“L’ambiente è in noi, non al di fuori di noi. Gli alberi sono i nostri polmoni, i fiumi il nostro flusso sanguigno. Siamo tutti interconnessi e ciò che fai all’ambiente alla fine lo fai anche a te stesso.”
Le parole dell’attore e attivista ambientale Ian Somerhalder esprimono una visione dai toni romantici dell’essere umano come un tutt’uno con l’ambiente che lo circorda, spiritualmente e fisicamente.
Quando il medico prescrive una fattoria
Le teorie sulla biofilia e l’impatto oggettivo del contatto con la natura sulla salute hanno fatto nascere il concetto di giardino terapeutico, un luogo all’aperto che permette al terapeuta di evocare risposte positive dal paziente attraverso esperienze di coltivazione e percezione delle piante. Non si tratta semplicemente di un luogo dove vengono coltivate piante e ortaggi, ma di un vero a proprio ambiente di cura focalizzato sui bisogni dei partecipanti.
Già dal 2015, in Norvegia, esiste un piano nazionale di assistenza definito “age-friendly”, cioè “a misura di anziano”, che integra attività nella natura all’interno delle cure sanitarie più tradizionali, delle vere e proprie “prescrizioni verdi”. Insieme ai Paesi Bassi, la Norvegia ha fatto da apripista nell’introduzione delle Green Care Farms, fattorie innovative che combinano la produzione agricola con servizi sociali ed educativi legati alla salute. Inizialmente pensate per adulti con problemi psichiatrici o di tossicodipendenza, persone che soffrono di una disabilità psichica, o bambini con un disturbo nello spettro autistico, queste fattorie si occupano ad oggi anche delle cure di fine vita e degli anziani, e in particolare di declino cognitivo.
Si tratta di piccole unità familiari con personale integrato che non solo fornisce assistenza sanitaria ma organizza anche attività a contatto con la natura, come la cura di piante e/o animali. Ancora una volta, il fondamento scientifico alla base di queste iniziative sarebbe l’ipotesi dell’”usalo o perdilo” relativa alle connessioni neuronali, consolidate da attività di problem-solving (risoluzione dei problemi), dall’apprendimento di nuove abilità, dalla necessità di prendere decisioni e dalla creatività. Questo approccio personalizzato migliora il coinvolgimento attivo dell’anziano, rafforza l’autonomia della persona, promuove la socializzazione e riduce l’isolamento e il rischio di solitudine, che avrebbero un impatto negativo sull’umore e sulla salute mentale.
In quest’ottica, il concetto di “paziente al centro” è fondamentale. Clare Cooper Marcus, autrice della Bibbia del verde terapeutico (“Therapeutic Landscapes”, tradotto in italiano “Paesaggi terapeutici”) afferma che “il traguardo di una buona progettazione è promuovere il benessere”. Più che contenuti astratti e stilizzati, i pazienti chiedono un ambiente fatto su misura per le loro esigenze. Per i soggetti affetti da declino cognitivo e demenza, ad esempio, sono fondamentali alcuni accorgimenti. Intanto, è consigliabile distinguere diverse aree in funzione del grado di declino cognitivo, più o meno severo.
Il giardino deve essere circondato da un confine per dare un senso di sicurezza ai pazienti, che, proprio a causa della malattia, possono fare esperienza di episodi di disorientamento. Vanno poi favoriti tutti quegli elementi evocativi che possano risvegliare la memoria dell’anziano, come attrezzi rurali o oggetti domestici usati in passato, per far riaffiorare ricordi di infanzia. Infine, per favorire le visite da parte di familiari e conoscenti, gli spazi devono essere accattivanti e prevedere luoghi di ritrovo dove è possibile accomodarsi per una chiacchierata o contemplare insieme le bellezze del giardino, magari mentre i nipotini si divertono nell’area bambini a loro appositamente dedicata.
