A soli 8 mesi dalla scoperta del nuovo coronavirus sono più di dodici i vaccini in sperimentazione contro il SARS-CoV-2.
La “corsa al vaccino“, giustificata dalla drammaticità dei risvolti sanitari, sociali ed economici della pandemia, ha avuto l’effetto di accelerare le fasi della sperimentazione, che sta avvenendo secondo tempi e modalità piuttosto inusuali per la ricerca medica.
Questa situazione rende più complicata la valutazione dell’efficacia dei nuovi vaccini.

Sul magazine Scienza in Rete Luca Savarino (Università del Piemonte Orientale), Guido Forni (Accademia Nazionale dei Lincei) e Paolo Vineis (Imperial College) spiegano perché l’imposizione di una vaccinazione obbligatoria nelle democrazie occidentali potrebbe rivelarsi una soluzione fallimentare.

Al momento attuale, oltre una dozzina di vaccini contro il virus SARS-CoV-2 sono in sperimentazione sull’uomo. Solo pochi tra questi sono stati preparati seguendo tecnologie “tradizionali”, già ben collaudate con numerosi altri vaccini, cioè partendo dal virus che viene reso incapace di riprodursi (inattivato) o che è in grado di causare solo una malattia molto lieve (attenuato). La sperimentazione sui vaccini tradizionali di questo tipo è portata avanti principalmente da alcuni enti di ricerca in Cina e in India. CONTINUA A LEGGERE SU SCIENZA IN RETE

 

Foto di Jcomp su Freepik.com

 

 

 

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