Quando si parla di salute cardiovascolare, il pensiero corre quasi sempre al colesterolo LDL, il cosiddetto colesterolo cattivo. Esiste però un’altra molecola, meno nota ma non meno pericolosa: la Lipoproteina(a), o Lp(a), capace di favorire la formazione di placche nelle arterie in modo ancora più aggressivo dell’LDL. Circa una persona su cinque nel mondo presenta livelli elevati, eppure questa condizione resta in gran parte sconosciuta al pubblico e, in alcuni casi, sottovalutata anche nella pratica clinica.
Cos’è la Lipoproteina(a)
La Lp(a) è una particella che trasporta il colesterolo nel sangue ed è strutturalmente simile al colesterolo LDL, con una differenza sostanziale: porta con sé una proteina aggiuntiva, l’apolipoproteina(a) o apo(a), legata alla particella tramite un ponte chimico.
Questa aggiunta cambia radicalmente il suo comportamento: la Lp(a) non si limita ad accumularsi nelle arterie (effetto pro-aterogeno), ma favorisce l’infiammazione dei vasi e ostacola i meccanismi naturali con cui l’organismo scioglie i coaguli di sangue. Questo avviene perché la Lp(a) assomiglia a una proteina chiamata plasminogeno, coinvolta proprio in questo processo.. Per questo è considerata un fattore di rischio indipendente, capace di causare infarti, ictus e stenosi valvolare aortica anche se i livelli di colesterolo sembrano normali.
Perché la Lp(a) è un rischio genetico
A differenza del colesterolo, che può variare anche in base all’alimentazione e all’attività fisica, i livelli di Lp(a) sono determinati quasi interamente dal DNA. Il patrimonio genetico decide non solo se avremo livelli alti di Lp(a), ma anche la dimensione stessa delle particelle, fattore che influenza la loro concentrazione nel sangue. Poiché è un fattore ereditario, i livelli rimangono generalmente stabili per tutta la vita e non possono essere ridotti significativamente solo con la dieta o l’esercizio fisico.
I meccanismi che la rendono pericolosa
La ricerca ha identificato tre effetti per cui la Lp(a) è così dannosa per il sistema cardiovascolare:
- Effetto Pro-aterogeno: favorisce l’accumulo di placche di colesterolo nelle pareti interne delle arterie.
- Effetto Pro-infiammatorio: stimola l’infiammazione delle pareti dei vasi sanguigni, rendendo le placche più instabili.
- Effetto Pro-trombotico: grazie alla sua somiglianza strutturale con il plasminogeno (una proteina che aiuta a sciogliere i coaguli), la Lp(a) interferisce con la capacità del corpo di eliminare i trombi, aumentando il rischio di infarti e ictus.
Queste proprietà spiegano perché livelli elevati di Lp(a) siano associati a malattie gravi come la stenosi aortica, la malattia arteriosa periferica, l’infarto del miocardio e l’ictus.
Quando fare l’esame della Lipoproteina(a)
I documenti di consenso elaborati dalla collaborazione tra le principali società scientifiche italiane (SISA, SIC, ANMCO e SIBioC) indicano che ogni adulto dovrebbe misurare la Lp(a) almeno una volta nella vita, preferibilmente in occasione del primo screening lipidico. Nonostante questa indicazione, un’indagine della Fondazione SISA ha rilevato che solo il 32,1% dei clinici italiani lo prescrive regolarmente, spesso per la mancata rimborsabilità in alcune regioni.
Il test è considerato prioritario per:
- persone con storia di malattia cardiovascolare prematura (uomini sotto i 55 anni, donne sotto i 65);
- pazienti con eventi cardiovascolari ricorrenti nonostante il trattamento del colesterolo;
- soggetti con ipercolesterolemia familiare;
- persone con familiarità per Lp(a) elevata o eventi cardiaci precoci in famiglia.
Come leggere i risultati: nmol/L o mg/dL
Gli esperti raccomandano l’unità nmol/L, che misura il numero effettivo di particelle evitando gli errori legati alla loro dimensione variabile. L’esame non richiede digiuno. Le soglie di riferimento sono:
- rischio basso: sotto 30 mg/dL (75 nmol/L);
- rischio intermedio: 30–50 mg/dL (75–125 nmol/L);
- rischio elevato: sopra 50 mg/dL (125 nmol/L);
- rischio estremo: oltre 180 mg/dL (450 nmol/L), un livello di pericolo paragonabile a quello dell’ipercolesterolemia familiare eterozigote.
Lipoproteina(a) cosa fare se è alta
Attualmente non esistono farmaci approvati specificamente per abbassare la Lp(a), sebbene la ricerca stia facendo passi da gigante con nuove terapie promettenti.
Per le persone con Lp(a) alta, la strategia attuale si concentra sulla gestione di tutti gli altri fattori di rischio modificabili per abbassare il rischio cardiovascolare complessivo:
- Controllare il colesterolo LDL ai minimi livelli possibili.
- Gestire la pressione sanguigna e il diabete.
- Adottare uno stile di vita sano: dieta equilibrata, attività fisica regolare, controllo del peso e, soprattutto, evitare il tabacco.
- Screening a cascata: poiché è una condizione genetica, è fondamentale che anche i parenti stretti (genitori, fratelli e figli) vengano testati per una diagnosi precoce.
Per qualsiasi dubbio relativo alla propria salute cardiovascolare, ai valori di Lipoproteina(a) o all’opportunità di effettuare il test, è indispensabile rivolgersi al proprio medico curante o a uno specialista di riferimento.
Riferimenti bibliografici
- https://www.heart.org/en/health-topics/cholesterol/genetic-conditions/lipoprotein-a
- Counseling dietetico-comportamentale per i pazienti con elevati livelli di lipoproteina(a): ha senso sulla base della letteratura esistente? A.F.G. Cicero e F. Fogacci, Giornale Italiano dell’Arteriosclerosi 2024
- Documento di consenso sulla Lipoproteina(a) della Società Italiana per lo Studio dell’Aterosclerosi (SISA) G. Chiesa et al. 2023
- www.sisa.it .
- Lipoproteina(a) e rischio cardiovascolare: una roadmap per la gestione del paziente A.L. Catapano et al. Giornale Italiano dell’Arteriosclerosi 2025; 16 (2): 7-31
- Farzam K, Zubair M, Senthilkumaran S. Lipoprotein A. [Updated 2024 Feb 27]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2026 Jan-. Available from: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK570621/

