Non di rado, dopo aver ricevuto la prescrizione di determinati test diagnostici, ci chiediamo che cosa andrà realmente a indagare quello strumento. E, soprattutto, perché il medico ha scelto proprio quel tipo di esame.
Ci fidiamo – giustamente – del suo parere, ma spesso restiamo con un po’ di curiosità…e anche qualche dubbio.
Eppure, conoscere cosa c’è dietro può essere davvero interessante, oltre che utile per affrontarli con maggiore consapevolezza.
Che cos’è un test diagnostico
Un test diagnostico è uno strumento che permette di raccogliere informazioni sullo stato di salute di una persona.
Può servire a individuare una malattia, confermare un sospetto clinico o monitorare l’efficacia di una terapia.
In altri casi viene utilizzato anche a scopo preventivo, per riconoscere alterazioni ancora silenziose, come avviene con i test di screening.
Possiamo suddividere i test diagnostici in due grandi categorie principali:
- Diagnostica di laboratorio, che analizza campioni biologici come sangue, urine o saliva per valutare parametri biochimici e/o ormonali.
- Diagnostica strumentale, che utilizza apparecchiature per ottenere informazioni anatomiche o funzionali sugli organi del nostro corpo.
In quest’ultimo gruppo, un ruolo centrale è svolto dalla diagnostica per immagini – probabilmente la tipologia di test che genera più dubbi e curiosità, anche per via delle tante sigle come PET, TAC, RM e così via.
Diagnostica per immagini: vedere per capire
La diagnostica per immagini comprende tutte le tecniche che permettono di visualizzare l’interno del corpo umano senza ricorrere a interventi chirurgici.
Dalla prima radiografia realizzata nel 1895 da Wilhelm Conrad Röntgen a oggi, la tecnologia ha compiuto passi da gigante, consentendo di ottenere immagini tridimensionali, ad altissima definizione e persino in tempo reale.
Le varie metodiche si differenziano principalmente per il tipo di energia utilizzata: raggi X, ultrasuoni, campi magnetici o radioisotopi.
Ognuna di esse fornisce immagini diverse, in grado di mostrare la struttura o il funzionamento degli organi e dei tessuti del nostro corpo.
Le principali tecniche di imaging: differenze e utilizzi
Non è semplice elencare tutte le tecniche di diagnostica per immagini, perché spesso si specializzano in base al distretto corporeo esaminato.
Qui di seguito elenchiamo quelle che più frequentemente vengono prescritte nella pratica clinica.
Radiografia (RX)
È la forma più semplice e diffusa di diagnostica per immagini. Utilizza raggi X per ottenere immagini bidimensionali, ideali per studiare ossa, polmoni e denti.
È un esame rapido, indolore e a basso costo, anche se fornisce informazioni limitate sui tessuti molli.
In questo gruppo rientrano anche alcuni esami specifici come la mammografia, un tipo speciale di radiografia che crea immagini dettagliate del seno, la MOC (mineralometria ossea computerizzata), che misura la densità minerale dell’osso e rappresenta lo strumento di riferimento per la diagnosi e la prevenzione dell’osteoporosi e altri.
TAC (Tomografia Assiale Computerizzata)
Anche la TAC utilizza i raggi X, ma grazie all’elaborazione computerizzata produce immagini tridimensionali molto dettagliate.
È particolarmente utile per esaminare organi interni, cervello, torace, addome e ossa.
Talvolta viene somministrato un mezzo di contrasto per migliorare la visibilità di alcune strutture.
Rispetto alla radiografia, la TAC comporta una maggiore esposizione ai raggi X, ma fornisce informazioni molto più precise e complete.
Risonanza Magnetica (RM)
La risonanza magnetica non utilizza radiazioni, ma campi magnetici e onde radio.
Offre immagini ad altissima definizione, soprattutto dei tessuti molli come cervello, muscoli, legamenti e organi interni.
È una tecnica sicura e non invasiva, anche se richiede più tempo e può risultare poco confortevole per chi soffre di claustrofobia, anche se oggi esistono apparecchi di risonanza “aperti”, con un tunnel più ampio e meno chiuso.
Non possono sottoporsi a questo esame persone con dispositivi metallici interni come pacemaker, perché il campo magnetico potrebbe interferire con il loro funzionamento.
Ecografia
L’ecografia sfrutta ultrasuoni, cioè onde sonore ad alta frequenza, completamente innocue per l’organismo.
È molto utilizzata per lo studio di organi addominali, tiroide, apparato muscoloscheletrico e gravidanze, poiché consente di osservare in tempo reale i movimenti interni.
È un esame veloce, economico e privo di controindicazioni.
Una variante è l’ecocolordoppler, impiegata in cardiologia e angiologia: fornisce immagini a colori dei flussi venosi e arteriosi, evidenziando anche le più piccole alterazioni delle pareti dei vasi sanguigni.
Scintigrafia
La scintigrafia è un esame di medicina nucleare.
Prevede la somministrazione di una piccola quantità di sostanza radioattiva (detta tracciante), che si concentra in specifici organi o tessuti.
Una speciale telecamera rileva l’emissione del tracciante, fornendo informazioni funzionali (cioè su come lavora un organo) più che sulla sua struttura.
Viene usata, per esempio, per lo studio di tiroide, cuore, reni e ossa.
PET (Tomografia a Emissione di Positroni)
La PET è una tecnica avanzata di medicina nucleare, simile alla scintigrafia ma più sofisticata.
Utilizza traccianti che mettono in evidenza l’attività metabolica delle cellule.
È particolarmente utile in oncologia, perché permette di individuare aree di elevato metabolismo, tipiche delle cellule tumorali, e di monitorare la risposta alle terapie.
Spesso viene associata alla TAC (PET-TAC) per ottenere in un unico esame informazioni anatomiche e funzionali.
In conclusione: scegliere l’esame giusto
Ogni metodica ha i suoi vantaggi e limiti. La scelta dell’esame più adatto dipende da ciò che il medico desidera indagare: la struttura di un organo (come con TAC o risonanza) oppure la sua funzione (come con scintigrafia o PET). Per questo è fondamentale affidarsi sempre al giudizio dello specialista, evitando autodiagnosi o esami non necessari.
La diagnostica per immagini rappresenta oggi uno strumento indispensabile della medicina moderna: permette di guardare dentro il corpo senza invaderlo, aiutando medici e pazienti a comprendere meglio ciò che accade.
Conoscere – anche solo in modo generale – le differenze tra TAC, PET, scintigrafia o risonanza significa affrontare un esame con maggiore serenità e partecipare in modo più attivo al proprio percorso di salute.
