Gli aromi speziati dei dolci tipici delle festività natalizie, come sempre trascorse in un batter di ciglia, si conservano ancora per un po’ nelle prime settimane del nuovo anno, risvegliando recenti ricordi di vin brulè caldo dopo la messa di mezzanotte o di biscotti appena sfornati, un’ultima coccola prima di riprendere la solita routine.

Se le spezie non sono un ingrediente abituale nella tradizione culinaria italiana, il periodo di Natale è un’ottima occasione di riscatto, almeno per alcune. Zenzero, cannella, chiodi di garofano, anice la fanno da padroni in molte bevande e pietanze dal sapore natalizio, sia dolci che salate. In realtà il consumo di spezie in Europa è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni, complici la globalizzazione e il desiderio di nuove sperimentazioni culinarie. Una ricerca di Eurostat ha evidenziato che, solo nel 2022, l’Europa ha importato ben 397.000 tonnellate di spezie da paesi extra-UE, primo fra tutti la Cina. Il più importato è lo zenzero, seguito da paprika e pepe. La cannella si posiziona al quarto posto, con più di un terzo proveniente dall’Indonesia. Questa spezia è forse tra le più utilizzate nei dolci per il suo aroma intenso ma non troppo pungente, forte ma delicato allo stesso tempo. Dietro questa polvere impalpabile dal colore ambrato c’è però una pianta, Cinnamomum verum, conosciuta anche come cannella di Ceylon o cinnamòmo, un albero sempreverde appartenente alla famiglia delle Lauraceae e originario dello Sri Lanka, da non confondere con Cinnamomum aromaticum, detta anche cannella cinese o cassia, di qualità inferiore. Le proprietà della cannella vanno ben oltre la sua utilità ai fornelli.

corteccia cannella

 

“Il Signore parlò a Mosè: “Procùrati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di cinquecento sicli, cinnamòmo profumato, la metà, cioè duecentocinquanta sicli; canna aromatica, duecentocinquanta; cassia, cinquecento sicli, conformi al siclo del santuario; e un hin di olio d’oliva. Ne farai olio per l’unzione sacra, un unguento composto secondo l’arte del profumiere: sarà l’olio per l’unzione sacra.
(Esodo 30, 22-25)

 

 

Se anche la Bibbia cita le due tipologie di cannella nella preparazione dell’olio più sacro nella liturgia ebraica, un motivo ci dev’essere. La cannella vanta infatti una storia millenaria. Era già conosciuta dagli antichi Egizi, che la usavano per imbalsamare i corpi dei defunti. La apprezzavano anche Greci e Romani, che avevano avviato un fiorente commercio con l’India dal valore di 70 milioni di euro attuali! Gli scambi commerciali continuarono anche nel Medioevo e nel Seicento gli olandesi divennero gli importatori principali in Europa. La cannella è inoltre nota da tempo per le sue proprietà medicinali e compare sia nella medicina tradizionale cinese che in quella ayurvedica indiana, dove viene utilizzata soprattutto per i disturbi intestinali e per migliorare le difese naturali. Negli ultimi anni anche la medicina occidentale ha iniziato ad interessarsi delle sue proprietà e sono molti gli studi scientifici sulle molecole estratte dalla corteccia di questa pianta, anche se per il momento limitati alla sperimentazione in vitro o su animali da laboratorio.

Nel campo dell’invecchiamento in salute (healthy aging), potrebbero essere interessanti i risultati di una recente ricerca cinese effettuata su Caenorhabditis elegans, un verme nematode usato molto spesso come modello nello studio della biologia dello sviluppo e dell’invecchiamento. Secondo i ricercatori, l’aldeide cinnamica contenuta nell’olio essenziale della cannella allungherebbe la vita di C. elegans attraverso un complesso meccanismo che si potrebbe riassumere con l’espressione “promozione dell’autofagia”. Se il significato letterale di questo termine (“mangiare se stessi”) potrebbe spaventare un po’, in realtà in natura questo fenomeno è perfettamente normale. Si tratta di un processo di “autopulizia” in cui la cellula rimuove e ricicla le sue componenti danneggiate per non andare incontro a morte precoce. L’aldeide cinnamica della cannella sembra favorire l’autofagia inibendo un fattore che altrimenti la ostacolerebbe, garantendo così una vita più longeva alla cellula. Ma longevità significa necessariamente anche invecchiare in salute? Non è detto, ed è proprio quello che si sono chiesti anche i ricercatori di questo studio, che hanno voluto approfondire il ruolo della cannella non solo nell’invecchiamento ma anche nel benessere durante la vecchiaia. Per fare ciò, hanno riprodotto lo stress indotto dai radicali liberi nei modelli di C. elegans e hanno visto che quelli trattati con l’aldeide cinnamica erano più resistenti al danno ossidativo, un dato che conferma una potente azione antiossidante della cannella. Gli stessi risultati sono stati ottenuti su colture di cellule umane, suggerendo che il meccanismo d’azione e i benefici della cannella (vita più lunga e in salute) sono conservati anche nei mammiferi. Interessante è inoltre la scoperta che l’aldeide cinnamica induce uno stato simile a quello determinato dalla restrizione calorica senza però influenzare l’introito di cibo. In altre parole, i vermi si nutrivano come prima ma il loro metabolismo veniva modificato come se fossero a dieta, un dato che apre il dibattito sul ruolo delle diete ipocaloriche o del digiuno intermittente nella promozione della salute.

