Le piante rappresentano una risorsa preziosa per la cura e il benessere dell’uomo e sulle pagine di Aging Project abbiamo spesso parlato dei principi bioattivi di origine vegetale. Fin dall’antichità, molte specie vegetali sono state utilizzate per le loro proprietà medicinali, contribuendo alla prevenzione e al trattamento di numerose malattie. Gli estratti naturali di erbe e fiori contengono principi attivi che agiscono su diversi sistemi dell’organismo, favorendo l’equilibrio omeostatico interno. Anche in ambito scientifico, ricerche recenti hanno studiato gli effetti cellulari e molecolari dei princìpi attivi vegetali e ne confermano l’efficacia anche nella medicina moderna. I princìpi attivi estratti dalle piante medicinali, quindi si mostrano sempre più come validi alleati delle terapie farmacologiche. Non competono con queste, ma possono in molti casi affiancarle.

In questo articolo si parlerà di cannella e delle sue capacità di attivare un meccanismo fisiologico recentemente scoperto, in grado di influenzare il metabolismo umano.

La cannella è una spezia ricavata dalla corteccia essiccata di alcune piante del genere Cinnamomum, originarie dell’Asia tropicale, in particolare dello Sri Lanka, dell’India, dell’Indonesia e della Cina. Si presenta in bastoncini arrotolati o in polvere, dal profumo intenso e dal sapore dolce e leggermente piccante. È benefica per diversi motivi: contiene antiossidanti (come i polifenoli) che contrastano lo stress ossidativo e proteggono le cellule dall’invecchiamento precoce. Ha inoltre proprietà antinfiammatorie, antibatteriche e antimicotiche, utili per rinforzare il sistema immunitario. Inoltre, il suo aroma favorisce la digestione e può avere effetti positivi sull’umore, contribuendo a ridurre lo stress e la stanchezza. Una delle più interessanti proprietà della cannella è emersa da recenti studi che indicano che questa spezia può aiutare a regolare i livelli di glucosio nel sangue, migliorando la sensibilità all’insulina, e a ridurre il colesterolo. Questa proprietà deriva dalla capacità che uno dei suoi principi attivi, la aldeide cinnamica, ha di legarsi al recettore GLP-1. 

GLP-1 come regolatore del metabolismo

La proteina glucagon-like peptide 1 (GLP-1) è un ormone scoperto negli anni ‘80 del secolo scorso ed è secreto dalle cellule endocrine della mucosa intestinale in seguito all’ingestione del cibo. Svolge un ruolo importante per segnalare al pancreas di produrre più insulina, aiutando a controllare la glicemia in modo glucosio-dipendente (cioè solo quando serve) e riducendo il rischio di ipoglicemia. Poiché il GLP-1 inibisce anche la secrezione di glucagone, abbassa efficacemente la glicemia nei soggetti diabetici e può normalizzare completamente la glicemia, al punto che questo meccanismo viene utilizzato con successo nella cura del diabete di tipo 2. Inoltre, recenti ricerche hanno dimostrato che il GLP-1 è in grado di ridurre l’assunzione di cibo negli esseri umani e di inibire il senso di fame.

Negli ultimi anni la semaglutide, un agonista (attivatore) del recettore GLP-1 sviluppato inizialmente per la cura del diabete mellito di tipo 2, ha acquisito grande notorietà anche come trattamento farmacologico dell’obesità. La sua efficacia nel favorire una significativa riduzione del peso corporeo deriva da meccanismi fisiologici ben documentati: aumento della secrezione insulinica in modo glucosio-dipendente, riduzione del glucagone, rallentamento dello svuotamento gastrico e azione centrale sui centri ipotalamici della sazietà.

Questi effetti hanno determinato un impiego crescente del farmaco al di fuori dell’ambito strettamente diabetologico, generando un vero e proprio fenomeno sociale legato alla “moda” del dimagrimento farmacologico, moda spinta anche da social media e celebrità. Tuttavia, se da un lato gli studi clinici confermano i benefici in termini di controllo metabolico, perdita di peso e riduzione del rischio cardiovascolare, dall’altro emergono questioni relative a indicazioni, sicurezza a lungo termine, costi e sostenibilità dell’uso esteso in popolazioni non sempre affette da obesità patologica.

Cannella, aldeide cinnamica e GLP-1

In questo contesto, emergono quindi la cannella e la sua aldeide cinnamica. Questa molecola era nota da tempo come un’agente benefico per la sua azione lipolitica nei confronti degli adipociti. Recentemente però, si è scoperta la capacità dell’aldeide cinnamica di legarsi al recettore GLP-1, ottenendo così una serie di benefici metabolici utili nella terapia del diabete di tipo 2 e dell’obesità. In questo, l’aldeide cinnamica, simula l’azione del noto farmaco, anche se possiede un effetto molto più blando.