A Cesena sta prendendo forma il primo giardino pubblico per persone con Alzheimer, un vero e proprio progetto di comunità e responsabilità collettiva promosso dalla Fondazione Maratona Alzheimer. Alla base dell’idea progettuale c’è il tema del viaggio: un cammino guidato che accompagna le persone lungo una sequenza di stimoli sensoriali ed emozionali. La novità rivoluzionaria di questo giardino è la possibilità di fruizione non solo da parte degli anziani con demenza, ma da chiunque si trovi in città, bambini compresi, incentivando l’inclusione sociale dei malati e una maggiore consapevolezza della malattia nella popolazione.
Tra le specie arboree scelte ci sono olivo e ciliegio, “per il loro valore culturale, di piccole dimensioni e dalla chioma molto aperta, in modo da evitare la proiezione di ombre profonde“. A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi: perché le ombre profonde dovrebbero costituire un problema? Qui va sottolineato ancora una volta un aspetto fondamentale nella pianificazione del verde terapeutico: conoscere il destinatario del progetto, sapere cioè perfettamente per chi lo si sta realizzando.
Nel caso dei soggetti affetti da demenza, una delle manifestazioni meno conosciute è la cosiddetta “sindrome del tramonto”, una fase passeggera in cui la persona appare più agitata e disorientata, che si verifica solitamente quando il sole inizia a calare. La causa non è nota ma si ipotizza che la riduzione della luce e la proiezione di ombre lunghe sul suolo siano alla base di questo disturbo comportamentale.
Oltre l’ortoterapia: un bagno di foresta
Un approccio ancora più filosofico e con una punta di romanticismo è quello del forest bathing, letteralmente “bagno di foresta”, una pratica derivata dalla tradizione giapponese e in Giappone nota come shinrin yoku, che consiste nel trascorrere del tempo immersi in un bosco per assorbirne l’atmosfera e per instaurare un silenzioso ma proficuo dialogo con i suoi componenti.
Enzo Bianchi, fondatore e per anni direttore della comunità religiosa di Bose e particolarmente legato alla natura sin da bambino, ammette con candore di ritrovarsi spesso ad abbracciare gli alberi durante le sue consuete passeggiate nei boschi, percependo che anche loro hanno una voce, sebbene diversa da quella umana.
La base scientifica di questa attività è molto più solida di quello che si potrebbe pensare e va ben oltre le semplicistiche teorie di medicina complementare. Sembra infatti che il forest bathing sia in grado di contrastare molti dei fenomeni degenerativi che ci accompagnano nel corso della vita e che iniziano ad accelerare alle soglie della terza età.
Alcune ricerche hanno dimostrato che i soggetti con maggiore accesso agli spazi verdi mostravano una maggiore lunghezza dei telomeri, i cappucci protettivi dei nostri cromosomi che tendono ad accorciarsi con l’invecchiamento. Inoltre, i composti naturali volatili rilasciati dalle piante come difesa contro gli attacchi di batteri, funghi e insetti, noti come fitoncidi, se inalati, hanno lo stesso effetto nel corpo umano, potenziando l’attività del sistema immunitario e in particolare delle cellule natural killer responsabili della lotta contro i patogeni.
Lo shinrin yoku riduce anche i livelli degli ormoni dello stress, come il cortisolo, l’adrenalina e la noradrenalina, abbassa la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, migliora il profilo lipidico, con benefici sulla salute cardiovascolare, e stimola i processi di riparazione cellulare. Si crea così un ambiente ottimale per la salute delle cellule, capace di rallentare la loro degenerazione. Anche nel campo della salute mentale, il bagno di foresta sembrerebbe addirittura dimezzare i livelli di ansia e depressione e, stimolando in particolare la corteccia prefrontale, coinvolta nella pianificazione, nella regolazione delle emozioni e in molte delle attività cerebrali più specializzate, contribuirebbe a conservare più a lungo le capacità cognitive.
Un tocco di design biofilico
Quanto detto sul giardinaggio o sul forest bathing apre diverse prospettive anche nell’ambito della pianificazione delle attività rivolte agli anziani in case di cura o centri sociali, ma quali sono le possibilità per chi invece non può essere fisicamente attivo e svolgere un hobby nel verde? In questi casi, viene in aiuto l’ambiente stesso in cui viviamo, come ha spiegato Vanessa Champion, fondatrice di “The Journal of Biophilic Design” (Il Giornale del Design Biofilico), che, nella sua attività di ricerca, ha approfondito come gli ambienti fisici e visivi influenzino i nostri comportamenti.
