Con l’estate inizia il periodo più critico per i colpi di calore, complici le sempre più frequenti ondate di calore: condizioni di caldo sopra la norma che si protraggono per giorni, causando disagi e uno strascico di malori nelle fasce più deboli della popolazione, come gli anziani.

Con il contributo del Prof. Enrico Ferrero, esperto di Fisica dell’Atmosfera dell’Università del Piemonte Orientale, cerchiamo di capire cosa causa queste ondate di calore, perché sono pericolose e come affrontarle.

Come definirebbe le ondate di calore?

In linea generale sono dei periodi di temperature elevate, a livelli anomali rispetto alle condizioni abituali, che si protraggono per almeno una settimana.
Le “condizioni abituali” variano molto da zona a zona. Sono importanti perché noi siamo adattati alle temperature medie del nostro ambiente e se queste cambiano ne risentiamo. Ad esempio, uno studio che stiamo facendo con i colleghi di Economia, promosso dalla Banca d’Italia, sta evidenziando che i cambiamenti climatici potrebbero influenzare la fertilità.

Perché avvertiamo disagio quando le alte temperature superano certi limiti?

In realtà, le variazioni dalla temperatura media non sono l’unico fattore che influisce sul nostro “disagio bioclimatico”. Bisogna considerare, per esempio, l’umidità elevata, che impedendo una buona evaporazione del nostro sudore determina un aumento del calore percepito o apparente. Giocano un ruolo importante anche le temperature massime e minime che vengono raggiunte durante una stessa giornata. Pensiamo a cosa succede quando anche nelle ore serali la temperatura non scende sotto certi valori: il fresco ristoratore tarda ad arrivare e questo peggiora la nostra sensazione di disagio.
Si parla di ondate di calore quando il protrarsi di queste condizioni comporta conseguenze sulla salute, come i colpi di calore.

A cosa sono dovute queste situazioni climatiche anomale?

Dipendono ovviamente dalle condizioni ambientali. Per esempio, nei grandi centri urbani gioca un ruolo chiave il fenomeno dell’isola di calore urbana, un’area dove la temperatura è maggiore rispetto all’esterno. Le isole di calore sono dovute al fatto che le superfici cittadine sono perlopiù ricoperte da asfalto e da cemento, che assorbono molto il calore e lo trattengono, cosa che invece nelle campagne attorno alla città non avviene. Quindi, nei centri urbani questo accumulo di calore fa sì che la temperatura rimanga più elevata sia di giorno sia dopo il tramonto, quando avrà più difficoltà a scendere a livelli tipici della notte. Una soluzione a breve e medio termine per questo fenomeno nelle aree urbane è sicuramente aumentare le zone verdi e la copertura di alberi: le piante mitigano il calore donando una sensazione di sollievo, ombreggiano gli edifici e aiutano ad assorbire la CO2, tra le maggiori cause dei cambiamenti climatici. Tra gli altri fattori ambientali che giocano un ruolo per le ondate di calore, l’altitudine è importante: ad alta quota è più difficile avere situazioni di caldo eccessivo prolungato. Ma anche a valle ci sono zone dove è più facile che si verifichino e altre meno. La conformazione della Pianura Padana, ad esempio, non permette una buona circolazione dell’aria, pertanto in quella zona l’accumulo di calore e di umidità è più facile. In zone costiere, come quelle della Liguria o della Toscana, l’effetto del mare è mitigante per via della maggiore ventilazione. Infine, il cambiamento climatico globale ha un ruolo importante nell’aumento di fenomeni estremi, ondate di calore incluse.

L’impatto delle ondate di calore sulla salute

Le conseguenze più gravi delle ondate di calore sulla salute sono gli eventi cardiovascolari avversi, le lesioni renali e i colpi di calore, che portano all’aumento della mortalità in questi periodi, soprattutto nelle fasce di età deboli come quella anziana.

Nell’area di Torino”, ci informa il Prof. Ferrero, “si risente particolarmente di questi fenomeni climatici. Nel giugno del 2019 c’è stato un periodo in cui le temperature sono rimaste sopra i 30 gradi con picchi anche di 38: la mortalità della popolazione sopra i 65 anni, mediamente intorno a 20 decessi giornalieri, in quel periodo è aumentata fino a quasi il doppio.

Una mortalità ancora maggiore interessa gli anziani che soffrono di patologie croniche come l’ipertensione, le malattie cardiovascolari (il tasso di mortalità dovuto a queste malattie aumenta fino a 6 volte durante le ondate di calore), le malattie renali croniche, l’obesità e il diabete di tipo 2.

Queste malattie croniche e l’invecchiamento provocano diversi effetti negativi poiché indeboliscono i meccanismi fisiologici che ci permettono di dissipare il calore corporeo in eccesso e nello stesso tempo di mantenere stabile la pressione sanguigna e la capacità del sistema cardiocircolatorio di irrorare di sangue i nostri organi.

La maggiore causa di mortalità in risposta a periodi di caldo eccessivo sono, infatti, eventi cardiovascolari avversi come l’infarto del miocardio e l’ictus ischemico che da soli coprono fino al 90% dei decessi dovuti alle ondate di calore. Si tratta solitamente di avvenimenti improvvisi che non hanno necessariamente a che fare con una storia pregressa di patologie cardiovascolari e che, purtroppo, tendono a dare il loro esito fatale prima che sia possibile l’ospedalizzazione.

