Riferimento bibliografico 

Burton M, Marsden D, Harish D, Morris P, Heneghan C, Butler A, Nunan D. Subcutaneous Levodopa in Parkinson’s Disease: A Systematic Review and Meta-Analysis. Eur J Neurol. 2026 Feb;33(2):e70506. doi: 10.1111/ene.70506. PMID: 41609336; PMCID: PMC12853972. 

In sintesi

Nella Malattia di Parkinson avanzata, la levodopa orale può perdere efficacia causando fluttuazioni motorie, cioè variazioni, nel corso della giornata, della capacità di movimento e del controllo dei sintomi motori e periodi OFF, ovvero periodi di tempo in cui l’effetto della terapia si riduce o viene meno.

Le nuove formulazioni sottocutanee continue di levodopa mirano a garantire una stimolazione dopaminergica più stabile, riducendo il tempo OFF senza bisogno di ricorrere a procedure invasive.

Il contesto e il punto di partenza

La levodopa orale, associata a inibitori periferici della dopa-decarbossilasi, rappresenta oggi la terapia di riferimento per la Malattia di Parkinson. Con la progressione della malattia tuttavia molti pazienti sviluppano complicanze dovute alla stimolazione dopaminergica intermittente, soprattutto fluttuazioni motorie, con alternanza di periodi OFF (caratterizzati da rigidità, tremore, freezing della marcia e sintomi neuropsichiatrici) e discinesie da picchi dopaminergici. Il fenomeno del wearing-off (l’effetto della dose si esaurisce prima della dose successiva) interessa circa il 40% dei pazienti dopo 4-6 anni di terapia. 

Per ridurre queste  oscillazioni sono state sviluppate da diversi anni strategie di stimolazione dopaminergica continua, disponibili tramite infusioni intestinali di levodopa/carbidopa previo posizionamento di digiunostomia, caratterizzata dell’inserimento di una sonda che attraversa la parete addominale. Le nuove formulazioni sottocutanee di levodopa rappresentano un’alternativa meno invasiva, evitando la necessità di ricorrere all’intervento di digiunostomia.

Le caratteristiche dello studio

Gli autori hanno condotto una revisione sistematica con metanalisi di studi clinici che confrontavano infusioni sottocutanee continue di levodopa con la terapia orale standard. Sono stati inclusi nell’analisi sette studi, in cui 725 pazienti hanno ricevuto infusioni sottocutanee di levodopa/carbidopa o di foslevodopa/foscarbidopa. 

L’obiettivo principale era la valutazione della riduzione del tempo OFF giornaliero; tra gli outcome secondari: qualità di vita, qualità del sonno, sicurezza e tollerabilità del trattamento. 

I risultati ottenuti

La metanalisi ha mostrato come con la terapia infusionale sottocutanea si ottenga una riduzione del tempo OFF di circa 2 ore al giorno rispetto a quanto avviene con la  terapia orale. L’effetto ottenuto è stato considerato clinicamente rilevante: questa  riduzione, corrispondente a circa il 34% del tempo OFF basale, supera infatti la soglia di miglioramento clinicamente significativo già riportata in precedenti studi.

La terapia infusionale sottocutanea ha inoltre mostrato di apportare miglioramenti statisticamente significativi anche nei punteggi relativi alla qualità della vita (PDQ-39) e ai disturbi del sonno (PDSS-2). Inoltre, i dati suggeriscono un effetto più favorevole della foslevodopa/foscarbidopa sui sintomi notturni grazie a concentrazioni plasmatiche di levodopa più stabili.

Sul fronte degli effetti indesiderati, le terapie sottocutanee sono risultate associate a un aumento degli eventi avversi locali nel sito di infusione: eritema, dolore, edema, noduli e prurito. Non è emerso un incremento significativo degli eventi avversi gravi.

Gli effetti collaterali sistemici sono risultati in linea con quelli attesi nella terapia dopaminergica; le allucinazioni sembrano l’unico evento potenzialmente più frequente con foslevodopa/foscarbidopa. I dati sulle discinesie restano meno chiari, ma nei principali trial è stato osservato un aumento del tempo ON senza discinesie fastidiose, il che suggerisce che la riduzione del tempo OFF non comporti necessariamente un peggioramento rilevante delle discinesie.

Limiti dello studio

Tra i punti di forza della revisione figurano la coerenza dei risultati tra formulazioni e studi diversi. Tuttavia, bisogna considerare anche che molti outcome derivavano da diari e questionari compilati dai pazienti, con possibile bias di memoria e percezione; inoltre, l’analisi sui punteggi della qualità della vita è stata limitata dall’uso di scale diverse tra gli studi considerati.

Infine, mancano confronti diretti con altre terapie infusionali già utilizzate nella pratica clinica, come LCIG (Levodopa-Carbidopa Intestinal Gel) e LECIG (Levodopa-Entacapone-Carbidopa Intestinal Gel) e gli studi sono stati condotti in contesti ad alta disponibilità di risorse, il che ne limita la trasferibilità.

Quali la novità e le prospettive

Questa revisione suggerisce che l’infusione sottocutanea continua di levodopa possa rappresentare una strategia efficace e meno invasiva della digiunostomia per il trattamento della Malattia di Parkinson in fase avanzata con fluttuazioni motorie.

Un aspetto rilevante riguarda la trasferibilità nella pratica clinica: alcuni studi qualitativi suggeriscono che difficoltà tecniche, gestione del dispositivo ed eventi cutanei tendano a ridursi con l’esperienza e con un adeguato supporto assistenziale. Ciò evidenzia il ruolo cruciale della formazione di pazienti, caregiver e operatori sanitari nel migliorare tollerabilità e aderenza terapeutica.

 

A cura di Maria Martina Floris


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