A partire da un’esperienza personale vissuta con la madre anziana durante la pandemia di Covid-19, Champion ha capito che il design biofilico è particolarmente importante per gli ambienti dedicati agli anziani. Per chi è ricoverato in una “scatola bianca”, la stanza di ospedale, con un’unica finestra che dà su un muro di mattoni, l’effetto sullo stato psicologico ma anche fisico non è certamente dei migliori. La persona percepisce maggiormente la solitudine, il tedio di giornate che non passano più e rischia di diventare più ansiosa, con conseguenze anche sulla salute fisica.
La madre della Champion, ad esempio, ha iniziato a non mangiare, aveva la pressione alta e livelli aumentati di cortisolo. La soluzione, nel breve termine, è stata più semplice del previsto. Alla figlia, che è anche fotografa, è bastato appendere alla bacheca della stanza due immagini raffiguranti un paesaggio acquatico e un albero. La madre, dopo averle guardate per un po’, ha iniziato letteralmente a dialogare con esse, ritrovando la calma e il sorriso.
Forse lo abbiamo dimenticato, ma l’uomo-animale è naturalmente portato al contatto con la natura. Già negli anni ’70, il professore di architettura e psicologo ambientale svedese Roger Ulrich, esperto mondiale nel design di ambienti in strutture sanitarie, è stato tra i primi a teorizzare la connessione tra percezione della natura e riduzione dello stress. Studiando un gruppo di pazienti ricoverati per un intervento di rimozione della cistifellea, Ulrich dimostrò che coloro che avevano la possibilità di vedere degli alberi attraverso la finestra della stanza di ospedale avevano una durata della degenza minore rispetto a chi si trovava davanti una sterile parete di mattoni (7,96 giorni contro 8,70 giorni). Le conseguenze più immediate erano una riduzione delle complicazioni post-chirurgiche, dell’uso dei narcotici per tenere a bada il dolore e di infezioni difficili da debellare, definite infezioni nosocomiali.
Un design a misura di paziente ha quindi anche dei vantaggi economici, producendo dei tagli netti alle spese di un sistema sanitario sia in termini di durata della degenza sia di risparmio di antibiotici e analgesici. Un esempio: la società assicurativa californiana Blue Shield ha risparmiato fino a 2000 dollari per paziente operato dopo aver fornito dei CD con un sottofondo sonoro che dava l’impressione di trovarsi in un ambiente naturale. La semplice visione di un albero o la percezione di un suono naturale possono davvero fare la differenza e Ulrich suggerisce che ciò è la conseguenza fisiologica dell’evoluzione dell’uomo come animale.
Come afferma anche il geografo Jay Appleton: anche se l’essere umano non è più un cacciatore-raccoglitore, tende ancora a preferire inconsciamente luoghi che infondono sicurezza per la sopravvivenza (riparati, con un ampio campo visivo, con percorsi semplici e pochi ostacoli o stimoli di pericolo). Cooper Marcus e Barnes addirittura definiscono matematicamente la percezione di natura, con la regola del 70:30: 70% di vegetazione e 30% di elementi antropici (muri in cemento, strade asfaltate, pavimentazioni, ecc.) è il rapporto minimo per percepire l’ambiente come naturale.
La progettazione degli ambienti in senso biofilico dovrebbe coinvolgere tutti i cinque sensi per un’esperienza olistica orientata al miglioramento del benessere psico-fisico. L’odore, per esempio, può avere un ruolo importante, e non solo per la sua gradevolezza. Alla base, infatti, ci sono delle vere e proprie reazioni chimiche tra le molecole sprigionate nell’aria e i recettori olfattivi, che a loro volta comunicano con il cervello in una rete neuronale che, oltre a far percepire stimoli esterni, può coinvolgere aree cerebrali legate alle emozioni e ai ricordi.
