Le malattie cardiovascolari nelle persone anziane sono frequenti e hanno un impatto importante dal punto di vista sia del rischio di morte, sia della qualità di vita, fisica e psicologica. La loro gestione deve tener conto del soggetto in tutte le sue caratteristiche e fragilità. A parlarne è il Prof. Giuseppe Patti, Professore Ordinario di Cardiologia all’Università Piemonte Orientale e Direttore del Dipartimento Toraco-Cardio-Vascolare presso l’Ospedale Maggiore della Carità di Novara.

Quali sono le malattie cardiovascolari più frequenti nella persona anziana e quali i collegamenti con il processo di invecchiamento?

Le malattie cardiovascolari sono patologie principalmente dell’anziano, o comunque delle persone non giovani, e con l’aumentare dell’età media della popolazione avranno un impatto e diffusione sempre maggiori, anche in termini di costi sul sistema sanitario. Rappresentano la prima causa di morte nei soggetti over 75 anni e le patologie principali sono:

  • infarto miocardico, o cardiopatia ischemica, che indica la sofferenza da mancato afflusso di sangue in parti del cuore per ostruzioni a livello delle coronarie: l’80 per cento dei decessi negli anziani è dovuto a cause ischemiche cardiovascolari, ictus o infarto miocardico. L’aterosclerosi è alla base dell’infarto miocardico e, anche se ultimamente si è visto un abbassamento dell’età media, questa condizione rappresenta una malattia classica dell’età avanzata, in cui si riscontrano più spesso fattori di rischio quali ipertensione arteriosa (in circa tre pazienti anziani su quattro), diabete mellito (in circa il 15%), colesterolo alto, dislipidemia;
  • scompenso cardiaco, presente nel 15% circa dei soggetti anziani: si tratta di un indebolimento dell’attività di pompa del cuore per modifiche intrinseche causate dall’età ma anche da altre patologie presenti nella storia clinica, come infarto miocardico o ipertensione arteriosa.
  • aritmie, in particolare la fibrillazione atriale, che è tipica dell’età più avanzata, presente in circa il 10% di tutti gli over 70 anni: ha un grande impatto in quanto fattore di rischio per l’insorgenza di ictus, da cui l’importanza di una terapia farmacologica anticoagulante di prevenzione;
  • alterazioni delle valvole cardiache dovute all’età avanzata: hanno un impatto importante, di peggioramento, sulla qualità di vita per i sintomi associati, quali stanchezza e affanno nelle attività quotidiane; sono condizioni spesso già presenti nell’anziano, ma che vengono aggravate dalla malattia valvolare.

Quali sono le modifiche alla base delle patologie cardiovascolari nell’anziano?

È importante conoscere i meccanismi che determinano un aumento delle malattie cardiovascolari nell’età avanzata, per implementare sia la prevenzione, sia la diagnosi precoce: ancora più che in altre patologie, il “segreto” del successo è avere una diagnosi precoce da cui un trattamento più precoce. Fondamentalmente nell’anziano, alla base delle malattie cardiovascolari, si trova l’invecchiamento della struttura cardiaca, la fibrosi, con un conseguente irrigidimento del cuore e degenerazione del tessuto, quasi una morte programmata delle cellule cardiache; contestualmente vi è anche un irrigidimento delle pareti vascolari. Queste alterazioni strutturali determinano lo scompenso, le aritmie, le alterazioni delle valvole e, a livello vascolare, l’ipertensione arteriosa.

Rispetto alla prevenzione, ci sono aspetti specifici per il soggetto anziano?

Da un punto di vista di prevenzione, diagnosi e trattamento è importante sottolineare che, nel rapporto tra età e malattie cardiovascolari, non si può prescindere da alcuni aspetti fondamentali: gli stili di vita, il grado di fragilità, l’autonomia, lo stato sociale, la presenza di comorbilità (cioè di altre malattie concomitanti) e le caratteristiche genetiche del paziente. Al di là della specifica patologia presente, quando si parla di prevenzione, diagnosi e cura, ci sono altri aspetti che bisogna comunque considerare, soprattutto negli anziani: il livello di autonomia di vita, la fragilità, la necessità di caregiver, la presenza o meno di un appoggio familiare.
Tutto questo si affianca ai classici strumenti di prevenzione, che valgono anche per la persona anziana, come la riduzione del peso corporeo, l’attività fisica, adeguata al grado di autonomia, il controllo dell’ipertensione arteriosa, del diabete, eccetera. Tutte strategie da individualizzare alla situazione precisa del paziente, come prima indicato, al suo grado di autonomia, al suo livello anche cognitivo.

