell’assistenza.

Gli infermieri emergono come figure chiave per rispondere alla crescente domanda di cure oncologiche, soprattutto in un contesto di carenza di personale medico, grazie alla capacità di offrire interventi personalizzati e modelli di cura più flessibili. L’espansione delle competenze infermieristiche specialistiche potrebbe quindi rappresentare una strategia efficace per coniugare qualità dell’assistenza e sostenibilità dei sistemi sanitari.

Il contesto e il punto di partenza

Il numero di persone che sopravvivono dopo una diagnosi di tumore è in costante crescita a livello globale. 

I progressi terapeutici hanno trasformato molte neoplasie in condizioni croniche e a lungo termine, rendendo sempre più centrale la fase del follow-up e della gestione dei bisogni assistenziali nel tempo. 

Tradizionalmente, il medico specialista oncologo rappresenta il punto di riferimento per le visite di controllo e la sorveglianza post-trattamento. Negli ultimi anni il ruolo degli infermieri oncologici si è progressivamente ampliato, includendo la gestione dei sintomi, l’educazione terapeutica, il supporto psicologico e l’accompagnamento nei percorsi di cura. 

I modelli assistenziali guidati dagli infermieri hanno mostrato in generale buoni livelli di efficacia e soddisfazione dei pazienti, contribuendo a rendere più sostenibile l’organizzazione dei servizi. Tuttavia, ciò che è efficace o organizzativamente vantaggioso non coincide necessariamente con ciò che i pazienti preferiscono. 

Le evidenze disponibili suggeriscono che le scelte dei pazienti possono variare in base al tipo di servizio richiesto: sorveglianza clinica, consulenza sullo stile di vita, supporto psicologico o gestione degli effetti collaterali. Inoltre, oltre al “chi” eroga la prestazione, entrano in gioco altri fattori come la completezza della visita, la modalità di erogazione (in presenza o a distanza), la continuità del professionista e i costi.

Di conseguenza è importante  comprendere, in modo sistematico, quali siano le preferenze dei pazienti oncologici rispetto ai diversi professionisti sanitari e quali caratteristiche  dell’assistenza pesino maggiormente nelle loro valutazioni. È da questa esigenza che prende avvio la revisione sistematica oggetto di questa pillola.

Le caratteristiche dello studio

Questa “pillola di scienza” si basa su una revisione sistematica che ha analizzato studi pubblicati tra il 2014 e il 2025, volti a indagare le preferenze dei pazienti oncologici rispetto ai professionisti sanitari coinvolti nella loro assistenza. In particolare, sono stati inclusi studi che utilizzavano metodologie di scelta discreta (Discrete Choice Experiments – DCE) o best-worst scaling, ovvero strumenti che permettono di misurare in modo quantitativo sia le preferenze sia  i compromessi che i pazienti sono disposti ad accettare. 

La revisione ha incluso 11 studi condotti in Australia, Regno Unito e Cina, coinvolgendo pazienti con tumore della mammella, dello stomaco, del colon-retto, della prostata o con diagnosi oncologiche miste. Gli scenari analizzati riguardavano principalmente due ambiti: il follow-up post-trattamento (visite di controllo, sorveglianza, transizione ospedale-territorio) e le cure di supporto (consulenze dietetiche, programmi di attività fisica, screening per ansia e depressione, supporto nutrizionale).

Oltre al tipo di professionista, gli studi hanno valutato diversi aspetti dell’assistenza: modalità della visita (in presenza oppure a distanza), frequenza e durata degli appuntamenti, continuità del professionista, completezza della consulenza, costi a carico del paziente e tempi di attesa. In alcuni casi è stata anche stimata la “disponibilità a pagare” , cioè quanto valore economico i pazienti attribuiscono a uno specifico professionista o a una determinata caratteristica del servizio.

I risultati ottenuti

I risultati mostrano una chiara differenziazione delle preferenze in base al tipo di assistenza considerato.