Anche le lesioni alla funzione renale sono un rischio da non sottovalutare durante le ondate di calore, soprattutto per i più anziani. Nella terza età, infatti, la funzionalità dei reni decresce e, al contempo, la predisposizione alla disidratazione aumenta. In seguito alle alterazioni del flusso sanguigno dovute alla calura che portano alla minor perfusione dei reni, spesso si originano situazioni ischemiche a livello dei glomeruli renali che sono causa diretta di danno renale acuto, una condizione a elevato rischio di mortalità.

Il mal d’estate: i colpi di calore

Con l’età diminuisce la capacità di produrre sudore in risposta all’aumento della temperatura ambientale. Diminuisce anche l’incremento della gittata cardiaca che accompagna di norma uno stress da calore, e questo concorre a peggiorare la capacità dell’anziano di dilatare i vasi sanguigni superficiali per portare verso l’esterno il calore delle zone più profonde del corpo. Per questo il rischio di subire colpi di calore, è molto maggiore per gli over 65 rispetto ad altre fasce di età.

Le migliori contromisure, in questo caso, sono comportamentali, come spostarsi in un luogo più fresco oppure usare l’aria condizionata. Per gli anziani non è sempre facile, però, mettere in atto strategie di evitamento del calore, per esempio quando sono compromesse le capacità funzionali e cognitive, ma anche perché sono meno capaci di percepire il proprio stato termico.

Il risultato è che chi non riesce a sottrarsi alla calura prolungata deve affidarsi alle risposte fisiologiche al calore che, rese meno efficaci a causa dell’invecchiamento o delle malattie correlate all’invecchiamento, falliscono nel compito. Questo accumulo può condurre ai colpi di calore.

Il rischio di subire episodi di ipertermia, altro nome dei colpi di calore, dipende dal fatto che l’eccessivo calore ambientale non ci permette di mantenere più il nostro calore corporeo entro i normali 36/37 gradi e la nostra temperatura sale, quindi, oltre i 39 gradi come se avessimo la febbre. Gli altri sintomi caratteristici che accompagnano l’ipertermia sono il blocco della sudorazione, la confusione mentale, il mal di testa, la tachicardia, il calo della pressione, l’arrossamento della pelle, la nausea e il vomito.

In assenza di un intervento rapido la situazione può diventare ancor più seria e compromettere in modo permanente la salute del paziente o addirittura portarlo al decesso.

Come possiamo difenderci dalle ondate di calore?

Il Prof Ferrero ci consiglia, prima di tutto, di restare aggiornati sulle condizioni climatiche.

Pochissimi sanno che la Protezione Civile, le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) e anche il Ministero della Salute emettono dei bollettini di rischio di allerta in tanti campi. Per esempio, il rischio di alluvione quando piove tanto e il rischio valanghe dopo grandi nevicate. In generale i bollettini vengono emessi giornalmente sui siti internet di questi enti e coprono tutte le situazioni di rischio dovute a eventi climatici e meteorologici incluse le ondate di calore. Sono pensati per essere molto semplici da leggere: c’è un codice colore progressivo che abbina il verde al livello 0, il giallo al livello 1, l’arancione al livello 2 e il rosso al rischio massimo, il livello 3.

                DOVE GUARDARE:              Sito dell’ARPA Piemonte               Sito del Ministero della Salute

Il principale tramite dell’informazione dovrebbero essere gli enti locali e gli organi di informazione, come quelli che diffondono le previsioni del tempo. Tuttavia, associare le indicazioni di rischio alle previsioni non è una prassi molto diffusa: probabilmente c’è la paura di allarmare.

Semplici accorgimenti per stare freschi

In base alle previsioni di rischio, poi, si possono attuare contromisure per difendersi dalle ondate di calore.

Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità consigliano, in primo luogo, di tenere sotto controllo la temperatura della propria abitazione affinché non salga troppo: non deve superare i 24 gradi di notte e i 32 di giorno.

Quando ciò non è possibile, per sopportare meglio le ondate di calore si possono frequentare maggiormente ambienti condizionati aperti al pubblico, come i centri commerciali.

È ovviamente importante reintegrare i liquidi persi con la sudorazione bevendo molta acqua, evitando però le bevande che contengono alcool, caffeina e quelle molto zuccherate.

Un passo in più, alla portata di tutti, è programmare le proprie attività in modo da evitare di esporsi a situazioni di calore prolungato, restando al chiuso durante le ore più calde e concentrando le attività che richiedono fatica fisica nella prima mattina, il momento più fresco della giornata.

Se proprio non si riesce a evitare il calore, è importante trovare ogni modo possibile per abbassare il proprio calore corporeo, mantenendo il corpo fresco e idratato con frequenti docce e indossando abiti adeguatamente leggeri.

 

Fonti

Meade RD et Al – Physiological factors characterizing heat-vulnerable older adults: A narrative review – Environment International Vol 144, November 2020, 105909
Public health advice on preventing health effects of heat – WHO, 2011

Articoli Correlati


Iscriviti alla Newsletter

* Richiesti
Scegli la newsletter
Consenso all’utilizzo dei dati

Aging Project userà le informazioni che fornisci al solo scopo di inviarti la newsletter richiesta.

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento cliccando sul link che trovi nel footer dell'email. Per informazioni sulla Privacy Policy clicca qui.

Cliccando su "Acconsenti", accetti anche che le tue informazioni saiano trasferite a Mailchimp per l'elaborazione. Ulteriori informazioni sulle privacy di Mailchimp qui