Il SARS CoV-2 (la sigla sta per severe acute respiratory syndrome coronavirus 2), responsabile della pandemia COVID-19, è un agente patogeno nuovo, nonostante appartenga a una famiglia di virus, i Coronavirus, ben noti perché largamente diffusi nel mondo animale e in quello dell’uomo, dove provocano il raffreddore. Purtroppo il SARS CoV-2 si distingue all’interno della sua famiglia virale per la maggiore aggressività sull’uomo: provoca febbre, tosse, mancanza di respiro e spossatezza; in una minoranza di casi causa una polmonite severa, potenzialmente letale. La ricerca scientifica lavora in rincorsa per poter comprendere velocemente come si comporta questo virus, come evitarne la diffusione e come curare chi si ammala. I dati disponibili provengono principalmente dalla Cina, dove il virus ha iniziato a circolare dalla fine del 2019 e sono ottenuti analizzando le informazioni disponibili sui primi pazienti. Si tratta in genere di studi con campioni limitati, che fanno riferimento a un contesto geografico e socio-economico locale: i risultati andranno confermati quando saranno disponibili dati su gruppi più ampi di popolazione di pazienti sia cinesi sia europei. Gli studi pubblicati non offrono ancora certezze scientifiche e presentano numerosi limiti legati alla contingenza, ma sono una prima base su cui iniziare a trarre qualche risposta. Per esempio alla domanda su come mai questo virus colpisce più duramente la popolazione più anziana, al di sopra dei 70 anni.

L’età come fattore di rischio

Uno studio osservazionale, pubblicato a inizio marzo su Lancet, una delle più prestigiose riviste mediche, conferma che i principali fattori di rischio associati a una più elevata probabilità di morire sono l’età avanzata, la presenza di altre patologie al momento della diagnosi e i segni di sepsi. I dati – demografici, clinici e di laboratorio raccolti attraverso le cartelle cliniche dei due ospedali cinesi che hanno gestito l’epidemia di Wuhan – si riferiscono a 191 pazienti confermati positivi per SARS CoV2, tra gli 813 ricoverati per COVID-19 a fine gennaio 2020. Il campione dello studio ha un’età compresa tra i 18 e gli 87 anni, in maggioranza di sesso maschile. Quasi la metà di loro soffriva già di altre malattie, come ipertensione, diabete e malattia coronarica. Secondo il dottor Zhibo Liu del Jinyintan Hospital “la correlazione positiva che osserviamo tra aumento dell’età e aumento della mortalità da COVID-19 può dipendere dal fatto che con gli anni il sistema immunitario si indebolisce e diventa meno efficiente nel contrastare le infezioni virali e batteriche, a maggior ragione se sono presenti altre patologie che ne compromettono il funzionamento. Inoltre con gli anni aumentano i fenomeni di tipo infiammatorio e i tempi impiegati dall’organismo per contrastarli”. In pratica negli anziani la replicazione del virus non viene ostacolata efficacemente dal sistema immunitario, provocando un aumento della carica virale, unita a una crescita incontrollata dell’infiammazione: i danni irreparabili possono colpire molti organi vitali, come il cuore e il cervello. Lo stesso fenomeno era stato riscontrato nella SARS, causata anch’essa da un coronavirus “cugino” di quello della COVID-19. La compresenza di più patologie croniche è un ulteriore fattore di rischio anche per i giovani, ma la prevalenza della multimorbilità cresce al crescere dell’età. Non bisogna inoltre dimenticare i fattori sociali: gli anziani più fragili sono quelli che hanno più occasioni di interagire con gli ospedali e con gli ambienti medici, oppure possono essere ricoverati in case di riposo, dove l’infezione può diffondersi velocemente.

La situazione italiana

Secondo un comunicato stampa dell’Istituto Superiore di Sanità del 5 marzo “L’età media dei pazienti deceduti e positivi a COVID-2019 è 81 anni, sono in maggioranza uomini e in più di due terzi dei casi hanno tre o più patologie preesistenti.” Sono i risultati di una analisi sui dati di 105 pazienti italiani deceduti al 4 marzo, condotta dall’Istituto Superiore di Sanità, che sottolinea come ci siano 20 anni di differenza tra l’età media dei deceduti e quella dei pazienti positivi al virus. Una recente pubblicazione sul Journal of Demographic Science (ancora in pre-print) ha sottolineato che potrebbero essere due i fattori demografici che rendono l’Italia particolarmente vulnerabile: l’Italia è al secondo posto tra i paesi per anzianità della popolazione con il 23,3% della popolazione sopra i 65 anni e un’età media superiore ai 47 anni. In secondo luogo, in Italia i giovani interagiscono molto con gli anziani, in particolare con i nonni, facendosi veicolo del contagio. Gli autori dello studio fanno l’esempio, piuttosto comune, di quei nuclei familiari in cui i giovani vivono con i genitori e i nonni in zone extra-urbane, ma fanno i pendolari in grandi città come Milano, dove hanno una vita sociale intensa.

Cosa fare: il distanziamento sociale

Il coronavirus si trasmette da una persona infetta a un’altra attraverso la saliva (tossendo e star-nutendo), attraverso i contatti diretti personali, le mani, ad esempio toccando con le mani con-taminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi. Per questo la prevenzione dell’infezione si basa sull’igiene (lavarsi le mani per almeno 20 secondi) e sul distanziamento (almeno un metro di di-stanza). È chiaro che le precauzioni per gli anziani, data la particolare vulnerabilità, devono essere ancora maggiori, secondo le raccomandazioni del Consiglio dei Ministri:

“è fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”

Le misure di distanziamento sociale introdotte in questi giorni hanno lo scopo di evitare una grande ondata epidemica, con un picco di casi concentrata in un breve periodo di tempo iniziale, che manderebbe in cortocircuito il sistema sanitario.

Dove informarsi

In questa fase di incertezza è buona norma fare riferimento solo a fonti certe e autorevoli, per evitare di incappare in bufale o disinformazione. Consigliamo di affidarsi a fonti istituzionali come:

Ministero della Salute EpiCentro, dell’Istituto Superiore di SanitàOMS   e Regione europea dell’OMSEuropean Center for Disease Control (ECDC) Centers for Disease Control (CDC), statunitense

Bibliografia

    • Zhou F, Yu T, Du R, et al. Clinical course and risk factors for mortality of adult inpatients with COVID-19 in Wuhan, China: a retrospective cohort study [published online ahead of print, 2020 Mar 11] [published correction appears in Lancet. 2020 Mar 12;:]. Lancet. 2020;S0140-6736(20)30566-3. doi:10.1016/S0140-6736(20)30566-3
    • Wu Z, McGoogan JM. Characteristics of and Important Lessons From the Coronavirus Disease 2019 (COVID-19) Outbreak in China: Summary of a Report of 72 314 Cases From the Chinese Center for Disease Control and Prevention [published online ahead of print, 2020 Feb 24]. JAMA. 2020;10.1001/jama.2020.2648. doi:10.1001/jama.2020.2648
    • Dowd, Jennifer & Rotondi, Valentina & Adriano, Liliana & Brazel, David & Block, Per & Ding, Xuejie & Liu, Yan & Mills, Melinda. (2020). Demographic science aids in understanding the spread and fatality rates of COVID-19. 10.1101/2020.03.15.20036293.

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