Si parla di caregiver a distanza quando una persona si prende cura di un familiare o di una persona cara pur vivendo lontano. Tale distanza implica, necessariamente, il prendersi cura in modo diverso ma non di meno, poiché la distanza non cancella le responsabilità e rende più complesso e complicato controllare direttamente ciò che accade.

In questa forma di caregiving, infatti, non sempre è possibile essere presenti nelle attività di routine come accompagnare a un controllo di follow-up, verificare di persona se una terapia è stata assunta, controllare la casa o capire subito se qualcosa non va. Tuttavia, molte attività restano sulle spalle del caregiver, come per esempio l’organizzazione degli appuntamenti, il rapporto con professionisti, il coordinamento con gli altri familiari, la gestione dei documenti e il monitoraggio dell’andamento generale.

È una forma di cura meno visibile, ma molto concreta. Spesso avviene durante e all’interno di una giornata di lavoro, andando a determinare un aspetto cruciale, ovvero la necessità di prendere molte decisioni senza avere pieno accesso alla quotidianità della persona di cui ci si prende cura.

Questa tipologia di cura può iniziare con attività isolate tra loro (una chiamata per ricordare o il pagamento di una bolletta), apparentemente gestibili. Con il tempo, però, diventano parte di un’organizzazione più ampia e una responsabilità continuativa. 

Un figlio che vive in un’altra città, per esempio, può non accompagnare fisicamente il genitore a ogni visita, ma può occuparsi di prenotare appuntamenti, raccogliere esami, parlare con il medico e aggiornare gli altri familiari. In questo modo assume spesso un ruolo di coordinamento: non è sempre presente nel momento in cui la cura avviene, ma contribuisce a renderla possibile, tenendo insieme informazioni, scadenze e decisioni.

La difficoltà è che queste decisioni vengono spesso prese con informazioni parziali. Chi vive lontano non osserva ogni giorno la casa, l’alimentazione, l’umore o i piccoli cambiamenti della persona assistita. Deve, quindi, affidarsi a ciò che viene riferito da altri, oppure dalla stessa persona assistita, che può minimizzare o non raccontare tutto. Per questo la cura a distanza può generare un senso di controllo fragile. Si controlla il telefono più spesso, si cercano conferme, si prova a capire se una risposta è rassicurante o se nasconde un problema. Anche strumenti come telefonate, videochiamate, messaggi, promemoria digitali o dispositivi di monitoraggio possono essere utili, ma non eliminano del tutto l’incertezza.

In aiuto al caregiver a distanza può intervenire la tecnologia. Essa può aiutare a mantenere i contatti e a organizzare meglio alcune attività, ma non sostituisce la presenza di una rete locale affidabile. Avere qualcuno vicino alla persona assistita può fare la differenza: un familiare, un vicino di casa, un amico, un assistente familiare, il medico di medicina generale o un servizio territoriale. Senza questa rete, anche il caregiver più attento rischia di dover gestire tutto da lontano, con poche informazioni e molta responsabilità.

Non tutti i caregiver a distanza vivono la stessa esperienza. Pochi chilometri possono diventare pesanti se mancano supporti, mentre una distanza maggiore può essere più gestibile quando esiste una rete organizzata. Contano l’autonomia della persona assistita, la frequenza degli impegni , la presenza di altri familiari, le risorse disponibili e la possibilità di comunicare in modo chiaro con chi è vicino.

È importante, tuttavia, non considerare il caregiver a distanza come una figura meno coinvolta. Non poter essere presenti ogni giorno non significa prendersi cura meno. Significa, piuttosto, prendersi cura in condizioni diverse, spesso con più incertezza e meno possibilità di intervenire subito.

Con l’invecchiamento della popolazione, la mobilità lavorativa e le famiglie sempre più distribuite in città diverse, questa forma di caregiving è destinata a diventare sempre più comune. Renderla visibile permette di comprendere che la cura non avviene solo attraverso la presenza fisica, ma anche attraverso coordinamento, decisioni, responsabilità e continuità.

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Bibliografia

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