Entrare in una Residenza Sanitaria Assistenziale non significa soltanto cambiare indirizzo. Per molte persone anziane vuol dire lasciare la propria casa, modificare le abitudini costruite nel tempo, adattarsi a nuovi ritmi e imparare a vivere in una comunità sconosciuta. Anche se affiancati da operatori, altri residenti e familiari in visita, gli anziani possono sentirsi soli. La solitudine, infatti, non coincide sempre con l’assenza degli altri. Spesso nasce quando pensiamo alle relazioni che desideriamo e quelle che, invece, riusciamo davvero a vivere. Ecco perché il sentirsi soli, è un sentimento che può comparire anche in luoghi pieni di persone, soprattutto quando si attraversano cambiamenti importanti, fragilità fisiche o cognitive, nostalgia della propria casa e della vita di prima. Per questo, negli ultimi anni, accanto alle cure sanitarie tradizionali si è fatta strada una domanda molto concreta: quali esperienze possono aiutare gli anziani a sentirsi di nuovo coinvolti, riconosciuti, parte di una relazione?

Quando l’animale entra nella relazione di cura

Tra le risposte possibili ci sono gli Interventi Assistiti con gli Animali, spesso conosciuti con il nome più familiare di pet therapy. Non si tratta semplicemente di portare un animale in struttura, ma di costruire incontri preparati e guidati da professionisti, con animali formati e certificati, all’interno di un progetto pensato per il benessere della persona. Il cane, in particolare, può diventare una presenza speciale. Si avvicina, si lascia accarezzare, guarda, aspetta. In questo spazio, molti anziani riescono a esprimere emozioni, curiosità o ricordi che in altri contesti restano più difficili da condividere. Una carezza, una parola rivolta all’animale, il ricordo di un cane avuto in passato possono aprire una conversazione. E quella conversazione, a sua volta, può trasformarsi in un ponte verso gli altri residenti e verso gli operatori. L’animale diventa così un mediatore: non sostituisce la relazione umana, ma la rende spesso più accessibile.

Il Progetto Artù a Borgomanero

In questa prospettiva si colloca il “Progetto Artù – Il Rotary per la Pet Therapy”, promosso dall’associazione “6 Serie di Impronte APS” e realizzato presso la Casa di Riposo Opera Pia Curti di Borgomanero. 

Il progetto ha coinvolto 16 ospiti con decadimento cognitivo di grado medio o grave, in un percorso di otto incontri a cadenza settimanale. Durante il tempo trascorso insieme agli anziani, le operatrici specializzate, accompagnate dai cani, hanno proposto attività accolte con entusiasmo dai partecipanti. I primi giorni sono stati importanti per gli anziani, permettendo di creare un senso di fiducia verso i cani e le operatrici. La fiducia creata ha portato ad un clima di condivisione, così che l’anziano vedesse nell’incontro con il cane un momento di scambio relazionale. Durante il terzo incontro, una partecipante, ricordando il giorno dell’attività nonostante il decadimento cognitivo, aveva portato con sé una confezione di fette biscottate da offrire al cane durante la seduta, mostrando la nascita di un’affezione verso l’animale. 

Il piano degli incontri successivi prevedeva attività svolte insieme all’aiuto del cane, pensate per stimolare movimento, attenzione, memoria e interazione. Il punto centrale, però, non erano gli esercizi, ma favorire un’esperienza relazionale capace di coinvolgere la persona nella sua interezza. Con il passare degli incontri, molti residenti hanno mostrato una partecipazione più attiva: guardavano l’animale, lo chiamavano, cercavano il contatto, raccontavano episodi della propria vita legati agli animali domestici. 

Un aneddoto riferito proprio ai ricordi, riguarda un momento molto emotivo: un anziano, alla vista del cane dal pelo scuro, raccontava di come anche da bambino con i suoi fratelli si occupava di curare un grande cane con lo stesso colore del pelo, e come nonostante il cane non amasse essere coccolato, tutti in casa lo considerassero parte della famiglia. Raccontava un momento spensierato della sua vita che il cane era riuscito a far rivivere. Per alcune persone, parlare del cane significava anche parlare di sé: della propria casa, della famiglia, di un tempo passato ma ancora emotivamente presente. 

Una cura che passa anche dai legami

La pet therapy ricorda che prendersi cura di una persona anziana non significa occuparsi soltanto dei suoi bisogni clinici. Significa anche proteggere la sua identità, il suo desiderio di relazione, la possibilità di sentirsi ancora utile, ascoltata, capace di dare e ricevere affetto.

Nelle RSA, dove la solitudine può essere profonda, la relazione con l’animale offre un’occasione concreta per riattivare partecipazione e socialità. Un cane che entra in reparto non porta con sé una soluzione magica, ma può aprire uno spazio nuovo: meno formale, più immediato, spesso più vicino alla storia personale degli ospiti.

Forse il valore più grande di questi interventi sta proprio qui. Nel ricordarci che la cura non passa solo dai farmaci, dalle procedure e dall’assistenza quotidiana, ma anche da quei piccoli incontri capaci di restituire presenza, dignità e calore alla vita delle persone anziane.

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Sitografia:

Associazione 6 Serie di Impronte. (n.d.) https://www.6seriediimpronte.it

Progetto Artù – Il Rotary per la Pet Therapy. https://ortasangiulio.rotary2031.org/2023/03/23/progetto-artu-il-rotary-per-la-pet-therapy/ 

 

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