Gli effetti a lungo termine del lockdown imposto dalla pandemia non sono ancora stimabili ma una cosa è certa: l’isolamento forzato ha impresso una formidabile accelerazione all’utilizzo delle tecnologie digitali in tutti gli ambiti professionali e sociali. Nei due mesi e mezzo di chiusura le relazioni sono state puntellate da videochiamate su WhatsApp, riunioni aziendali su Teams, didattica a distanza su Classroom, aperitivi su Zoom e cosi via. Tutto ciò anche in Italia dove l’innovazione digitale stenta a decollare come dimostra la classifica che misura l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società nel 2019. L’Italia è al 25esimo posto su 29.

Dopo un iniziale spaesamento che ha fatto registrare un picco di contagi da SARS-CoV-2 tra gli operatori sanitari, la frequentazione di studi medici, Pronto soccorso e ospedali si è notevolmente ridotta per evitare di esporre i pazienti al virus alla base di questa malattia priva di una cura o di un vaccino. Questo distanziamento forzato ha avuto però l’effetto positivo di rimodellare il mondo dell’assistenza sanitaria e il rapporto medico-paziente spingendolo verso la digitalizzazione. Persino il clinico meno esperto di tecnologia nel periodo pre-Covid ha dovuto utilizzare, spesso per la prima volta, strumenti digitali per svolgere il proprio lavoro: fissare/spostare appuntamenti via mail, condividere documenti o informazioni cliniche, visitare i pazienti in remoto con la telecamera di un device, scrivere una prescrizione elettronica, formulare una diagnosi a distanza, monitorare una terapia. Internet e gli strumenti digitali sono diventati in pochi mesi un risorsa essenziale per garantire la continuità delle cure senza mettere a rischio i pazienti.

La pandemia di Covid-19 è quindi lo spunto per esplorare la Digital Health  nell’ambito dell’aging e dell’invecchiamento sano, a cui il nostro sito dedicherà alcuni articoli.

Telemedicina

Nel 2018, in Italia, la spesa per la digitalizzazione del settore sanitario ha raggiunto un valore di 1,39 miliardi di euro con un + 7 per cento rispetto all’anno precedente. A livello privato, soprattutto all’estero, la telemedicina è uno dei settori che richiama maggiormente l’interesse degli investitori, nell’ordine di centinaia di milioni di euro l’anno, stimolando la crescita di start-up che offrono piattaforme digitali dedicate a questo servizio.

In Italia la telemedicina non è ancora decollata sebbene le prime sperimentazioni risalgano ormai agli anni 2000. Ancora adesso viene intesa come il monitoraggio a distanza di alcuni valori – la pressione arteriosa, il ritmo cardiaco, la glicemia – di un paziente cronico da parte di uno specialista illuminato e avvezzo alle nuove tecnologie.

In realtà le Linee guida di indirizzo nazionali sulla Telemedicina sono state approvate dall’Assemblea generale del Consiglio Superiore di Sanità nel lontano 10 luglio 2012. Dal 2018 tutte le Regioni hanno recepito le linee di indirizzo con un accordo in sede di Conferenza Stato-Regione. A parte l’aspetto normativo, pur importante, ciò che conta è inquadrare correttamente le tecniche e i servizi nelle diverse articolazioni, distinguendo l’offerta in: televisita, telemonitoraggio, teleassistenza e teleconsulto.

  • Televisita è l’ambito che si affermato maggiormente durante la pandemia. Può essere praticata in sincrono e in asincrono. In sincrono il medico interagisce a distanza con il paziente e si concretizza con un collegamento tramite cellulare, via Skype o similari, rinforzato da un dispositivo per raccogliere i dati clinici misurati dal paziente o dal caregiver, dalla pressione arteriosa alla frequenza cardiaca, dalla saturazione alla glicemia etc. La televisita in asincrono è la modalità per cui il paziente invia le analisi e il medico formula una diagnosi, fa la prescrizione o il piano terapeutico.
  • Telemonitoraggio utilizza dispositivi medici certificati ed è un atto sanitario. I parametri vitali del paziente vengono raccolti, anche in autogestione, trasmessi e valutati da un sistema di intelligenza artificiale o da una centrale operativa. il medico interviene con una televisita al bisogno. È una modalità che contribuisce a mantenere il contatto con il paziente che vive anche in aree rurali o remote attraverso la tecnologia.
  • Teleassistenza a differenza del telemonitoraggio non utilizza dispositivi medici certificati ma strumenti di telemetria, per esempio gli allarmi per l’attivazione di servizi di emergenza, smart watch. È un atto socio-assistenziale per la presa in carico del paziente anziano e fragile e non è oggetto delle Linee guida della Telemedicina.
  • Teleconsulto, coinvolge diversi medici o professionisti della salute che interagiscono per esprimere un’indicazione di diagnosi, un secondo parere, un coordinamento dell’assistenza domiciliare senza la presenza del paziente. A questi si associano la teleprescrizione e la telerefertazione – per esempio l’ECG eseguito in farmacia – inviato a un cardiologo.

Il supporto alla cronicità nei pazienti fragili e anziani, il confronto multidisciplinare tra colleghi, il miglioramento dell’aderenza terapeutica, la deospedalizzazione, l’accesso all’alta specializzazione sono alcuni dei vantaggi della Telemedicina nata ancor prima dei social e degli smart phone. I temi da affrontare per rafforzare questo servizio, anche in relazione all’invecchiamento della popolazione e all’integrazione tra ospedale e territorio, è la disponibilità di connettività e strumentazioni adeguate, protocolli di sicurezza dei dati sanitari nel rispetto della privacy e la formazione dei medici in previsione di un eventuale ritorno della pandemia nei mesi autunnali.

Nel 2019 il Ministero della Salute ha avviato una mappatura nazionale delle esperienze regionali di Telemedicina quanto mai utile.

Nei prossimi articoli esamineremo le caratteristiche degli strumenti e alcune esperienze di Digital Health – quali la telemedicina, la cartella clinica elettronica, le applicazioni per smart phone, i dispositivi indossabili (wearable) per il monitoraggio dei dati clinici, le terapie digitali, la tracciabilità digitale dello stato di salute, il training digitale per gli operatori sanitari, il machine learning applicato ai big data e ai real world data, l’intelligenza artificiale, le dashboard – e continueremo a riflettere sulle potenzialità e le criticità di questi nuovi strumenti, nell’ambito della prevenzione, dell’healthy aging e dell’invecchiamento.

A cura di Marvi Tonus

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Bibliografia

 

 

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