Ad esempio, l’odore di pioggia è stato studiato scientificamente negli anni ’60, e due mineralogisti hanno coniato un neologismo per identificarlo: petrichor (dal greco petra, pietra, e ichor, il sangue etereo, la linfa che scorre nelle vene degli dèi secondo la mitologia), a significare il “sangue delle rocce”. L’odore è infatti dovuto alla geosmina, un composto organico prodotto dai batteri del suolo, il cui rilascio nell’aria è favorito dalla pioggia che umidifica il terreno. Anche gli oli essenziali di lavanda, come il linalolo, e in generale l’”odore di verde”, apparentemente dovuto alla liberazione del trans-2-esenale e del cis-3-esenolo (noti anche come alcol fogliare), hanno un effetto sedativo, rilassante e ansiolitico sulla base degli stessi meccanismi neurobiologici.
Lo stesso vale per il tatto, che può essere stimolato dalla consistenza di un materiale o dalla tessitura di una superficie, e per l’udito: se i suoni cacofonici tendono ad aumentare il livello di allerta e di ansia, quelli più melodiosi, come il canto degli uccelli, aiutano a rilassarsi e simulano un ambiente naturale in cui l’anziano può trovarsi più a suo agio.
Ai più scettici ancora convinti che l’estetica abbia solo un effetto placebo si può rispondere: spesso è così, ma anche in questo caso ci sono dei fondamenti biologici. L’esperienza del bello, infatti, stimola direttamente le vie neuronali mediate dagli oppioidi, il principale sistema endogeno di modulazione del dolore e della ricompensa, e fa aumentare i livelli di ossitocina, l’ormone dell’amore, fondamentale nella creazione di relazioni interpersonali e nel sentimento di empatia.
Natura o città?
Secondo uno scenario in cui ci si attende che il 70% della popolazione mondiale vivrà in un contesto urbano entro il 2050, si capisce come il rapporto con la natura anche in aree distanti da ambienti tipicamente naturali sia di fondamentale importanza per la qualità della vita. Questa necessità ha anche dei risvolti sulle politiche di gestione dell’urbanistica, che devono dare priorità alle infrastrutture verdi nella progettazione e pianificazione delle aree urbane, creando, paradossalmente, una natura urbana.
Ma in una città cosa è davvero percepito come naturale? Se lo sono chiesti alcuni ricercatori inglesi, che hanno valutato la percezione su un campione di più di 1400 soggetti di tre diversi ambienti: bosco/foresta, distesa di arbusti e di piante erbacee, in 31 siti distribuiti sul territorio inglese. È emerso che la biodiversità e la disposizione degli elementi vegetali hanno un ruolo decisivo nella percezione di un ambiente come naturale. Ad esempio, un gruppo di alberi della stessa specie o aiuole con la stessa varietà di piante sono definiti come molto meno naturali di aree dove diverse specie sono mescolate tra loro.
Interessante è anche l’opinione che “più pulito” non coincide necessariamente con “più naturale”, anzi, l’assenza di un preciso design e una disposizione più casuale e quasi disordinata degli esemplari è percepita come più naturale di un ambiente con un’organizzazione più impostata. Secondo la regola del 3-30-300, poter vedere almeno 3 alberi dalla propria finestra di casa, disporre di una copertura arborea del 30% nel quartiere e vivere a meno di 300 metri da uno spazio verde con libero accesso rappresenta la soglia minima per la percezione del verde in un ambiente urbano.
Il legame tra essere umano e natura è ancestrale e ignorarlo può essere svantaggioso. Alla luce dei più recenti risultati che forniscono solide basi scientifiche ai benefici apportati dal contatto con la natura, forse è ora di rallentare la frenesia quotidiana che sta caratterizzando i nostri tempi e tornare a dialogare con essa. Proviamo a essere più… biofilici!
