Pillole di scienza

Malattie correlate all’invecchiamento

Tradizionalmente associata alla performance fisica, la creatina potrebbe essere anche un modulatore della funzione cerebrale nell’invecchiamento. Una revisione sistematica indaga il suo legame con memoria e attenzione.

L’IRCCS San Raffaele descrive la prima esperienza italiana con lecanemab e donanemab. I farmaci riducono l’amiloide e stabilizzano la cognizione, dimostrando la fattibilità clinica del trattamento.

Anziani e aderenza terapeutica: lo studio Ozok (2026) rivela l’importanza delle abitudini domestiche. L’IA può aiutare, ma solo se discreta, personalizzata e progettata per difendere l’autonomia.

Nella Malattia di Parkinson, non è solo la presenza di ipotensione ortostatica ad impattare sulla progressione della  malattia, ma anche la sua traiettoria nel tempo. Un peggioramento progressivo della risposta pressoria identifica pazienti con una malattia più aggressiva.

Uno studio su oltre 8.500 pazienti evidenzia che nel carcinoma colorettale stadio III l’oxaliplatino migliora la sopravvivenza solo fino ai 70 anni, mentre oltre tale età e nello stadio II non si osservano benefici, con maggiori interruzioni negli over 70.

Abelacimab, inibitore del fattore XI, riduce in modo significativo il sanguinamento rispetto a rivaroxaban nei pazienti con fibrillazione atriale. Lo studio AZALEA–TIMI 71 apre nuove prospettive per una terapia anticoagulante più sicura, in attesa dei dati di fase 3.

Uno studio di coorte mostra che negli anziani una maggiore aderenza alla dieta mediterranea, soprattutto se associata ad attività fisica regolare, è legata a una riduzione significativa dell’avvio di psicofarmaci, suggerendo un ruolo preventivo dello stile di vita.

Una scarsa qualità del sonno accelera l’invecchiamento cerebrale aumentando il Brain Age Gap. Lo studio mostra che l’infiammazione sistemica media parte di questo effetto. Il sonno emerge come un fattore modificabile per ridurre declino cognitivo e rischio di demenza.

La misofonia è una condizione neurologica caratterizzata da reazioni emotive intense a suoni specifici, i cosiddetti “trigger”. Lo studio dell’Università del Piemonte Orientale mostra come i soggetti misofonici presentino un’attivazione anomala dell’area uditivo–insula–limbica e un aumento del tono ortosimpatico.

Uno studio dell’UK Biobank evidenzia che l’accumulo di grasso viscerale, misurato tramite il Body Roundness Index (BRI), è associato a un maggiore rischio di multimorbidità cardiometabolica (CMM), soprattutto nei soggetti con invecchiamento biologico accelerato. Il BRI si dimostra superiore al BMI nel predire la CMM, e l’invecchiamento biologico funge da mediatore parziale nella relazione tra grasso viscerale e CMM.