Lo stesso studio si è concentrato anche sull’effetto dell’aldeide cinnamica contro la tossicità indotta dall’accumulo della proteina β-amiloide nel sistema nervoso, un fenomeno tipico della malattia di Alzheimer. I ricercatori hanno dimostrato che questa molecola era in grado di ridurre la tossicità da β-amiloide in modelli di C. elegans geneticamente modificati per mimare la patologia, verosimilmente attraverso un meccanismo che, ancora una volta, coinvolgeva l’autofagia e la capacità della cellula di disfarsi delle proteine anomale. Questi risultati si aggiungono ai dati già emersi durante i primi studi sull’argomento. Nel 2011 alcuni ricercatori dell’università di Tel Aviv hanno dimostrato che il trattamento con estratto di cannella inibiva l’aggregazione patologica delle fibrille di β-amiloide sia in colture di cellule neuronali sia in modelli animali di Drosophila melanogaster (moscerino della frutta) e di topi resi transgenici per simulare la malattia di Alzheimer. Se questi risultati promettenti fossero confermati da studi futuri anche sull’essere umano, la cannella potrebbe rivelarsi un vero e proprio trattamento o almeno una terapia complementare su cui puntare.

L’azione inibitoria dell’estratto di cannella gioca un ruolo rilevante in un’altra patologia purtroppo comune nella terza età: la malattia di Parkinson e gli altri disturbi che rientrano nella categoria dei parkinsonismi. Alla base di questi disturbi del movimento (e non solo) c’è una degenerazione dei neuroni dopaminergici situati nelle regioni più profonde del cervello, quelle coinvolte nella regolazione motoria. Queste alterazioni sembrano essere promosse dal deposito di una proteina che presenta una conformazione anomala, l’α-sinucleina. La sua forma mal ripiegata non solo la fa accumulare ma induce dei cambiamenti conformazionali anche nelle sue forme ancora normali, in un effetto domino che autoalimenta e peggiora il danno neuronale. Uno studio del 2012 sul moscerino della frutta ha però mostrato che l’estratto di cannella, come con la β-amiloide, è in grado di inibire la formazione di aggregati di α-sinucleina senza intaccare la sua struttura atipica, ma semplicemente stabilizzandola. Due anni dopo i membri del Rush University Medical Centre hanno condotto una nuova ricerca su topi con malattia di Parkinson da cui è emerso che i composti contenuti nella cannella potrebbero effettivamente attenuare alcuni processi biologici responsabili di questa patologia. Ad esempio, una delle alterazioni tipiche è l’incapacità delle cellule di rimuovere le proteine con conformazione anomala (come l’α-sinucleina modificata) a causa di un malfunzionamento del proteasoma, un organello che potrebbe essere paragonato a un inceneritore di spazzatura. Se l’inceneritore smette di funzionare, i rifiuti si accumulano e danneggiano l’ecosistema cellulare. I derivati della cannella impediscono o almeno riducono questo malfunzionamento, rendendo più efficace l’autopulizia della cellula.

Il mondo delle piante non smette mai di affascinare. Dietro un prodotto che ormai si trova in qualsiasi supermercato c’è un albero dalle numerose proprietà medicinali tanto da diventare oggetto di interesse in vari campi della medicina, tra cui quello dell’invecchiamento in salute, una potenziale preziosa risorsa da tenere presente la prossima volta che si aggiunge un pizzico di questa “spezia odorosa” all’impasto di una torta.

carta identita botanica cannella

Bibliografia

Cannella, Erbecedario, 2025

Frydman-Marom A, Levin A, Farfara D et al. 2011. “Orally Administrated Cinnamon Extract Reduces b – Amyloid Oligomerization and Corrects Cognitive Impairment in Alzheimer ’ s Disease Animal Models.” PLoS One 6 (1): e16564.

Guo Y, Zhang Q, Zhang B et al. 2025. “Dietary Cinnamon Promotes Longevity and Extends Healthspan via MTORC1 and Autophagy Signaling.” Aging Cell 24 (4): e14448.

Hügel H. 2015. “Brain Food for Alzheimer-Free Ageing : Focus on Herbal Medicines.” Advances in Experimental Medicine and Biology, 863–95.

Khasnavis S, Pahan K. 2015. “Cinnamon Treatment Upregulates Neuroprotective Proteins Parkin and DJ-1 and Protects Dopaminergic Neurons in a Mouse Model of Parkinson’s Disease” Journal of Neuroimmune Pharmacology 9 (4): 569–81.

Quanti Italiani usano le spezie?, InfoData, Il Sole 24 Ore, 2024,

Shaltiel-Karyo R, Davidi D, Frenkel-Pinter M et al. 2012. “Differential Inhibition of α -Synuclein Oligomeric and Fi Brillar Assembly in Parkinson ’ s Disease Model by Cinnamon Extract.” Biochimica and Biophysica Acta 1820 (10): 1628–35.

Articoli Correlati


Iscriviti alla Newsletter

* Richiesti
Scegli la newsletter
Consenso all’utilizzo dei dati

Aging Project userà le informazioni che fornisci al solo scopo di inviarti la newsletter richiesta.

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento cliccando sul link che trovi nel footer dell'email. Per informazioni sulla Privacy Policy clicca qui.

Cliccando su "Acconsenti", accetti anche che le tue informazioni saiano trasferite a Mailchimp per l'elaborazione. Ulteriori informazioni sulle privacy di Mailchimp qui