Vino, bevanda millenaria. La sua storia affonda profondamente nella notte dei tempi e le sue origini sono descritte da svariate leggende che i popoli si tramandano da innumerevoli generazioni.
Il vino ha da sempre ricoperto una tale importanza che praticamente tutte le civiltà antiche lo hanno reso parte integrante della loro cultura e lo hanno impiegato indifferentemente in cucina come nei rituali religiosi. Anche la stessa vite, che ci dona i grappoli con cui il prezioso succo viene prodotto, ha rappresentato un simbolo carico di significati.  
In numerosi studi condotti in questi ultimi anni, il vino è stato associato ad effetti salutari.
Concetti come il cosiddetto “paradosso francese”  o l’impatto benefico della dieta mediterranea, suggeriscono l’esistenza di sicuri benefici per l’organismo umano. Il vino ha una composizione complessa, che è influenzata dal fatto che sia rosso o bianco o da altre variabili, come la varietà di uva o il terreno su cui è cresciuta la vite. All’alcool, in maniera molto moderata, ma soprattutto ai composti fenolici presenti, è stato attribuito un ruolo benefico. Due composti presenti nel vino rosso, il resveratrolo e la quercetina, hanno ricevuto particolare attenzione dagli scienziati in questi ultimi anni. Nella letteratura scientifica c’è molto lavoro sperimentale che conferma l’esistenza di un equilibrio benefico attribuibile ad entrambe le sostanze in vari organi e sistemi.

Il paradosso francese

Questo termine fu coniato nel 1980 da uno scienziato dell’Università di Bordeaux per spiegare la minore comparsa di malattie cardiache nella popolazione francese. Il punto di partenza è stata l’osservazione che, nonostante una dieta ricca di grassi di derivazione animale, i francesi hanno livelli relativamente bassi di malattia coronarica, se confrontati con le persone che vivono in Gran Bretagna o in Germania. Seguì una serie di studi, che sembravano inizialmente supportare questa idea. Nel tentativo di spiegare il paradosso, alcuni scienziati hanno sottolineato il fatto che i francesi consumano più vino (rosso) pro capite rispetto a molte altre nazioni. Forse, hanno ipotizzato i ricercatori, il vino rosso è una sorta di super-alimento che ha qualità protettive sull’apparato cardiovascolare. Oggi, dopo studi approfonditi, sembra che il vino rosso non sia il solo responsabile della cardioprotezione. Un ruolo altrettanto importante lo gioca lo stile alimentare. Tuttavia, la teoria del paradosso francese ha avuto il merito di concentrare l’attenzione su questa bevanda, permettendo di fare scoperte importanti.

Vi è una ragionevole unanimità nel confermare gli effetti benefici del moderato consumo di vino nelle malattie cardiovascolari, così come nel caso di diabete, osteoporosi, forse anche nelle malattie neurodegenerative e come promotore di longevità. Considerando le limitazioni legate alla presenza di alcool, i medici possono diffondere il messaggio che il bilancio del consumo moderato di vino sembra vantaggioso.

Rosso o bianco?

 

 L’attività protettiva del vino però non può essere attribuita soltanto al vino rosso. Recentemente, infatti, la ricerca scientifica ha scoperto che anche il vino bianco può esercitare effetti protettivi e non soltanto cardiovascolari. Il vino bianco contiene molecole con proprietà antiossidanti come l’acido caffeico e il tirosolo le cui molecole hanno caratteristiche molto simili a quelle del vino rosso. Queste molecole hanno effetti benefici simili al resveratrolo e in più proteggono i reni riducendo il rischio di insufficienza renale.

Effetti negativi

Purtroppo c’è un rovescio della medaglia. Il vino è una bevanda alcolica e l’alcol, si sa, può indurre effetti estremamente negativi sul nostro corpo. La stessa Bibbia mette in guardia dall’uso improprio del vino. Il suo consumo eccessivo porta con sé il rischio di perdere il controllo e la dignità.
Da sottolineare infine un particolare estremamente importante. Come sempre, quando si parla di principi attivi di origine vegetale, gli effetti benefici si possono osservare soltanto se tali sostanze sono assunte in maniera graduale e molto prolungata nel tempo, il classico bicchiere a pasto.

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato sul settimanale diocesano L’Azione di Novara.
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