Diventare caregiver, ovvero iniziare a prendersi cura di un familiare che ne ha bisogno, non è sempre una scelta improvvisa. Il tutto può succedere un po’ alla volta. All’inizio si tratta di aiutare a svolgere piccole commissioni, essere più presenti, fino a quando la cura diventa una parte stabile della vita quotidiana. Spesso questo avviene mentre si continua a lavorare, infatti molti caregiver sono lavoratori attivi, che continuano a svolgere il proprio lavoro adattandosi a una responsabilità che cresce nel tempo.

Le ultime evidenze scientifiche mostrano come l’impegno, il tempo e le risorse dedicate al lavoro si modifichino quando una persona inizia a prendersi cura di un familiare. Questo non è sempre evidente, ma si segnalano piccoli aggiustamenti che, nel tempo, diventano significativi.

Esempi di tali aggiustamenti possono essere:

  • riduzione delle ore;
  • rinuncia all’avanzamento di carriera;
  • utilizzo di ferie e permessi;
  • periodi di aspettativa;
  • dimissioni. 

Queste scelte, come riportato in letteratura, quasi mai si accompagnano a una mancanza di motivazione, ma rappresentano un equilibrio che diventa sempre più difficile da mantenere.

Conciliare lavoro e caregiving (il prendersi cura di qualcun altro senza retribuzione) non è solo una questione di organizzazione. La cura, soprattutto quando riguarda persone anziane fragili, è spesso imprevedibile. Un peggioramento improvviso della situazione clinica, una caduta, una notte insonne possono cambiare i piani da un giorno all’altro. Tutto questo rende complicato rispettare orari, scadenze, appuntamenti o riunioni in ambito lavorativo. A questo si aggiunge che, quando si è al lavoro, la preoccupazione per ciò che accade a casa può occupare gran parte delle energie mentali.

Si verifica, così, il conflitto tra lavoro e cura che nasce quando le richieste diventano più grandi delle risorse disponibili.

Molti caregiver continuano a lavorare sia perché non ancora in età pensionabile, sia per le necessità economiche del nucleo familiare. Il tutto con maggiore fatica. 

La letteratura scientifica parla di “presenteismo”: ovvero essere presenti sul posto di lavoro, ma meno concentrati, più stanchi, spesso in tensione, senza riuscire a dare il massimo. I soggetti colpiti da questa situazione raccontano di vivere con un costante senso di colpa: verso il lavoro, perché sentono di non fare abbastanza, e verso il familiare, perché temono di non esserci a sufficienza.

Essere sempre presenti non significa stare bene, né sul lavoro né nella vita privata.

Non tutti i caregiver vivono la stessa esperienza. La relazione con la persona assistita, la convivenza, l’intensità della cura erogata e il tipo di lavoro sono fattori che influiscono sul presenteismo. Vi sono, infatti, differenze sostanziali tra caregiver: un coniuge anziano che assiste il partner affronta sfide diverse rispetto a un figlio che lavora a tempo pieno e si prende cura di un genitore non autosufficiente. 

Anche il contesto lavorativo conta: ambienti più flessibili permettono di reggere più a lungo, a differenza di sistemi e modelli più rigidi che aumentano il rischio di sovraccarico. Gli studi analizzati e riportati mostrano come la flessibilità lavorativa e il supporto organizzativo possano ridurre l’impatto negativo del caregiving sul lavoro e sul benessere delle persone. Non si tratta solo di una questione individuale, ma di una responsabilità condivisa nel sistema il quale si ritroverà, a breve, sempre più lavoratori che svolgono anche il ruolo di caregiver, a causa dell’invecchiamento della popolazione.

Si rende necessario, dunque, rendere visibile e tangibile questa difficoltà, in modo da diventare il primo passo per non lasciare soli i caregiver di oggi e di domani.

In breve

  • Molti caregiver continuano a lavorare mentre assistono un familiare anziano.
  • La cura entra nella vita in modo graduale e spesso cambia il lavoro nel tempo.
  • Il conflitto lavoro–cura non è solo organizzativo, ma anche emotivo e mentale.
  • Ambienti di lavoro più flessibili aiutano a mantenere l’equilibrio più a lungo.
  • Con l’invecchiamento della popolazione, questa esperienza riguarderà sempre più persone.

Bibliografia 

  • Josten, E., et al. (2024). The impact of informal caregiving on employment trajectories. Ageing & Society.
  • Hlebec, V., et al. (2024). Work–care conflict among informal caregivers in Europe. Healthcare.
  • Das, S., et al. (2024). Work productivity loss among working caregivers: a systematic review and meta-analysis. Social Science & Medicine.
  • Raiber, K., et al. (2024). How workers adapt to caregiving responsibilities. European Societies.
  • Lam, J., et al. (2022). Working caregivers’ demands and resources: a systematic review. Journal of Aging & Social Policy.
  • OECD (2022). Supporting informal carers of older people. OECD Publishing.
  • European Union (2019). Work–Life Balance Directive (EU 2019/1158).

 

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