Bibliografia
- ANSA, A Cesena il primo giardino pubblico per malati di Alzheimer. 2023. https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2023/09/05/a-cesena-il-primo-giardino-pubblico-per-malati-di-alzheimer_f0a0440e-6001-4915-ab29-c96d2feeef0f.html
- Biopsychosoc Med
- Comune di Cesena, A Cesena il primo Giardino Alzheimer d’Italia. Sito ufficiale del Comune di Cesena. 2026. https://www.comune.cesena.fc.it/novita/a-cesena-il-primo-giardino-alzheimer-ditalia/
- Cooper Marcus C, Barnes M. Healing Gardens. Therapeutic Benefits and Design Recommendations. 1999. New York. John Wiley and Sons
- Cooper Marcus C, Sachs NA, Therapeutic Landscapes. An Evidence-Based Approach to Designing Healing Gardens and Restorative Outdoor Spaces. 2014. New York. John Wiley and Sons.
- Doimo I, Masiero M, Gatto P. Forest and Wellbeing: Bridging Medical and Forest Research for Effective Forest-Based Initiatives. Forests. 2020;11:791. doi:10.3390/f11080791
- Ghavami T, Kazeminia M, Rajati F. The effect of lavender on stress in individuals: A systematic review and meta-analysis. Complementary Therapies in Medicine. 2022;68:102832. https://doi.org/10.1016/j.ctim.2022.102832
- Grinde B, Grindal Patil G, Biophilia: Does Visual Contact with Nature Impact on Healthand Well-Being. International Journal of Environmental Research and Public Health. 2009; 6:2332-2343. doi:10.3390/ijerph6092332
- Handbook for Age-Friendly Communities, Kommunesektorens Organisasjon (The Norwegian Association of Local and Regional Authorities). 2020. 1st ed.
- Hartman E. Forest Bathing: How Nature Resets Your Aging Clock. Longevity Direct. 2025. https://longevity.direct/forest-bathing-how-nature-resets-your-aging-clock/
- Hoyle H, Jorgensen A, Hitchmough JD. What determines how we see nature? Perceptions of naturalness in designed urban green spaces. People and Nature. 2019;1:167–180. DOI: 10.1002/pan3.19
- Ibsen TL, Eriksen S, Grindal Patil G. Farm-based day care in Norway – a complementary service for people with dementia. Journal of Multidisciplinary Healthcare. 2018:;1:349–358
- Konijnendijk, C.C. Evidence-based guidelines for greener, healthier, more resilient neighbourhoods: Introducing the 3–30–300 rule. Journal of Forestry Research. 2023;34:821–830. https://doi.org/10.1007/s11676-022-01523-z
- Lentoor AG. Effect of gardening physical activity on neuroplasticity and cognitive function. Exploration of Neuroprotective Therapy. 2024;4:251–72. https://doi.org/10.37349/ent.2024.00081
- Li Q. Effects of forest environment (Shinrin-yoku/Forest bathing) on health promotion and disease prevention – the Establishment of “Forest Medicine”. Environmental Health and Preventive Medicine. 2022;27:43. https://doi.org/10.1265/ehpm.22-00160
- Mohola P, Ghoshb A, Kulkarnib S, Madhavic N, Jagtapd S. Nature exposure and telomere length: A pathway to slower ageing and improved longevity. Multidisciplinary Reviews. 2025;8:e2025286. https://doi.org/10.31893/multirev.2025286
- Takakazu Oka T, Hayashida S, Kaneda Y, Takenaga M, Tamagawa Y, Tsuji S, Hatanaka A. Green odor attenuates a cold pressor test-induced cardiovascular response in healthy adults. BioPsychoSocial medicine. 2008;2:2. doi: 10.1186/1751-0759-2-2.
- Trascrizione S5E2 | Natura e invecchiamento: il ruolo della biofilia nel benessere degli anziani. ThirdAge Design. 2025. https://thirdage.design/it/s5e2-transcript/
- Ulrich RS. View through a window may influence recovery from surgery. Science. 1984;224(4647):420-1.
- Ulrich RS. Visual landscapes and psychological well‐being. Landscape Research. 1979;4(1):17–23. https://doi.org/10.1080/01426397908705892