Per quanto riguarda il follow-up e la sorveglianza post-trattamento, il medico specialista oncologo risulta il professionista più frequentemente preferito dai pazienti. Questo dato suggerisce che, quando l’obiettivo principale è il monitoraggio clinico e la gestione del rischio di recidiva, i pazienti tendono ad attribuire maggiore valore alla figura del medico specialista, pur riconoscendo un ruolo importante agli infermieri specializzati. 

Diverso è il quadro per le cure di supporto, come consulenze su dieta e attività fisica, programmi nutrizionali o screening per ansia e depressione. In questi scenari, l’infermiere oncologico è risultato il professionista più frequentemente preferito, spesso davanti a dietisti, psicologi o medici specialisti. La gestione dei sintomi, il supporto personalizzato e l’accompagnamento nel percorso di cura vengono percepiti come ambiti di competenza tipicamente infermieristica. 

Un altro elemento rilevante riguarda l’importanza data  ai i diversi aspetti dell’assistenza. Il tipo di professionista è risultato, nella maggior parte degli studi, uno degli aspetti più determinanti nella scelta, insieme alla completezza della visita e alla modalità di erogazione (in presenza o tramite strumenti digitali). I pazienti attribuiscono particolare valore alla percezione di competenza specifica in ambito oncologico e alla qualità approfondita della consulenza ricevuta.

Infine, le analisi sulla disponibilità a pagare mostrano che i pazienti sono disposti a sostenere un costo maggiore per essere seguiti da professionisti con competenze specialistiche in oncologia, confermando l’elevato valore attribuito all’expertise clinica. 

Nel complesso, i risultati evidenziano che le preferenze non sono statiche, ma dipendono dal momento del percorso di cura e dal tipo di bisogno assistenziale.

I limiti dello studio 

Sebbene la revisione fornisca indicazioni chiare sulle preferenze dei pazienti oncologici, alcuni limiti devono essere considerati nell’interpretazione dei risultati.

In primo luogo, gli studi inclusi sono stati condotti solo in tre  Paesi (Australia, Regno Unito e Cina), contesti con sistemi sanitari, modelli organizzativi e meccanismi di finanziamento differenti. Questo può influenzare le preferenze espresse e limitarne la generalizzabilità ad  altre realtà. Inoltre, la maggior parte delle evidenze riguarda tumori solidi e pazienti adulti, con scarsa rappresentazione di altre popolazioni, come persone con neoplasie ematologiche o gruppi socialmente più vulnerabili. 

Un secondo limite riguarda la natura stessa degli esperimenti di scelta discreta. Le preferenze vengono espresse in scenari ipotetici e non in situazioni reali di cura; ciò significa che le scelte dichiarate potrebbero non coincidere pienamente con i comportamenti effettivi quando il paziente si trova a dover prendere decisioni reali .

Infine, gli studi analizzano le preferenze a livello di gruppo e non sempre tengono conto delle differenze individuali legate all’età, al livello di istruzione, alla fase della malattia o alla condizione clinica.

Quali le novità e le prospettive

La principale novità della revisione è l’aver quantificato in modo sistematico le preferenze dei pazienti oncologici, mostrando che il tipo di professionista e la completezza della visita sono determinanti nelle scelte, con una preferenza per il medico specialista nel follow-up e per l’infermiere oncologico nelle cure di supporto.

Questi risultati suggeriscono la necessità di modelli assistenziali più flessibili e dinamici, capaci di adattarsi alle diverse fasi del percorso di malattia. In prospettiva, l’espansione delle competenze degli infermieri specialisti e lo sviluppo di modelli di cura condivisi o autonomi potrebbero rispondere ai bisogni dei pazienti, contribuendo al tempo stesso alla sostenibilità dei sistemi sanitari in un contesto di crescente domanda di assistenza oncologica.

 

A cura di Cristian Vairo




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