Riferimento bibliografico
Liu, X., Akhtar, U. S., Beck, T., Dennis, K., Evans, D. A., & Rajan, K. B. (2025). Hearing loss, diet, and cognitive decline: interconnections for dementia prevention. The journal of prevention of Alzheimer’s disease, 12(3), 100052. https://doi.org/10.1016/j.tjpad.2024.100052
In sintesi
Negli anziani un’alimentazione di buona qualità, in particolare la dieta DASH-Dietary Approaches to Stop Hypertension, è risultata associata a un minor rischio di perdita dell’udito e a un declino cognitivo più lento dopo la comparsa dell’ipoacusia. Il dato suggerisce che alimentazione e salute uditiva possano agire insieme nella prevenzione del deterioramento cognitivo.
Il contesto e il punto di partenza
L’aumento dei casi di demenza, legato all’invecchiamento della popolazione, rende sempre più importante individuare i fattori modificabili coinvolti nel rischio di declino cognitivo. Tra questi, stanno emergendo due aspetti di particolare interesse: la perdita uditiva (ipoacusia) e la dieta. L’ipoacusia, frequente nelle persone anziane, è stata associata a un più rapido declino cognitivo e a un maggior rischio di demenza. Al tempo stesso, alcuni modelli alimentari sani, come la dieta mediterranea, la dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension) e la dieta MIND (Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay), sono stati collegati a effetti favorevoli sulla salute cerebrale. Lo studio approfondisce il rapporto tra dieta, udito e funzioni cognitive, per capire se agire su questi aspetti possa contribuire alla prevenzione del declino cognitivo.
Le caratteristiche dello studio
Lo studio ha seguito nel tempo una coorte di 5.145 persone con più di 65 anni di età, afferenti al Chicago Health and Aging Project, per approfondire il legame tra alimentazione, perdita uditiva e declino cognitivo. Le abitudini alimentari sono state valutate attraverso un questionario e analizzate in base all’aderenza a diversi modelli nutrizionali: la dieta mediterranea, la DASH, la MIND e la dieta occidentale. La perdita uditiva è stata rilevata sulla base della capacità riferita dai partecipanti di comprendere una conversazione con tono di voce normale in un ambiente tranquillo, mentre le funzioni cognitive sono state monitorate nel tempo con test standardizzati che misuravano memoria e altre abilità mentali.
I risultati ottenuti
Nel corso dello studio, 747 partecipanti hanno riferito la comparsa di perdita uditiva. I risultati mostrano che una maggiore aderenza a modelli alimentari sani, come la dieta DASH, la dieta mediterranea e la dieta MIND, era associata a una minore probabilità di sviluppare ipoacusia. Al contrario, una più forte adesione alla cosiddetta dieta occidentale, caratterizzata da un maggior consumo di carni rosse e lavorate, cereali raffinati, dolci, fritti e altri cibi ricchi di zuccheri, sale e grassi saturi, era associata a una comparsa più precoce della perdita dell’udito. Lo studio ha inoltre confermato che, nelle persone con ipoacusia, il declino cognitivo tendeva a essere più rapido. Tra i partecipanti con perdita uditiva, però, quelli più aderenti alla dieta DASH mostravano un peggioramento cognitivo meno marcato rispetto a chi seguiva meno questo modello alimentare.
Limiti dello studio
I risultati vanno interpretati con cautela. La dieta e la perdita uditiva sono state valutate sulla base di informazioni riferite dai partecipanti, quindi con un possibile margine di imprecisione. Inoltre, lo studio ha considerato le abitudini alimentari solo all’inizio, senza poter registrare eventuali cambiamenti nel tempo. Infine, trattandosi di uno studio osservazionale condotto in una popolazione specifica, i risultati non sono utilizzabili per dimostrare un rapporto di causa-effetto e devono essere confermati in altri contesti.
Quale la novità
La novità principale dello studio è di aver analizzato insieme tre aspetti spesso considerati separatamente: alimentazione, perdita uditiva e declino cognitivo. In particolare, il lavoro mostra che la qualità della dieta non si associa soltanto alla salute cerebrale, ma anche al rischio di sviluppare ipoacusia.
Quali le prospettive
I risultati aprono la strada a studi più ampi, necessari per confermare il legame tra alimentazione, perdita uditiva e declino cognitivo e per chiarire meglio i meccanismi coinvolti. In futuro sarà importante valutare approcci integrati che considerino insieme salute uditiva e nutrizione. Sul piano pratico, la valutazione congiunta dell’udito e delle abitudini alimentari potrebbe diventare più rilevante nella presa in carico delle persone a rischio di deterioramento cognitivo.
A cura di Daniela Ferrarotti e Dalìa Trevisan