E sul versante terapeutico?

È importante motivare il paziente, altrimenti nell’anziano c’è un rischio maggiore di abbandono delle terapie e si deve interagire con i familiari o i caregiver; inoltre sono da considerare le possibili interazioni farmacologiche, perché c’è una proporzionalità diretta tra la mancata aderenza al trattamento e il numero di patologie presenti, spesso più numerose nell’anziano, e il conseguente numero di farmaci che assume. Quindi ci sono vari aspetti da considerare, non solo il farmaco da prescrivere o l’intervento da effettuare. Rispetto a quest’ultimo, attualmente la cardiologia offre uno spettro di interventi assai efficaci, tecniche poco invasive che sono nate e si sono sviluppate proprio nel paziente anziano, soprattutto se fragile, con un alto rischio. Ne è un esempio l’angioplastica coronarica per l’infarto miocardico o la sostituzione della valvola aortica. Nel soggetto anziano è infatti tipica e frequente una calcificazione eccessiva di questa valvola: fino a qualche anno fa non erano disponibili grandi strategie terapeutiche e i pazienti, troppo a rischio per sostenere un intervento cardiochirurgico standard con l’anestesia e la circolazione extracorporea, erano destinati a morire nel giro di pochi anni. Adesso ci sono tecniche percutanee mini-invasive che permettono di impiantare una valvola senza esporre al rischio dell’intervento cardiochirurgico classico. Da ricordare comunque che le terapie nelle persone anziane devono comunque essere volte a migliorare la qualità della vita: migliorare i sintomi, ma senza precludere o determinare un peggioramento dell’autonomia e dell’indipendenza.

Qual è l’impatto delle patologie cardiovascolari sui ricoveri ospedalieri?

Queste malattie rappresentano la prima causa di ricoveri ospedalieri, però l’elemento da sottolineare è che in circa la metà dei casi si tratta di pazienti che hanno avuto più ricoveri, quindi situazioni preesistenti che si complicano e determinano la necessità di un nuovo ingresso in ospedale. Questo è importante, perché indica la direzione da prendere per evitare, ove possibile, questi ricoveri ricorrenti per malattie cardiovascolari. Per esempio, nei pazienti con scompenso cardiaco bisogna attuare una prevenzione sul territorio, organizzare programmi che coinvolgano i familiari, i care giver, i medici di medicina generale, tutti gli attori, al fine di identificare precocemente le spie di destabilizzazione di una situazione cardiaca già preesistente; questo permette di intervenire precocemente ed evitare il peggioramento che richiederebbe un nuovo ricovero. È da ricordare inoltre che, un nuovo ricovero, ha un impatto non solo collegato alla malattia, che può evolvere con un aumento del rischio di mortalità, ma anche, soprattutto, di tipo psicologico nel soggetto anziano, che si ritrova in un ambiente non suo, senza la vicinanza di persone care, di una assistenza familiare. I ricoveri ricorrenti hanno un impatto drammatico su questo aspetto.

 

Malattie cardiovascolari e COVID-19. Cosa si può dire in merito?

Dobbiamo evitare che si ripeta quello che è successo nei primi mesi dell’ondata precedente della pandemia, in cui spesso la paura di recarsi in ospedale per il rischio di contagio, la sottostima di sintomi cardiologici, unita al fatto che spesso gli anziani sono intrinsecamente più restii a recarsi in ospedale, hanno portato alla morte a casa di molti pazienti per infarto miocardico, oppure di infarti con un decorso a domicilio, che non sono stati seguiti in ospedale. Questo è stato un grosso problema: adesso stiamo vedendo le conseguenze in questi pazienti, che sei mesi fa non hanno avuto una diagnosi precoce di infarto miocardico o di altre cardiopatie, ed è quindi mancato anche il trattamento tempestivo. È molto importante sensibilizzare, soprattutto gli anziani, alla propria situazione cardiovascolare, affinché contattino il personale medico per qualsiasi sintomo teoricamente riconducibile a problematiche di tipo cardiaco. I percorsi intraospedalieri sono sicuri, stabiliti per evitare i contagi: non bisogna sottovalutare le patologie cardiovascolari, che rappresentano la prima causa di mortalità e di morbilità nei pazienti anziani e vanno gestite senza ritardi anche in questo periodo. Se un paziente ha un sospetto di infarto miocardico non deve stare a casa, ma recarsi in pronto soccorso sapendo che vi sono percorsi in sicurezza e che una diagnosi precoce di infarto miocardico gli può salvare la vita.

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