Riferimento bibliografico
Schoenborn, N. L., Gollust, S. E., Nagler, R. H., Pollack, C. E., Boyd, C. M., Xue, Q. L., & Schonberg, M. A. (2024). Effect of Messaging on Support for Breast Cancer Screening Cessation Among Older US Women: A Randomized Clinical Trial. JAMA network open, 7(8), e2428700.
https://doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2024.28700
In sintesi
Molte donne anziane continuano a sottoporsi a screening per il tumore al seno anche oltre i limiti raccomandati dalle linee guida mediche. In alcuni casi, soprattutto in presenza di altre gravi patologie o limitazioni funzionali, questi controlli possono essere inutili o persino dannosi.
L’obiettivo dello studio è stato quello di capire se e come un messaggio ben costruito può influenzare il parere delle donne anziane sull’interruzione dello screening mammografico e le loro intenzioni personali di continuarlo o meno.
Il contesto e il punto di partenza
Sebbene lo screening mammografico possa ridurre la mortalità e la morbilità correlata al cancro al seno, può anche causare danni come falsi positivi e sovradiagnosi.
Nel caso delle donne anziane con più patologie croniche, i potenziali rischi legati allo screening superano spesso i benefici. Per questo motivo, le linee guida indicano di proseguire lo screening solo fino ai 75 anni o finché l’aspettativa di vita resta pari o superiore a 10 anni.
Tuttavia, nella pratica clinica, molte donne continuano a sottoporsi a mammografia anche oltre questi limiti: il 50,6% delle donne over 75 e il 42,8% di quelle con un’aspettativa di vita inferiore ai 10 anni riceve comunque lo screening.
L’influenza dei media e del contesto sociale ha contribuito a mantenere elevati i livelli di screening, anche quando non è più raccomandato.
Sebbene le strategie comunicative si siano già dimostrate efficaci nel modificare altri comportamenti a rischio per la salute, come il fumo, sono ancora poco esplorate come strumento per contrastare l’eccesso di screening.
Questo studio ha voluto testare, in modo sperimentale, se l’esposizione a un messaggio mirato possa aumentare il sostegno e la disponibilità delle donne a interrompere lo screening mammografico quando non più necessario.
Caratteristiche dello studio
Si tratta di uno studio clinico randomizzato online condotto su scala nazionale negli Stati Uniti (maggio–giugno 2023), che ha coinvolto oltre 3.000 donne di età compresa tra i 65 e 75 anni, senza diagnosi di tumore al seno.
In particolare, si è posta attenzione alla fascia 65-75 anni, poiché molte donne in questa età, se affette da più patologie croniche o da limitazioni funzionali, possono avere un’aspettativa di vita inferiore ai 10 anni. Inoltre, l’esposizione a un messaggio sull’interruzione dello screening potrebbe non solo influenzare le loro decisioni future, ma anche quelle delle persone nella loro rete sociale.
Lo studio è stato condotto tramite un esperimento strutturato in due fasi.
Le partecipanti sono state assegnate in modo casuale a diversi gruppi, che differivano per:
- numero di messaggi ricevuti (nessuno, uno o due);
- fonte del messaggio (solo un medico, un medico dopo un articolo di giornale, oppure un medico dopo un familiare);
- contenuto del messaggio (promuovere l’interruzione dello screening oppure la sua continuazione).
In questo studio, vengono presentati solo i risultati relativi ai messaggi che incoraggiavano a interrompere lo screening. I dati riguardanti i messaggi con contenuti contrastanti (cioè, sia pro sia contro lo screening) sono stati pubblicati separatamente.
Il messaggio per la cessazione dello screening poteva provenire da 3 fonti: medico,
notizia di giornale o familiari. Le partecipanti sono state suddivise in 4 gruppi:
- Nessun messaggio (gruppo di controllo)
- Messaggio da parte di un medico
- Messaggio prima da un articolo di giornale e poi da un medico
- Messaggio prima da un familiare e poi da un medico
Il supporto all’interruzione dello screening e le intenzioni di screening sono stati valutati su scale a 7 punti (valori più alti indicano un maggior supporto all’idea di interrompere lo screening).
I risultati ottenuti
Lo studio ha mostrato che ricevere un messaggio da parte di un medico è stato sufficiente per aumentare il sostegno all’idea di interrompere lo screening mammografico in età avanzata, rispetto a chi non aveva ricevuto alcuna comunicazione sul tema.
Tuttavia, l’effetto è stato ancora più evidente quando il messaggio è stato veicolato da più fonti nel tempo, ad esempio prima da un articolo di giornale o da un familiare, e poi confermato da un medico. Questo approccio ha rafforzato la credibilità e l’efficacia del messaggio.
Le donne con più di 75 anni o con una prospettiva di vita inferiore a 10 anni si sono
dimostrate particolarmente ricettive: in questi gruppi è emersa una maggiore disponibilità a considerare l’interruzione dello screening.
Anche le intenzioni personali delle partecipanti riguardo allo smettere di sottoporsi alla
mammografia hanno seguito lo stesso andamento, confermando che la comunicazione efficace può influenzare in modo significativo le scelte individuali.
Limiti dello studio
Lo studio si distingue per il campione ampio e nazionale, il disegno sperimentale randomizzato e l’analisi degli effetti del messaggio nel tempo.
Tra i limiti, ci sono possibili distorsioni dovute al campionamento e alle mancate
risposte.
Rispetto ai dati del censimento, le partecipanti erano in media più giovani, più frequentemente di etnia bianca e con un livello d’istruzione più alto. Inoltre, lo studio ha incluso solo donne anglofone e con un livello di alfabetizzazione sanitaria generalmente superiore alla media.
Questi fattori possono ridurre la generalizzabilità dei risultati, anche se il disegno randomizzato garantisce una buona validità interna.
Lo scenario proposto era ipotetico, quindi le risposte potrebbero non riflettere del tutto le decisioni reali, ma l’inclusione dell’intenzione personale di sottoporsi a screening ha aiutato a compensare questo limite.
Lo studio ha valutato anche l’effetto di fonti diverse dal medico, ma non ha testato
combinazioni di sole fonti non cliniche.
Quali novità
Un messaggio ben progettato, soprattutto se ripetuto e proveniente da fonti diverse (medico, media, famiglia), può aiutare le donne anziane a considerare consapevolmente l’interruzione dello screening per il tumore al seno quando non più necessario. Questo approccio potrebbe migliorare la comunicazione in ambito medico e ridurre il fenomeno del cosiddetto overscreening.
Il messaggio può incoraggiare a divulgare i materiali rivolti al pubblico o ai pazienti ed essere integrato negli strumenti di supporto decisionale e nelle richieste di cartelle cliniche elettroniche per ottimizzare lo screening.
Quali prospettive
Studi futuri dovrebbero coinvolgere potenziali fonti diverse di messaggio per esaminare la fattibilità e l’accettabilità di strategie di messaggistica multilivello e il loro effetto. Un approccio comunicativo mirato e multiprofessionale, che includa il medico come figura chiave, può aumentare il sostegno e l’intenzione di interrompere lo screening mammografico quando i rischi superano i benefici.
A cura di Martina Chiatti

