“Il caffè della pazza gioia” della scrittrice svedese Hemma Hamberg è stato pubblicato nel 2021 ed è tornato recentemente sotto i riflettori grazie all’adattamento cinematografico Je m’appelle Agneta, disponibile su Netflix. Titolo che, come vedremo, non è una scelta casuale.
La protagonista è Agneta, una donna svedese di 49 anni che si sente intrappolata in una vita che non riconosce più. Il matrimonio con il marito Magnus si è trasformato in una convivenza stanca e piena di incomprensioni. Magnus è un convinto sostenitore di uno stile di vita rigorosamente salutista e controlla con attenzione ciò che si mangia in famiglia. Agneta, per reazione, nasconde sotto al letto vino e formaggio, trasformando la camera in un improbabile rifugio gastronomico. Anche il rapporto con i figli ormai grandi appare sfilacciato: le telefonate arrivano soprattutto quando c’è bisogno di un bonifico o di una ricarica della carta di credito. E come se tutto ciò non bastasse, il lavoro è sempre più noioso e precario.
La svolta arriva grazie a un annuncio letto per caso sul giornale. In Francia cercano una ragazza alla pari che parli svedese. Spinta più dalla voglia di evasione che dalla razionalità, Agneta lascia la famiglia, il lavoro, la sua scorta di vino e formaggio, e parte. Arrivata in una Provenza accogliente e piena di vita, scopre però che l’annuncio non corrisponde affatto alle sue aspettative e ad attenderla non c’è un bambino da accudire, ma Einar, un anziano signore eccentrico che vive in una grande casa piena di ricordi.
Ben presto Agneta si rende conto che qualcosa non va. Spesso quando Einar la incontra è come se la vedesse per la prima volta: le chiede chi sia, e lei si ripresenta. Je m’appelle Agneta. Mi chiamo Agneta. «Il fatto che non mi riconosca, il passare da una lingua all’altra, la tendenza a barcollare e parlare con chi non c’è più […] deve trattarsi di demenza senile». Malgrado tutto, Einar conserva un carattere vivace e una certa consapevolezza delle proprie difficoltà:
«Non mi rendo più tanto conto delle cose, faccio un po’ confusione… sono un vecchio rimbambito».
Agneta risponde senza esitare: «Sai che ti dico? Sei la cosa migliore che mi sia successa». Ed è proprio vero, perché grazie a Einar e a questa esperienza, Agneta riscopre sé stessa.
Un aspetto interessante è proprio il modo in cui il romanzo racconta la mezza età. Agneta si trova in una fase della vita spesso percepita come un periodo di declino o di rinuncia. Persino il marito interpreta il suo desiderio di cambiamento come il risultato di uno squilibrio ormonale, attribuendo la colpa alla menopausa e suggerendo come soluzione un appuntamento dalla ginecologa. Il romanzo ribalta questa lettura. La decisione di partire nasce proprio dal bisogno di Agneta di reinventarsi e ritrovare una parte di sé che era stata soffocata per anni. Pur essendo in un’età in cui molti sentono di dover rimanere nel percorso già tracciato, Agneta accetta l’incertezza e si rimette in gioco.
Il caffè della pazza gioia è prima di tutto un libro costruito per intrattenere. La trama alterna situazioni comiche, personaggi eccentrici e momenti di tenerezza, e in più di un’occasione il romanzo mi ha strappato una sonora risata. Per chi cerca una lettura leggera, il libro mantiene tutte le promesse. Per chi invece è caregiver o si occupa o si interessa di invecchiamento, offre anche qualche spunto di riflessione su come raccontiamo la mezza età e la demenza.
Scheda del libro “Il caffè della pazza gioia”
- Autrice: Emma Hamberg
- Editore: Giunti
- Pagine: 368
