In occasione dell’evento di lancio del nuovo progetto REACTion, sono state presentate alcune iniziative progettuali che ne costituiscono l’antecedente. Si tratta di progetti finalizzati a migliorare la qualità della vita e dell’assistenza alle persone
anziane, favorendo la domiciliarità. Oggi abbiamo chiesto a Davide Lo Duca, project manager area Verbano-Cusio-Ossola, di raccontarci la sua esperienza con il progetto WelComTech.

Che cos’è il progetto WelComTech?

WelComTech è un progetto sviluppato nei territori del Verbano-Cusio-Ossola, della Valle d’Aosta e del Canton Ticino, nell’ambito del Programma di Cooperazione Interreg Italia-Svizzera, che si propone di permettere alla popolazione che invecchia di rimanere più a lungo nel proprio ambiente domestico, conservando un maggior grado di autonomia.

I beneficiari delle azioni progettuali sono prevalentemente gli anziani vulnerabili: una fascia di popolazione ultra 65enne non intercettata dai servizi e con autonomia precaria che necessitano, più o meno sporadicamente, del sostegno dei familiari o dell’aiuto di altri.

Gli elementi qualificanti delle azioni progettuali sono individuati nell’attivazione della comunità territoriale e nel supporto delle tecnologie digitali, in particolare:

  • la costituzione di una rete di tutor di comunità: una nuova figura che gestisce il rapporto tra anziani, servizi e territorio, grazie anche alle nuove tecnologie, a supporto della popolazione target;
  • la digitalizzazione dei processi di assistenza e di cura delle persone a distanza e in presenza.

L’approccio adottato prevede modalità di lavoro congiunte tra i partner italiani e svizzeri, valorizzando le esperienze sviluppate sui due lati della frontiera.

Quali sono stati i benefici apportati dal progetto?

Il progetto sul piano dei servizi domiciliari atti ad assicurare una buona permanenza delle persone nella propria abitazione (azione dle solo VCO) ha coinvolto 314 anziani sul Territorio. Sul piano dello sviluppo di soluzioni tecnologiche:

  • L’acquisizione di 20 zainetti per gli staff socio-sanitari, contenenti ognuno 7 diversi dispositivi equipaggiati con tecnologia Bluetooth che dialogano con una piattaforma in remoto,  ha permesso lo sviluppo, presso le RSA di progetto, del monitoraggio di parametri vitali dei pazienti con la possibilità di attivare dei sistemi di «alert» al peggiorare dei parametri.
  • L’acquisizione di 40 sistemi di monitoraggio ambientale (tecnologia basata sulla lettura degli abitudini dei beneficiari presso la propria abitazione e dell’invio di alert a un proprio caro in caso di movimento potenzialmente  critico) a favore di 66 anziani.

Sul piano della formazione ha permesso:

  • La creazione di due corsi (1010 ore l’uno) che hanno formato 39 OSS oggi assunti sui dei servizi socio sanitari del VCO, a cui è stata erogata una formazione specifica in ambito di tecnologie di comunità
  • La formazione di 61 tutor di comunità a cui è stata erogata una formazione i ambito di incontro e coinvolgimento delle persone anziani, con focus formativi su aree di competenza quali tecnologie digitali, socio-comunicativa, organizzativa e osservazione-ascolto.

Quali le principali difficoltà incontrate?

A fronte dell’esperienza, la principale lezione appresa riguarda alcuni aspetti che i decisori politici e le istituzioni socio sanitarie dovrebbero prendere in considerazione per il futuro:

  • investire in infrastrutture: oggi alcuni paesini non sono ancora raggiunti da una connettività sostenibile;
  • imparare a gestire grandi quantità di dati (big data): bisogna riuscire a fare sistema dei dati che le sperimentazioni collezionano, diversamente si rischia di perdere il valore di quanto messo in atto;
  • ipotizzare sistemi organizzativi complessi che siano chiaramente strutturati, agili nell’utilizzo delle tecnologie ma non completamente dipendenti da esse: le tecnologie devono essere complementari all’uomo, quando non è attivo l’uno si attiva l’altra .È importante agevolare in questo senso la costruzione di tecnologie dal basso, diversamente diverremo utilizzatori di sistemi di grandi marchi tecnologici senza possibilità di caratterizzare le risposte alle nostre esigenze.
  • strutturare forme di co-progettazione, co-gestione (e co-valutazione) degli interventi tra pubblico, privato (sociale e non) e forme di cittadinanza attiva (volontariato, associazionismo, singoli cittadini): la società risponde con un patrimonio di diverse antenne che individuano bisogni diversi e contribuiscono a costruire risposte a quei bisogni, ma è necessario distribuire competenze tecnologiche e relazionali in maniera costante e crescente.

Ricordi un episodio che, a tuo avviso, rappresenta un esempio dei benefici e del valore del progetto WelcomTech?

L’elemento che mi ha più direttamente coinvolto in ambito di confronto con i beneficiari è stata la diffusione dei sistemi di monitoraggio ambientale. È stato molto interessante osservare le reazioni di beneficiari e dei famigliari, o amici, nel momento della proposta. C’è chi si è irrigidito, chi ha aperto lentamente il proprio interesse alla proposta e chi da subito ha dimostrato slancio ed entusiasmo. In particolare mi piace ricordare due situazioni opposte.

La prima è quella di una signora che abita nel tipico paesino di montagna lontano dal mondo. Coltiva l’orto e il concetto di tecnologia è un vecchio cellulare a cui la figlia chiama per avere notizie. La figlia vive e lavora distante e volentieri ha aderito alla proposta. La beneficiaria, però, non appariva affatto contenta. Perché perdere privacy? Perché avere a che fare con quegli aggeggi? Quando si è trattato di chiedere alla signora se proseguire o meno rispetto al primo anno di sperimentazione, la stessa ha espresso il desiderio di proseguire. La lontananza, mediata dalla tecnologia, viene trasformata  in vicinanza, rispettosa e non invasiva.

Un’altro caso è quello di una signora  70enne con un alto livello di confidenza con la tecnologia, più volte ha contatto lo sviluppatore per segnalare alcuni problemi che lo sviluppatore stesso ancora non riusciva a rilevare. Da lì a poco il problema è divenuto visibile e lo sviluppatore ha riconosciuto l’efficacia dell’azione di controllo della signora sul suo stesso sistema di monitoraggio. La tecnologia, quando diventa comprensibile, diventa sia strumento a cui affidarsi ma anche un bene da accudire.

Foto in evidenza creata da shurkin_son – it.freepik.com

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