Le domande che il lettore certamente si porrà, dopo aver letto le prime righe di questo articolo sono: si può usare la cannella in terapia?  Quanta se ne deve assumere? Ci sono effetti avversi?

L’efficacia della cannella come ligando attivatore dei recettori GLP-1 è documentata in studi cellulari e animali (vedere i riferimenti bibliografici), tuttavia la sua azione è limitata e pertanto rende l’uso di questo principio nutraceutico una alternativa “leggera” al farmaco. Pur essendo scientificamente provati, gli effetti della cannella sono generalmente più deboli rispetto a farmaci come semaglutide o liraglutide. Un altro problema è rappresentato dalla scarsità, per ora, di studi clinici umani rigorosi. Uno di questi ha però dimostrato un incremento significativo dei livelli di GLP-1 dopo i pasti, anche senza variazioni immediate della glicemia.

Per quanto riguarda la quantità di cannella da assumere, lo studio sopra citato ha dimostrato che  una dose di 3 g di cannella in polvere ha provocato l’aumento del GLP-1 postprandiale da parte delle cellule della mucosa intestinale. La cannella sembra migliorare la sensibilità insulinica e ridurre la velocità di svuotamento gastrico, favorendo un miglior controllo glicemico. Inoltre, l’aldeide cinnamica può anche anche inibire l’enzima DPP-4, che normalmente degrada il GLP-1, prolungando quindi l’attività dell’ormone. 

I possibili effetti avversi della cannella

Parliamo ora di possibili effetti avversi. Come ogni estratto di pianta medicinale, possono coesistere più di un principio attivo e la polvere grezza di cannella può contenere anche un altro principio biologicamente attivo chiamato cumarina. Questa molecola, se assunta in quantità ridotte, può migliorare il microcircolo venoso e linfatico e può avere azione, antinfiammatoria, antiossidante, antibatterica, antivirale e anticoagulante, ma in quantità elevate può avere effetti fotosensibilizzanti e anticoagulanti che richiedono molta cautela. Esistono principalmente due varietà di cannella: la migliore è originaria dello Sri Lanka ed è detta cannella vera (Cinnamomum zeylanicum o Cinnamomum verum). Questa varietà, oltre ad essere più delicata nel sapore, contiene pochissima cumarina, risultando più sicura per un uso prolungato. L’altra varietà si chiama cannella cassia (Cinnamomum cassia), proviene dalla Cina, ha un sapore più intenso ed è la più comune in commercio. La cannella cassia ha un maggior contenuto di cumarina, fino a 250 volte in più, e pertanto un consumo elevato o prolungato può comportare rischi. I limiti di sicurezza calcolati dall’EFSA (autorità europea per la sicurezza alimentare) per la Cumarina sono di circa 0,1 mg/kg peso corporeo/die e tali limiti possono essere superati facilmente con 1 cucchiaino di Cannella Cassia. Inoltre, sono stati descritti rari effetti gastrointestinali come bruciore di stomaco, reflusso gastroesofageo, disturbi gastrici o diarrea.

Ricordiamo infine che questa pianta medicinale può indurre interazioni farmacologiche potenziando gli effetti di farmaci ipoglicemizzanti o anticoagulanti.

Per quanto riguarda l’uso in gravidanza e allattamento, non ci sono prove di tossicità ad alte dosi e mancano dati di sicurezza, quindi è meglio limitarne l’uso solo a livello “culinario” e evitare l’uso integrativo.

Concludendo, è possibile ipotizzare l’uso di integratori a base di estratto di cannella dello Sri Lanka nelle condizioni di prediabete. Ricordiamo però ai lettori, che, visto il continuo miglioramento dell’efficacia degli integratori alimentari, che in certi casi arrivano a competere con i farmaci, sarebbe bene evitare l’autoprescrizione, ma conviene sempre chiedere consiglio ad un medico o a un nutrizionista.

 

Riferimenti bibliografici

  • Laurindo LF, et al. GLP-1a: Going beyond Traditional Use. Int J Mol Sci. 2022 Jan 10;23(2):739. doi: 10.3390/ijms23020739.
  • Van Liefferinge E, et al. Cinnamaldehyde Induces Release of Cholecystokinin and Glucagon-Like Peptide 1 by Interacting with Transient Receptor Potential Ankyrin 1 in a Porcine Ex-Vivo Intestinal Segment Model. Animals (Basel). 2021 Jul 30;11(8):2262. doi: 10.3390/ani11082262.
  • Frederico MJS, et al. Potential Effect of Cinnamaldehyde on Insulin Resistance Is Mediated by Glucose and Lipid Homeostasis. Nutrients. 2025; 17(2):297. https://doi.org/10.3390/nu17020297

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